WhatsHappening: la religione condiziona l’istruzione? Ecco lo studio

Edizione speciale di maggio 2017

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Cari lettori, questo mese WhatsHappening ha preso in esame il “Religion and Education Around the World“, uno studio demografico condotto dal Pew Research Center ed edito nel dicembre 2016. L’analisi condotta ha analizzato il rapporto esistente tra la singola religione e il livello di istruzione su scala mondiale.

I dati raccolti e analizzati hanno evidenziato come la religione di appartenenza svolga un ruolo rilevante, nonché la persistenza di una disparità di istruzione tra uomini e donne – seppure si siano registrati notevoli miglioramenti in merito. Secondo il Pew Research Center, i più istruiti sarebbero gli ebrei, seguiti dai cristiani e da coloro che non ritengono di appartenere ad alcun credo. Di seguito, WhatsHappening vi riporta i risultati relativi ai vari gruppi religiosi:

BUDDHISTI

Stando ai dati forniti dal report 2016 del Pew Research Center, il buddhismo può essere collocato fra le religioni che garantiscono un rapporto proficuo fra individuo e istruzione, incentivando quest’ultima. Sottolineando il fatto che nel campo dell’istruzione si è verificato un miglioramento a livello globale, il buddhismo guadagna il quarto posto dopo la religione ebraica, quella cristiana e l’insieme di coloro che considerano sé stessi atei o agnostici. La classifica è calcolata in base al numero di anni scolastici previsti e “frequentati” in media da ogni credente di una determinata religione: per il buddhismo si parla di 7,9, una media abbastanza alta. Da tenere in considerazione, infatti, sono anche le coordinate geografiche: il numero di anni scolastici per persona cambia sensibilmente in base al Paese di provenienza. whatshappening religioneIn questo senso, ad esempio, c’è un grosso divario fra i buddhisti che vivono nel Nord America e quelli che vivono nel Sud Est Asiatico: si passa infatti da 13,2 anni di scuola a 7,9 e questo anche in virtù delle condizioni socio-economiche dei Paesi, nettamente migliori nel caso degli Stati Uniti. Da segnalare, però, che nei Paesi in cui le condizioni economiche sono vantaggiose, i buddhisti si distinguono addirittura dal resto della popolazione: in Gran Bretagna, ad esempio, i buddhisti hanno il 20% di probabilità in più di avere un’educazione di livello più alto rispetto ai cittadini britannici. In linea generale, si può dire quindi che il livello di istruzione dei buddhisti nelle regioni al di fuori del Sud Est Asiatico sia molto alto. Il trend, in poche parole, è positivo: le generazioni più giovani hanno guadagnato tre anni in più di scuola rispetto a tre generazioni addietro e anche il famoso gender gap si è ridotto, passando da una differenza di 2,2 anni scolastici fra i due sessi a 0,2.

CRISTIANI

Riguardo alla popolazione cristiana non si registrano miglioramenti consistenti sotto il profilo del tasso di scolarizzazione, poiché il livello rilevato nelle precedenti ricerche era già molto elevato: tra i cristiani di 25 anni e più, ad oggi, almeno 9 persone su 10 hanno ricevuto un qualche tipo di istruzione. La stessa logica vale per il numero medio di anni di studio per persona: mentre i nati dal 1936 al 1955 hanno ricevuto un’istruzione media di 8,9 anni, i nati dal 1976 al 1985 hanno seguito un percorso medio di 9,9 anni – un lieve miglioramento di una situazione di partenza già buona.whatshappening religione La prima importante notizia è però che fra le nuove generazioni (i nati tra il 1976 e il 1985) la durata del percorso formativo scolastico è pressoché identica per maschi e femmine, mentre ciò non si può dire se non in maniera approssimativa per quanto riguarda i più anziani: l’attuale parità è un’evidenza, le donne inseguono gli uomini per colmare un gap medio di appena 0,2 anni. Inoltre sembra essersi addirittura invertito il trend che vedeva gli uomini laurearsi in percentuali maggiori rispetto alle donne: mentre nelle passate generazioni il 21% degli uomini era laureato contro il 17% delle donne, oggi il 25% delle donne della nuova generazione ha un’educazione post-secondaria e gli uomini perdono un punto percentuale scendendo a quota 20. Ovviamente i valori medi sopracitati mal descrivono non poche situazioni specifiche. Ad esempio nell’Africa sub-sahariana circa il 30% dei cristiani con 25 o più anni non hanno ricevuto un’educazione formale, una delle più alte percentuali registrate in questo ambito per i fedeli a questo credo. La tendenza al “ribaltamento” di genere è invece una realtà tipicamente europea: qui in più di 20 nazioni le donne della nuova generazione hanno ricevuto un’alta formazione in percentuali maggiori rispetto agli uomini.

EBREI

Dalla ricerca del Pew Research Center è emerso che gli ebrei (intendendo gli ebrei praticanti) ricevono un’educazione media più alta rispetto a tutti gli altri principali gruppi religiosi. Questo è dovuto principalmente al fatto che la maggior parte degli ebrei si concentra in due Stati con un alto livello di educazione: Israele e gli Stati Uniti. Anche se è in Estonia che gli ebrei ricevono un’educazione più lunga (14.9 anni). Il 99% degli ebrei adulti (con più di 25 anni) ha ricevuto un’educazione primaria, mentre il 61% universitaria. Le differenze di genere sono minime e nelle nuove generazioni, la tendenza si è addirittura invertita: il 69% delle donne risulta in possesso di un diploma di studio superiore, contro il 57% degli uomini. Globalmente le donne ebree tra i 25 e 34 anni hanno studiato per 14,2 anni, mentre i loro coetanei maschi hanno studiato in media per 13,4 anni. whatshappening religioneSono due i fattori principali che hanno determinato un calo del percorso educativo degli ebrei uomini: 1) nella nuova generazione è cresciuto il numero di ebrei che si definisce ortodosso (33%) – gli ebrei ortodossi sono un gruppo che tende ad essere meno educato rispetto agli altri gruppi ebraici; 2) all’interno degli ortodossi è calata la percentuale di uomini che arrivano alla laurea (dal 77% al 37%). Tuttavia, globalmente, la percentuale di ebrei senza educazione formale è passata dal 1.5% al 0.5%, dunque un dato positivo. Interessante lo scarto educativo tra ebrei e musulmani in Israele: nelle vecchie generazioni (tra i 55 e i 74 anni) gli ebrei israeliani hanno ricevuto un’educazione di 11,6 anni, quasi il doppio di quella dei musulmani israeliani (5,7 anni), mentre negli ultimi anni la discrepanza si è ridotta almeno di 4 anni. Lo scarto rimane comunque molto ampio, soprattutto a livello universitario.

MUSULMANI

La relazione che intercorre tra l’istruzione e la religione musulmana è caratterizzata da dinamiche strettamente connesse all’area geografica di appartenenza e al cosiddetto gender gap. L’istantanea fotografata dallo studio mostra difatti un dislivello educativo sia tra uomini e donne sia tra regioni. Iniziando dal secondo fattore, l’apice risiede nello scarto tra la media di 13,6 anni di istruzione dei musulmani del Nord America e quella di 2,6 anni dei musulmani dell’Africa sub-sahariana – indicativo, a tale riguardo, è che le regioni con il più alto tasso di musulmani istruiti, dunque Nord America ed Europa, sono quelle dove è più bassa la percentuale di individui appartenenti alla religione qui analizzata. whatshappening religioneAsia, Pacifico, Medio Oriente e Nord Africa, che compongono il blocco centrale della “classifica”, registrano un’istruzione media di 5,9 anni, nonché la più alta concentrazione di musulmani nel mondo. Quanto alla disparità di livello di istruzione tra uomini e donne, la situazione è tra le meno rosee: da un lato, i grossi progressi degli ultimi decenni hanno favorito l’assottigliarsi di tale disparità, dall’altro l’islam è ancora una religione che favorisce la formazione maschile – globalmente, gli uomini musulmani sono più istruiti delle donne musulmane con una media di 6,4 anni per i primi e 4,9 per le seconde. Anche nel caso del gender gap assume importanza la regione: in Nord America ed Europa la differenza tra sessi è difatti meno marcata. Tuttavia, accantonando le diversificazioni e guardando più in generale al rapporto tra l’islam e l’istruzione, lo studio del Pew Research Center pone in evidenza un grosso miglioramento: nello spazio di tre generazioni, gli anni di istruzione sono aumentati da 3,5 – propri della fascia più adulta: 55-74 anni – a 6,7 – propri della fascia più giovane: 25-34 anni. La tendenza globale risulta dunque in ascesa.

INDUISTI

In generale, il livello di istruzione tra gli induisti sta aumentando, con una media di 3,4 anni di scuola in più rispetto alla prima generazione presa in considerazione, e sta lentamente diminuendo il gap con gli altri gruppi religiosi. Il livello di istruzione generale resta però più basso se confrontato con quello dei coetanei di altre religioni, soprattutto tra le ragazze. I dati mostrano un diverso andamento regionale con percentuali di scolarizzazione più basse nell’area asiatica e pacifica – in India la percentuale di induisti che ha accesso a un’educazione formale è del 59% – rispetto al resto del mondo, dove la quasi totalità è istruita e molti hanno un’educazione secondaria o post-secondaria. La maggioranza degli induisti vive in India (94%), in Nepal (2,3%) e in Bangladesh (1,2%). Negli altri Paesi costituiscono una minoranza, ma molto spesso sono tra i gruppi più istruiti. whatshappening religioneNegli USA, ad esempio, hanno in media quasi tre anni in più di scolarizzazione (15,7 anni) rispetto alla media degli adulti americani. Interessante è il dato rilevato in Africa sub-sahariana, dove la percentuale di induisti che hanno un’educazione formale è del 93% ed è molto più alta di quella degli altri gruppi che arriva al 59%. Anche osservando i dati relativi all’India si può notare un significativo aumento del livello di istruzione, dinamica che sta interessando tutti i gruppi religiosi del Paese. Il divario di genere tra gli induisti è il più ampio tra le religioni, anche se si sta riducendo. La nuova generazione ha guadagnato globalmente 4 anni di istruzione rispetto alla generazione più anziana, nello stesso arco di tempo l’incremento per gli uomini è stato di 3 anni. Anche in questo caso se si esclude la zona asiatica il divario si riduce notevolmente, fino ad annullarsi negli Stati Uniti e a invertirsi nei Paesi sub-sahariani.

ATEI E AGNOSTICI

Le persone che non professano alcuna religione sono più istruite rispetto a quelle appartenenti ad altri gruppi religiosi. Il 92% dei non credenti over 25 è in possesso almeno di un livello di istruzione primaria, il 68% di un istruzione secondaria e il 16% sono in possesso di un titolo di studio universitario. Alcuni studiosi ritengono che, al crescere del livello di istruzione, le persone sono più portate ad affidarsi alla scienza per trovare risposte alle più importanti questioni della vita. La teoria della secolarizzazione dovrebbe comportare che alla crescita del livello di istruzione generale dovrebbe corrispondere un aumento del numero dei non credenti, ma il fenomeno può essere spiegato anche partendo dal dato che il numero più alto di non credenti si trova nei Paesi con un tasso più alto di scolarizzazione. whatshappening religioneTra le giovani generazioni, è più alta la percentuale di donne laureate non credenti rispetto agli uomini, eccezion fatta per l’Africa sub-sahariana. Questa tendenza è più marcata in Nord America dove le giovani donne non credenti con un più alto livello di istruzione superano gli uomini di quasi 20 punti percentuali (56% contro i 38% di sesso maschile). In media i non credenti hanno affrontato un percorso di istruzione della durata di 8,8 anni, ma le differenze tra regioni sono sensibili: si passa da una media di 13,2 anni di istruzione in Nord America ad una media di 4,6 anni di istruzione nell’Africa sub-sahariana. La maggioranza dei non credenti si trova nella regione dell’Asia Pacifica (circa 858,5 milioni di persone), di cui il 76% nella sola Cina. In questa regione i 2/3 dei non credenti possiede un livello di studio secondario, ma la percentuale sale all’89% tra le giovani generazioni.

Hanno collaborato: Rosa Ciglio, Elisabetta Elia, Marcella Esposito, Valerio Santori, Mario Sica, Rosa Uliassi

Edizione speciale di aprile 2017