I San Antonio Spurs gettano di nuovo il cuore oltre l’ostacolo. Riescono a battere l’orologio biologico, l’infortunio di Parker, l’assenza di Kawhi Leonard in gara-6 e volano spediti alle Finali di Conference per la nona volta in questo millennio: nessuno ha fatto meglio di loro nell’intera Lega. Un elimination game che vede i Rockets uscire tremendamente sconfitti, con un Harden impotente – uscito fuori per falli nell’ultimo periodo – e un pubblico che lascia l’arena anzitempo, senza regalare neanche un applauso ad una squadra che, comunque, ha disputato una grande stagione. Sarà dunque Golden State – San Antonio l’ultima sfida ad ovest, quella che tutti attendevano anche la scorsa stagione. Una serie inedita a questa quota che, siamo sicuri, ci regalerà degli spunti interessanti.

Il 114-75 che gli Spurs hanno lasciato come regalo a casa-Houston dice tanto, se non tutto, su di una gara mai in discussione e che all’intervallo aveva un distacco di già diciannove punti. Quel che però salta all’occhio dei Rockets non è tanto la difesa, che sappiamo non essere il punto forte della squadra di Mike D’Antoni, quanto l’attacco, mai in ritmo, mai pungente questa notte. 75 punti sono il punteggio più basso raccolto dai Rockets in questa stagione e con un offensive rating di 81.5, anche questo peggiore dato stagionale.

E chi naturalmente sale alle luci della ribalta nei giorni di gloria è lo stesso che viene subissato di critiche quando tutto va male. Parliamo naturalmente di James Harden, candidato MVP che ha giocato una delle singole stagioni regolari migliori della storia. Perché perdere in casa contro San Antonio è un conto. Perdere in casa contro San Antonio senza Leonard e Parker è un altro. Ma perdere in casa contro San Antonio senza Leonard e Parker, prendendo 39 punti di scarto e mettendo solo due tiri dal campo ne è ancora un altro. “È tutta colpa mia”, ha dichiarato Harden a fine gara. Naturalmente, l’altro in prima linea a prendersi i primi colpi di fucile è stato anche Mike D’Antoni, che stanotte ha perso per la quinta volta in cinque serie contro Gregg Popovich. Le reazioni di chi aspettava al varco lui e i Rockets non sono tardate ad arrivare: “Non si può giocare in questo modo e pensare di vincere un titolo” è la più gettonata, ma se guardiamo indietro e pensiamo a ciò che è riuscita a fare Houston in questa stagione, allora non è affatto tutti da buttare, anzi. Purtroppo, citando Brad Pitt in Moneyball, “if you lose the last game of the season, nobody gives a s**t”.

Dato onore agli sconfitti, non resta altro che celebrare i vincitori. Infiniti. Meravigliosi. Vincere in trasferta un elimination game senza le due stelle della squadra, per di più con il secondo maggior scarto della storia della franchigia in questo tipo di gare. Wow. Protagonista assoluto della gara, LaMarcus Aldridge con 34 punti e 12 rimbalzi. “Beh, lui è stato così per tutti questi due primi turni,” ha detto di lui Popovich. “Ha schiacciato il pulsante on, ha chiesto palla, si è messo in buona posizione usando il corpo. Ha dominato a rimbalzo. Ha fatto davvero un buon lavoro”. In generale, i lunghi degli Spurs hanno messo a soqquadro la difesa dei Rockets, segnando 62 punti con il 62% dal tiro in quell’area. Un dominio affermato anche in difesa, dove hanno concesso soltanto 18 punti in vernice con il 24%. La prestazione da 30+ punti e 10+ rimbalzi, pone Aldridge come unico giocatore in attività, insieme a Dirk Nowitzki, ad aver messo assieme questi numeri in una vittoria decisiva per la serie per due volte. Entrambe contro Houston (2014, 2017).

Domenica sera alle 21.30 italiane, ci sarà gara-1 alla Oracle Arena. Una serie da non perdere assolutamente.

Michele Di Mauro