La crisi politica che sta affrontando il Venezuela in questi ultimi tre mesi sembra destinata a non arrestarsi. Il presidente Maduro, in risposta alle manifestazioni di protesta che stanno mettendo a ferro e fuoco la capitale, il primo maggio ha convocato un’Assemblea Nazionale Costituente con il chiaro scopo di riformulare la Carta Costituzionale in modo da legittimare l’instaurarsi di un governo, secondo quanto dichiarato, privo di partiti ed élites.

Il “figlio di Chávez” sembra non riuscire a risolvere lo squilibrio tra i vari poteri costituzionali, tanto che la sua lotta contro l’opposizione (che detiene la maggioranza parlamentare) si inasprisce ogni giorno di più: ora il Presidente non solo deve rispondere alle accuse che lo rendono responsabile dell’insanabile tracollo economico del Paese, ma anche alle accuse di aver ormai fatto sprofondare la politica chavista stessa, dato che il tentato golpe è stato rivolto ai danni di quel sistema costituzionale che aveva creato Chávez stesso.

Maduro convocando l’Assemblea Costituente sembra voler giocare l’ultima carta a sua disposizione per mantenere il potere senza dover passare attraverso le elezioni. Henrique Capriles, leader dell’opposizione, invita tutti i cittadini del Venezuela a rifiutare quella che definisce l’ennesima prova della follia di Maduro, continuando a protestare per le strade di Caracas.

Anche sul fronte internazionale non mancano gli interventi contro Maduro e la sua decisione di convocare l’assemblea costituente: Luis Almagro, direttore dell’Organizzazione degli Stati Americani, da cui di recente il Venezuela si è ritirato, si dice non disposto ad appoggiare l’instaurarsi di una dittatura nel Paese, e a lui si unisce il già noto dissenso di quasi tutti gli altri stati del Sud America e dell’UE, in particolare della Spagna.

L’Assemblea Nazionale Costituente convocata da Maduro si dovrebbe incaricare nei prossimi mesi della stesura di una nuova Carta Magna, l’equivalente della nostra Costituzione. I 500 delegati facenti parte dell’Assemblea Nazionale Costituente, per volere di Maduro, non verranno scelti ed eletti direttamente dai cittadini, ma saranno selezionati accuratamente dal partito chavista stesso: una metà verrà scelta fra le file dei membri del partito operaio e dei movimenti sociali chavisti e l’altra metà da alcune circoscrizioni territoriali appositamente scelte da Maduro e sotto l’influenza delle cosiddette “comuni”, organismi gestionali guidati dalla milizia chavista.  A detta dello stesso Maduro:

«Sarà una Costituente popolare e chavista, alla quale non potranno partecipare le vecchie strutture rappresentate dai partiti politici.»

La convocazione straordinaria dell’Assemblea Nazionale Costituente operata da Maduro può essere letta come un atto anti-democratico oltre che palesemente anti-costituzionale: la Costituzione bolivariana del 1999, a cui ha sempre prestato fede anche Chávez, dispone che la convocazione dell’Assemblea Nazionale Costituente può avvenire solo se  a richiederla sono il Presidente, i 2/3 dell’Assemblea Nazionale, i 2/3 dei consigli comunali e almeno il 15% dei cittadini;  inoltre la suddetta convocatoria rimarebbe solo ipotetica se, in seguito alla richiesta formale di tutti questi organi statali, non venisse indetto un referendum popolare per l’approvazione definitiva. Ciò perché la modifica della costituzione comporterebbe la trasformazione dell’assetto giuridico e dello Stato in generale, cosa che non può avvenire senza il consenso cittadino.

Maduro tramite questa manovra ha quindi cercato un modo efficace e veloce per rifondare lo Stato e liberarsi contemporaneamente dell’opposizione, che in questi ultimi mesi gli sta creando non pochi problemi. Il presidente dell’Assemblea Nazionale Julio Borges, insieme al leader dell’opposizione Capriles, promettono che le proteste non si fermeranno e rilanciano un grande sciopero generale per questo martedì.

Il presidente in carica Maduro dovrà essere capace di rispondere di questo suo ultimo atto di usurpazione non solo della democrazia, ma dalla Repubblica che lui stesso ha costruito insieme a  Chávez che non sembra più essere in grado di reggere il malgoverno dei suoi funzionari.

Sara Bortolati

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Sara Bortolati, classe 1991, diplomata presso il Liceo socio-psico-pedagogico D.G. Fogazzaro di Vicenza e laureata in Filosofia (vittima del 3+2) presso l’Università degli studi di Padova. Attualmente frequento l’ultimo anno di magistrale con la speranza di potermi laureare con una tesi sulla questione di genere, concentrandomi in particolare sull’opera di Butler e Foucault. Amante della fotografia, con un debole per quella analogica su rullini scaduti, onnivora di film, meglio se concettualmente disturbanti o d’essai, devota all’arte contemporanea, alla causa femminista, alla poesia e al caffè. Il tutto condito da una montagna di contraddizioni, sigarette, sogni nel cassetto, fumetti e la voglia, se non di cambiare il mondo, per lo meno di confrontarsi sempre attivamente con esso. Non credo in Dio, non faccio parte di nessuna associazione politica e marcio fiera tra le schiere di coloro che hanno fede nel fatto che cultura e istruzione un giorno possano cambiare il mondo. Allergica alla polvere, al polline e alle menti chiuse e retrograde.