Mentre la Corea del Nord è impegnata sul dibattuto fronte contro gli Stati Uniti, la vicina Corea del Sud si appresta a ripartire dalle ultime elezioni, avvenute il 9 maggio 2017, che hanno visto vincitore il leader del partito democratico Moon Jae-in.

In precedenza, a governare la Corea era il partito conservatore di Park Geun-hye – primo presidente donna dello Stato – costretta ad abbandonare la carica a causa di un impeachment. Il 30 marzo 2017 è stata arrestata con l’accusa di corruzione. Da allora la carica di Presidente del Governo è stata portata avanti dal Primo Ministro Hwang Kyo-ahn, fino alla data delle elezioni.

Il candidato Moon Jae-in è uscito vincente con il 40,2% dei voti, staccando di 15 punti il diretto avversario Hong Jun-pyo, del partito conservatore (25,2%). A pochi punti di distanza, con il 21,5%, si è stanziato il leader del Peoplès Party, Ahn Cheol-soo.

«Aprire la porta a una nuova era, a nuovi politici e a una nuova generazione» è così che si presenta il leader del centrosinistra. Tra le tante sfide che il presidente intende affrontare spicca fra tutti l’annullamento della disuguaglianza sociale, problema molto percepito in Corea. Il portavoce del neopresidente Moon spiega: «Superare gli antagonismi regionali, sarà un presidente che ha il sostegno di tutto il Paese». L’obiettivo, infatti, sarà quello di diminuire la disoccupazione giovanile – l’anno scorso raggiungeva quasi il 10%.

Sempre dal punto di vista economico, il presidente sud-coreano si è detto a favore della riapertura dello stabilimento industriale inter-coreano di Kaesong, in cui lavoravano sia le aziende del sud che quelle del nord della penisola. Nel 2013 lo stabilimento era stato chiuso sotto il comando del governo di Kim Jong-Un, a causa dell’inizio dei test missilistici. Come si legge sul The Guardian, secondo Seul, il sito industriale venne chiuso per evitare che il leader nordcoreano potesse utilizzare i fondi dell’impresa per finanziare i suoi progetti militari. Ora invece, l’obiettivo, sarebbe non solo quello di riaprirlo, ma di potenziarlo, per migliorare e aumentare i rapporti e l’economia tra le due Coree.

Sul tema della politica estera, il neo-presidente, si è detto disposto a incontrare il leader Kim Jong-un per porre fine a queste divergenze e trovare simultaneamente una soluzione che metta d’accordo tutti i fronti. Ha inoltre attaccato la vecchia amministrazione, spiegando come la situazione sia sfuggita di mano; si appresta quindi a ristabilirla nel migliore dei modi, cioè riproponendo la “Sunshine Policy”.

Nel 1998 la Sunshine Policy è stata una politica estera messa in atto per avvicinare le due Coree, quindi per cercare un’alleanza economica ma anche sociale; ciò ha portato a un Premio Nobel per la Pace, concesso all’allora presidente della Corea del Sud Kim Dae-jung.

In questi giorni si è parlato di alcune discussioni per quanto riguarda lo scudo anti-missile Terminal High-Altitude Area Defense System. La situazione è particolare, la Corea del Sud vorrebbe staccarsi sempre di più dal potere statunitense – sul territorio coreano sono ancora stabiliti più di 30.000 soldati dell’esercito americano – e il presidente Donald Trump ha approfittato delle nuove elezioni per sollecitare il governo di Seul nel versare il debito che esso ha nei confronti degli States. Secondo il The New York Times, Moon Jae-in si è detto tranquillo e a disposizione per qualsiasi incontro pacifico. «Il presidente degli Stati Uniti è più ragionevole di quanto sembri – ha spiegato Moon – penso di essere sulla stessa lunghezza d’onda».

Una nuova “Luna” appare sulla penisola coreana, tutto ciò potrebbe portare a dei cambiamenti, non solo economici, ma anche politici. La situazione è in continua mutazione, i leader interessati sono decisi a dare un’impronta alla storia del loro Paese.

Nicola Capussela