San Felice a Cancello non sarà tra i comuni della prossima tornata elettorale, prevista a giugno.

In una riunione lampo del Consiglio dei Ministri, indetta alle 9:45 dal Ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, alla quale ha preso parte anche la Sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio, Maria Elena Boschi, il Ministro degli interni, Marco Minniti, ha dichiarato lo scioglimento del Comune in provincia di Caserta.

La decisione di Minniti è arrivata alla vigilia della scadenza della presentazione delle liste, che ha visto l’opinione pubblica del Comune del Casertano spaccarsi sull’opportunità di fare o meno le amministrative, coi partiti che hanno iniziato invano la campagna elettorale.

Lo scioglimento riguarda anche altre tre città della provincia di Reggio Calabria, Laureana di Borrello, Gioia Tauro e Bova Marina, “per accertati condizionamenti dell’attività amministrativa da parte della criminalità organizzata” – come riportato nel breve comunicato stampa di Palazzo Chigi.

Il quadro che emerge prepotentemente da questi provvedimenti riguarda l’uso criminale delle istituzioni locali, sempre più diffuso nell’hinterland delle grandi città del Sud, sconvolgendone la tranquillità con cui i clan o gli stessi amministratori coprono le proprie operazioni.

Il 30 settembre 2016 scatta un’ondata di arresti che coinvolge quasi tutta l’amministrazione comunale della città nella Valle di Suessola – inclusi esponenti della maggioranza e dell’opposizione – e imprenditori collusi di diversi settori produttivi: le accuse contestate agli arrestati sono molteplici, dalla corruzione e dall’associazione a delinquere fino al finanziamento illecito ai partiti e alla truffa aggravata ai danni dello Stato.

Le indagini sono iniziate nel dicembre 2013, in seguito all’esplosione di un ordigno a Polvica, frazione di San Felice a Cancello, che ha danneggiato il vivaio di una ditta dell’imprenditore colluso Luigi Dragone, anch’egli finito nel mirino della Procura di Santa Maria Capua Vetere; dopo 3 anni, le consulenze tecniche, le intercettazioni e gli interrogatori raffigurano una vera e propria Tangentopoli.

Dalle indagini dei carabinieri della Compagnia di Maddaloni, è stato ricostruito un fitto e preciso sistema di corruzione per l’assegnazione di diversi appalti nell’edilizia e nel trattamento dei rifiuti: a capo della cupola vi era il sindaco Pasquale De Lucia, all’epoca dei fatti anche Presidente del Consiglio provinciale della Provincia di Caserta, e Rita Emilia Nadia Di Giunta, tesoriere della fondazione “Campania futura” e amministratore delegato della ditta “Terra di Lavoro Spa”.

I due indagati ordinavano diversi atti illeciti, con la supervisione del vicesindaco Francesco Petrone, che ne assicurasse l’esecuzione da parte dei dipendenti comunali, anch’essi arrestati nell’ambito dell’inchiesta: assegnazione e gestione pilotata di appalti edili e per il trattamento dei rifiuti solidi urbani, omissione dei controlli dei cantieri nella costruzione di opere pubbliche – o di lavori di allargamento di bar e ristoranti, da parte di imprenditori “amici”, garantiti con la complicità del comandante della Polizia Municipale, Francesco Scarano.

Diverse le ordinanze di custodia cautelare anche per vari esponenti dell’imprenditoria campana, tra i quali Massimo Balsamo, titolare della ditta “Fratelli Balsamo”, originario di Torre del Greco, già indagato nella sua città per un’accusa relativa a una speculazione edilizia: l’imprenditore torrese concordava con l’ufficio ambiente del Comune di San Felice a Cancello l’alterazione dei dati sullo smaltimento dei rifiuti, in cambio di tangenti per un valore di 164 mila euro.

Il sistema De Lucia-Di Giunta garantiva con mazzette e voto di scambio la conferma del primo cittadino e l’elezione nel consiglio comunale di uomini a lui vicini, come ci confermano le prime condanne, in attesa del processo previsto al vertice della piramide criminale di Suessola.

Le ultime vicende della Provincia di Caserta, la cui immagine è già stata compromessa dalle condanne per i fratelli Cosentino, dall’inchiesta “The queen” e dalla chiusura degli istituti scolastici sul territorio, ci porta ad una drammatica riflessione: l’emergenza economica e sociale della mancata soluzione della crisi del 2008 si sta traducendo in emergenza democratica.

Eduardo Danzet

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