La situazione tra Stati Uniti e Corea del Nord, con Donald Trump da un lato e Kim Jong-un dall’altro, non sembra farsi più distesa con il passare delle settimane. Il presunto attentato ai danni del leader nordcoreano e le elezioni in Corea del Sud hanno contribuito a esacerbare una tensione diplomatica che ricorda il periodo storico della guerra fredda.

Le dichiarazioni di Kim Jong-un, con le quali il dittatore della Corea del Nord sosteneva apertamente Donald Trump durante le presidenziali americane, sono l’ultimo ricordo positivo del rapporto tra i due leader, che negli ultimi mesi si è deteriorato e, pare, definitivamente compromesso, dando vita a un clima che nulla ha da invidiare a quello della guerra fredda novecentesca.

Dalla seconda metà di aprile, i rapporti diplomatici tra i due Paesi si sono fatti sempre più complicati. Il tentativo inascoltato di pacificazione del Presidente della Repubblica popolare cinese, Xi Jinping, è stato uno degli ultimi atti di mediazione tra Trump e Kim Jong-un che si sono reciprocamente confrontati attraverso dichiarazioni sempre più ostili rilasciate alla stampa.

Prove tecniche di guerra fredda nel XXI secolo, tra la minaccia di una guerra nucleare, dell’utilizzo di ordigni atomici e reiterate provocazioni diplomatiche.

Il 15 aprile, durante le celebrazioni per il compleanno del fondatore della Corea del Nord, Kim Il Sung, la TV nazionale nordocoreana ha mandato in onda un video che simula un attacco atomico a una città americana: un missile per sfidare «l’imperialismo». La risposta degli USA non si è fatta attendere, affidata a una serie di esercitazioni militari di diverso tipo: la portaerei nucleare Vinson, uno dei fiori all’occhiello dell’aeronautica militare statunitense è stata impegnata nell’area delle Filippine con la marina giapponese, alcune navi della Corea del Sud si sono spinte oltre il dovuto, accompagnate da una coppia di bombardieri strategici americani.

Dopo una visita a un allevamento di maiali, Kim Jong-un ha definito proprio la Vinson un «gigantesco animale», facilmente annientabile dalle unità rivoluzionarie della Corea del Nord. Nel frattempo è aumentato il numero di cittadini americani arrestati dagli 007 nordcoreani. Gli ostaggi, vittime della guerra fredda diplomatica tra Trump e Kim Jong-un, sono saliti a quota quattro: uno studente, Otto Warmbier, è stato condannato a 15 anni di lavori forzati con l’accusa di aver provato a rubare un cartello di propaganda, Kim Dong Chul, 62enne anch’egli costretto ai lavori forzati con accusa di sovversione, Kim Sang-dok, detto Tony Kim, un professore di 50 anni arrestato all’aeroporto mentre tentava di lasciare il Paese, e, ultimo in ordine di tempo, Kim Hak-song. Gli ultimi due arrestati sono entrambi accusati di spionaggio, professori cristiani presso la PUST (Pyongyang University of Science and Technology), e per la loro liberazione sono prevedibili lunghe trattative diplomatiche tra i due Paesi. Secondo gli osservatori, l’arresto di questi ultimi due cittadini americani, avvenuto nei giorni immediatamente successivi al 25 aprile, rappresenterebbe l’ennesima prova di forza di Kim Jong-un per mantenere teso un clima sull’oro del disastro.

Il 25 aprile 2017 il dittatore nordcoreano ha inaugurato una spettacolare parata militare, seguita, il 29 aprile, da un tentativo fallito di lancio missilistico. Uno show che, nonostante l’esito poco soddisfacente, ha dato ugualmente prova delle forze a disposizione di Kim Jong-un e di quali tecnologie possa utilizzare l’esercito della Corea del Nord. Tra la fine di aprile e l’inizio di maggio, un costante susseguirsi di dichiarazioni al vetriolo tra i leader dei due paesi ha reso ulteriormente più complicati i tentativi dei portavoce di Russia e Cina di fare da mediatori in una situazione sempre più grave: Donald Trump ha considerato possibile una guerra nucleare con la Corea del Nord, per i cui missili gli Stati Uniti hanno definitivamente reso operativo il sistema di intercettazione Thaad in Corea del Sud, per «proteggere la Repubblica di Corea», ha commentato il colonnello Rob Manning.

Dopo un aprile drammatico, che lasciava presagire l’imminente deflagrazione di una nuova guerra nucleare, le dichiarazioni e gli ultimatum di Kim Jong-un che minacciava di cancellare «l’America dalla faccia della Terra» hanno lasciato spazio a effimeri spiragli di pace. In questa costante tensione da guerra fredda le dichiarazioni di Trump all’inizio di maggio potevano essere un luminoso raggio di sole in un cielo decisamente plumbeo. Il tycoon statunitense, seppur con qualche dovuta remora, si è detto disposto a incontrare il dittatore nordcoreano, non appena le condizioni diventino appropriate. Ottimismo appunto effimero, durato qualche giorno, fino alle recenti provocatorie accuse del governo di Pyongyang, secondo il quale gli Stati Uniti, la CIA e gli 007 sudcoreani avrebbero provato ad assassinare Kim Jong-un con un’ignota sostanza biochimica. Le dichiarazioni della Corea del Nord, ovviamente non confermate dalle agenzie di stampa statunitensi, sono arrivate poco dopo la ratifica e il rafforzamento di svariate sanzioni commerciali della Camera degli Stati Uniti per i prodotti provenienti dal Paese asiatico. Questa nuova normativa, che dovrà essere approvata dal Senato e firmata da Trump, l’intenzione della Camera statunitense prevede un radicale contrasto alle condizioni dei lavoratori in Corea del Nord, spesso costretti a orari e trattamenti disumani.

Dopo il reciproco scambio di sanzioni, che tra le altre cose vietano l’attracco alle navi della Corea del Nord nei confini marittimi statunitensi, e accuse del Governo nordcoreano, l’attuale situazione diplomatica e geopolitica non sembra essere in procinto di risoluzioni positive. Entro 90 giorni l’amministrazione Trump dovrà decidere se includere lo stato governato da Kim Jong-un nella lista degli stati patrocinatori del terrorismo, dalla quale George W. Bush l’aveva rimosso nel 2008. In questo contesto di guerra fredda, il “blocco statunitense” si è indebolito in occasione delle recenti elezioni presidenziali in Corea del Sud, che si sono tenute in data 9 maggio, e hanno visto trionfare il candidato democratico Moon Jae-in, favorevole ad una pacificazione con la Corea del Nord e vittorioso sull’avversario conservatore Hong Joon-pyo, vicino alla politica guerrafondaia di Trump e degli Stati Uniti.

Andrea Massera

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