“Mettete dei fiori nei vostri DASPO”. La citazione della celebre canzone, seppur irriverente, appare azzeccata per sintetizzare la vicenda che ha coinvolto il corpo di Polizia Municipale di Napoli e il sindaco Luigi De Magistris, in merito alla ormai nota vicenda del sostanziale annullamento, da parte del primo cittadino, di un provvedimento emesso dalla stessa polizia nei confronti di un fioraio ambulante che vendeva la sua merce nei pressi della stazione di Piazza Amedeo.

Il caso del fioraio partenopeo, prima sanzionato e poi “condonato”, nonché regolarizzato (De Magistris ha personalmente promesso di procuragli una licenza commerciale) è il primo in cui la nuova macchina amministrativa prevista dal Governo per la tutela della sicurezza urbana si ingolfa. L’iniziativa dei vigili napoletani infatti era stata adottata in conformità con le disposizioni della recentemente approvata legge di conversione del decreto sulla sicurezza urbana, fortemente voluto dal Governo e, specialmente, dal Ministro dell’Interno Minniti.

La nuova normativa introduce infatti delle misure che hanno lo scopo di preservare l’ordine pubblico da “minacce” piuttosto frequenti nei centri urbani, soprattutto quelli di più grandi dimensioni: il fenomeno dei parcheggiatori abusivi, la vendita abusiva di alcolici, l’ubriachezza molesta, l’occupazione di immobili, l’imbrattamento di edifici di interesse storico culturale e non, le agitazioni nelle manifestazioni pubbliche.

Il meccanismo previsto si compone di due fasi: una prima in cui viene notificato al soggetto ritenuto colpevole del comportamento vietato una sorta di “diffida” preliminare a reiterare il fatto e una seconda in cui viene comminato un DASPO vero e proprio, sul modello di quello già in vigore da anni contro i disordini durante gli eventi sportivi. Il DASPO, con la nuova legge, imporrà al suo destinatario vari tipi di sanzioni amministrative, a seconda dei casi, tra cui principalmente l’obbligo di allontanamento dal luogo del fatto commesso.

Uno dei punti cruciali della nuova normativa, vantato con convinzione dal Ministro Minniti perché ritenuto estremamente utile per i territori e rispondente ad istanze provenienti dagli stessi comuni (il nuovo DASPO «è stato ampiamente discusso, meditato, voluto dall’Anci e dalla conferenza delle Regioni» per attuare «un grande patto strategico di alleanza tra Stato e poteri locali», ha fatto presente Minniti), è il ruolo dei sindaci nella definizione delle modalità applicative della nuova disciplina. Con ordinanza, infatti, i Municipi potranno stabilire le caratteristiche operative delle misure, con una certa disponibilità che si spiega con l’eterogeneità delle esigenze dei singoli territori.

Dopo che, nei giorni passati, un po’ in tutta Italia (e anche in Campania), si sono verificati i primi casi di DASPO per le circostanze previste dal decreto, è finalmente venuto il turno di Napoli. Proprio qui la norma è stata messa in crisi, sul punto del ruolo del sindaco nella caratterizzazione e propulsione della procedura. De Magistris, in seguito alle forti pressioni arrivate da elementi di spicco della sua maggioranza e del suo elettorato (rispettivamente, la consigliera Eleonora De Majo e, come scrive Repubblica, il centro sociale “Insurgencia”), ha deciso appunto di annullare di fatto la misura e di preannunciare la regolarizzazione dell’ambulante. Di conseguenza, usando i poteri di sorveglianza sull’operato della polizia municipale (anche in tema di pubblica sicurezza) che la legge gli concede, De Magistris ha fatto in modo che si disapplicasse una legge dello Stato, viceversa verosimilmente ben applicata, a livello formale, dagli agenti.

La sintesi è brutale ma piuttosto ovvia ed esplicitamente suffragata dalle affermazioni della stessa De Majo e del sindaco. Se la prima aveva parlato di quella sul DASPO come di «una legge a cui è necessario che Napoli disobbedisca radicalmente» perché muove «una sistematica guerra contro poveri ed esclusi», intendendo quindi che la stessa “disobbedienza” esalti e sublimi il ruolo di «città ribelle» tanto caro alla retorica di DemA, il sindaco si è addentrato maggiormente in temi più elevati, che la sua formazione e passato da giurista gli impongono. De Magistris ha parlato infatti apertamente di difetto di costituzionalità nell’applicazione del DASPO al venditore ambulante da parte della Municipale.

«Le leggi vanno interpretate, anche chi le esegue deve interpretarle, deve farlo in maniera costituzionalmente orientata, adeguata, ci sono aspetti in cui si può intervenire in un modo invece che in un altro. Insomma se volete la mia opinione personale il “predaspo” a un fioraio mi sembra un nonsenso» ha affermato il sindaco. Evidentemente desideroso di apportare dei correttivi alla disciplina del Governo, sfruttando le prerogative che paradossalmente lo stesso Governo gli ha concesso in quanto sindaco, De Magistris ha poi sottolineato che sfrutterà il suo potere di emanare ordinanze di complemento al decreto in modo creativo, persino «rivoluzionario».

Ora, in attesa di capire gli sviluppi “ribelli” dell’approccio alla questione da parte del Primo cittadino napoletano, dalla vicenda del fioraio ambulante sorgono spontanei alcuni interrogativi. La presa di posizione di De Magistris crea innanzitutto un precedente, che, a seconda di come lo si gestirà, potrà diminuire o aumentare la potenziale confusione intorno all’ambito applicativo del provvedimento, almeno in una sua parte (si spera). Come dare torto, in proposito, alla rappresentanza sindacale dei vigili quando dice che, a questo punto, «ci si attende la coda di abusivi fuori dall’ufficio del sindaco in attesa di regolarizzazione»?

D’altra parte, bisognerebbe comprendere, quando il sindaco parla di un’interpretazione costituzionalmente orientata delle norme, se De Magistris si riferisce ad essa come ad un onere che naturalmente ricade sulla polizia, o come ad un’operazione necessaria per rimediare ad un difetto strutturale della norma. In entrambi i casi, posto che la polizia di sicurezza deve applicare la legge senza alcuna discrezionalità, cioè per quello che è prescritto puramente e semplicemente, bisognerebbe capire quali principi costituzionali siano stati trascurati (libertà di circolazione? diritto di iniziativa economica?); eventualmente, l’ordinanza promessa dal sindaco potrebbe avere dunque la funzione, si auspica, di chiarire questa interpretazione costituzionalmente orientata del decreto.

È necessario fare chiarezza, per evitare che un discorso sui principi costituzionali si trasformi invece in uno “etico-morale”, in cui ognuno dice la propria sulla base dei personali criteri di valutazione di un “giusto” e di uno “sbagliato”: magari sarebbe un discorso politicamente remunerativo, ma minerebbe, alla lunga, la certezza del diritto.

In ultima analisi, ed è quello che la polizia municipale cercava di evidenziare col suo sarcasmo, si pone un problema di valutazione della sussistenza del diritto dell’ambulante di turno (o di qualsiasi altro tipo di destinatario del provvedimento che si possa considerare “ingiustamente” colpito) a vedersi “salvato”, caso per caso. Per rimanere alla vicenda del fioraio, qualche maligno potrebbe insinuare che ad un abusivo basti farsi assegnare un pre-DASPO, per ottenere una “licenza” dal Comune.

Quel che è certo, è che al di là dei giudizi di valore sul decreto (ora legge) Minniti, la materia della pubblica sicurezza che tanto va di moda approfondire, di questi tempi, per assecondare le istanze securitarie “di pancia” della maggioranza degli italiani, rischia di creare nuovi scontri tra Stato ed enti locali: in questo quadro, i secondi potrebbero davvero mettere in crisi la coerenza del sistema, sfruttando le potenzialità dello stesso, come il caso del fioraio e di De Magistris insegna. Non c’è da essere particolarmente ottimisti pensando a se, un giorno, un problema simile dovesse ripresentarsi con la valutazione discrezionale sulla repressione dei disordini in corso di manifestazioni o sull’occupazione di immobili, fattispecie peraltro spesso fruite dalla propaganda politica. Si porrebbero ben altre difficoltà, in quel caso, rispetto ai fiori che, diversamente dai consueti bastoni, De Magistris ha ancora una volta messo tra le ruote del Governo.

Ludovico Maremonti

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Nato a Napoli 29 anni fa, ho conseguito la maturità classica nello storico Liceo “Sannazaro”, quindi la laurea magistrale in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. Attualmente sono dottorando di ricerca in Storia delle Istituzioni presso l’Università “La Sapienza” di Roma. I miei interessi principali sono la geopolitica e il diritto internazionale, ma non dimentico di guardare anche ai problemi (e ai pregi) della mia terra.