La notizia è stata diffusa nella serata di ieri: Stefano Pioli non è più l’allenatore dell’Inter. Un addio già annunciato, per la verità, visto che la dirigenza aveva già intenzione di cambiare rotta per la prossima stagione, ma inaspettato per tempi e modi. La sconfitta a Marassi, contro un Genoa impegnato nella lotta per non retrocedere, è stata sicuramente la goccia che ha fatto traboccare un vaso che era in bilico da qualche settimana.

I nerazzurri infatti non vincono una partita dal “lontano” 12 marzo, da quel roboante 7-1 contro l’Atalanta che fece sognare tifosi e dirigenza su una possibile qualificazione in Champions League, ormai distante solo 6 punti e con ancora lo scontro diretto contro il Napoli da giocare. La gestione Pioli all’Inter sembrava aver portato nuova linfa ad una squadra che occupava la 12esima posizione in classifica, dopo la “sciagurata” gestione De Boer, arrivato a pochi giorni dall’inizio del campionato e costretto a dover lavorare su una squadra costruita per Roberto Mancini, anche lui scaricato sia dalla società che dallo spogliatoio.

L’uscita di Pioli dal campo, dopo la sconfitta contro il Genoa

Una confusione sia dirigenziale che di gioco, nella quale Pioli sembrava aver messo un po’ di pace. Prima il 2-2 nel Derby con il Milan che era forse nel suo miglior momento della stagione, la vittoria per 4-2 sulla Fiorentina e poi la sconfitta per 3-0 subita a Napoli. Da quel momento 7 vittorie consecutive con sole due reti subite ed una risalita che porta l’Inter a -3 dal terzo posto, che significherebbe il ritorno in quella Champions League (anche se passando dai preliminari) che manca da sei anni, troppi per una squadra così prestigiosa e che investe così tanto sul mercato. Nemmeno quell’1-0 subito dalla Juventus sembra intaccare le convinzioni dei nerazzurri, vuoi perché arrivato contro la prima in classifica o per le polemiche arbitrali che ne sono derivate, e nelle due settimane successive arrivano altre due vittorie contro Empoli Bologna. Il punto più alto lo si tocca però con il 7-1 contro la lanciatissima Atalanta, dove si vede la miglior Inter della stagione. Dall’11 dicembre al 12 marzo, 13 partite con 11 vittorie e due sconfitte (contro le due prime in classifica) e soli 8 gol subiti.

Un altro 2-2 diventa però crocevia della stagione nerazzurra, quello contro il Torino. Succede qualcosa nei meccanismi dell’Inter, che da quella sosta in poi sostanzialmente smette di giocare. Il 4-2-3-1 di Pioli si inceppa, diventa lento e prevedibile. La fase difensiva diventa confusa ed imprecisa, l’esperimento Medel che tanto aveva convinto agli inizi sembra un’inutile forzatura ed i vari AnsaldiNagatomo sembrano lontanissimi dall’essere giocatori di Serie A, nonostante abbiano avuto anche loro ottime stagioni. 7 partite in cui i nerazzurri racimolano solo 2 punti e subiscono la bellezza di 15 gol. In generale è però la sensazione di non saper più stare in campo ad essere disarmante. I 5 gol subiti dalla Fiorentina sono arrivati in situazioni molto banali, così come quelli subiti dal Crotone. L’Inter ha poi perso gioco con l’uscita dall’11 titolare di Ever Banega, giocatore sicuramente lezioso ma forse l’unico vero regista in casa Suning. Al calo mentale è subentrato poi quello fisico, con giocatori che sembrano essere molto affaticati in ogni zona del campo. Lo stesso Gagliardini, che non ha svolto la preparazione con la squadra, è sembrato a più riprese lontano da quel giocatore che tanto bene aveva fatto al suo arrivo. Il derby pareggiato all’ultimo secondo (con il gol di Zapata così discusso che quasi ha messo in ombra la terribile fase difensiva nerazzurra), i punti persi contro il Crotone, i 5 gol subiti dalla Fiorentina, tutti segnali di una squadra allo sbando. La sconfitta contro il Napoli ha messo poi in luce tutte le lacune sia di gioco che fisiche di una squadra arrivata allo stremo delle forze, surclassata su ogni fronte e che deve ringraziare la leziosità dei partenopei per aver subito un solo gol (peraltro su grossolano errore di Nagatomo, ma con tutta la difesa da rivedere) in 90′.

L’1-0 di Genova, la sostituzione di Icardi nel momento di maggiore difficoltà (e non è da escludere totalmente che sia stato anche lo spogliatoio, come per Mancini, a volerlo scaricare) e quell’Europa League che rimane ad un tiro di schioppo solo grazie ai demeriti di Milan Fiorentina sono stati i motivi che hanno convinto Suning a cacciare Pioli. Suning, non l’altra parte della dirigenza, quella italiana, rappresentata da Zanetti e Ausilio. Il quarto cambio in panchina è sintomatico di una confusione che va ben oltre ciò che si vede in campo, e parte da un mercato spendaccione che però non ha minimamente colmato le lacune dei nerazzurri (manca ancora una riserva per Icardi, dei difensori che possano sostituire MirandaMurillo ed un regista in mezzo al campo) e da una dirigenza che continua a non dare segnali di forza. Le ultime 3 giornate saranno forse ancora più confuse delle precedenti, con il rischio di perdere il treno per la “piccola Europa” e ritrovarsi a fine anno con l’ennesima rifondazione, sperando che duri più di qualche mese.

Andrea Esposito

 

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