Tornando a denunciare le problematiche inerenti le barriere architettoniche, ci aiuteremo con un recente caso di cronaca per presentare alcune delle difficoltà che il “cambio di vita” può provocare.
La vicenda è quella di un bambino che a causa di una caduta per le scale è diventato tetraplegico e che si ritrova prigioniero, come in gabbia, sul proprio letto d’ospedale, nella nuova e improvvisa condizione di portatore di handicap.

Per il nuovo portatore di handicap le barriere architettoniche diventano, così, tanto ostacolanti sul suolo pubblico, quanto avvilenti e snervanti all’interno della propria abitazione. Quest’ultima, infatti, non viene più liberamente vissuta dal paziente una volta uscito dall’ospedale come in precedenza, a meno che gli ostacoli non vengano abbattuti o aggirati tramite adatte attrezzature o modifiche funzionali alla struttura della casa.

Nei casi più tragici, infatti, il paziente dimesso dall’ospedale non deambula ancora in autonomia, e dovrà pertanto muoversi in casa con una sedia a rotelle, peraltro spesso ingombrante. Quest’ultima potrebbe incontrare difficoltà nei passaggi attraverso gli usci delle porte, posto comunque che essa riesca a entrare in casa: non sempre, difatti, accade che nelle scale dello stabile vi sia una struttura adatta per il trasporto del mezzo, quale ad esempio può essere un carrello elettronico oppure un ascensore sufficientemente spazioso.

Ma tralasciando, per un attimo, la mobilità del disabile per la casa, anche il riposo diviene difficile. Infatti letti spaziosi, ortopedici ed elettrici sono una seria necessità, ma hanno un costo elevato che spesso mette in difficoltà le famiglie che ne hanno bisogno. A volte così elevato da spingere le famiglie a chiedere aiuto, sfruttando internet e le petizioni online, come nel caso del piccolo Leo, confinato a Pisa in 40 metri quadri con la madre e la gemella.

La casa è una questione delicata. Per ospitare un qualsivoglia disabile, un’abitazione necessita di accorgimenti mirati: non solo occorre adeguare le porte a una larghezza funzionale, ma qualsiasi spazio deve essere reso vivibile e utilizzabile. Fra i tanti ambienti, fondamentale importanza è rivestita dai servizi igienici, che dovranno essere radicalmente adattati con l’aggiunta di manici per facilitare con un appoggio negli spostamenti o con sifoni allungabili nei rubinetti.

Poiché, come abbiamo già ben spiegato, essere portatori di handicap non vuol dire obbligatoriamente essere costretti a girare in carrozzina — si può essere anche in posizione eretta ma comunque barcollanti —, le mura di casa andrebbero adornate con utili manici d’appoggio. Questo sarebbe già, per un disabile, un buon passo avanti.

Eugenio Fiorentino   

Ringraziamo Sayo per la sua vignetta in apertura.

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Eugenio Fiorentino, nato il 3/2/1992 a Napoli, dove ho sempre vissuto. Ho frequentato le scuole presso l'istituto Suore Bethlemite ed ho poi conseguito la licenza liceale presso il X Liceo Scientifico Statale, Elio Vittorini. Sempre promosso a pieni voti. Nel 2010 mi sono iscritto all'istituto Suor Orsola Benincasa, alla facoltà Scienze delle Comunicazioni, conseguendo i primi esami fino al settembre 2011, data in cui a causa di un gravissimo incidente subito ho interrotto gli studi. Dopo un lungo periodo riabilitativo, che tutt'ora sto sostenendo, ho ripreso gli studi nel 2014, conseguendo anche il passaggio al primo esame: Informazione e cultura digitale. Ho praticato molti sport, tra i quali nuoto e calcio a livello agonistico. Ho anche grandi passioni riguardo Musica, Calcio e Motociclismo, ma ultimamente ho avuto modo di apprezzare, anche per vicende personali, tutto l'ambito della riabilitazione neuro-motoria, che è un campo in grande crescita ed espansione.