Napoli – L’associazione di ricercatori Noi@Europe pubblica i dati ricavati dal censimento Istat del 2011 sull’occupazione femminile a Napoli: città divisa in due in cui, al dato generale bassissimo, si aggiunge un divario sconfortante tra quartieri. Si tratta del rilevamento statistico più recente diviso per quartieri, non sappiamo se e quanto la situazione sia peggiorata negli ultimi anni.

Il lavoro resta uno dei problemi fondamentali per la città di Napoli, ma ancora più allarmanti sono i dati sull’occupazione femminile. La percentuale nazionale di donne che, al 2011 hanno dichiarato di aver svolto un’attività lavorativa remunerata si attesta al 36,1% (dati Istat). Il dato generale del capoluogo partenopeo è nettamente più basso: 22,4%. All’interno di questo quadro già di per sé sconfortante, si inserisce la questione del divario enorme che esiste tra quartieri, di cui l’occupazione femminile rappresenta una delle fotografie più nitide. Nei cinque quartieri più ricchi della città, i dati dell’occupazione femminile sono vicini alla media nazionale: San Giuseppe 35,3%, Posillipo 34,8%, Chiaia 34,5%, Vomero 33,5% e Arenella 32,3%. I numeri sono invece impietosi quando si parla dei quartieri più poveri, in cui la carenza di servizi scarica tutto il peso del welfare familiare sulle donne: Scampia 11,8%, San Pietro a Patierno 12,0%, Miano 12,7%, San Giovanni a Teduccio 12,8% e Barra 13,1%.

In sostanza la situazione dell’occupazione femminile nella città di Napoli ci mostra come la questione di genere si intersechi in maniera evidente col divario economico tra quartieri. Il rapporto tra donne occupate dei quartieri collinari e del centro e donne occupate dell’area est e nord della città è di quasi 1 a 3. La situazione non è tanto migliore nei quartieri flegrei di Soccavo e Pianura dove siamo al di sotto della media cittadina e con percentuali di occupazione femminile inferiori di circa la metà rispetto al dato nazionale.

La città appare divisa e le due Napoli che viaggiano a velocità profondamente diverse sul piano delle infrastrutture, delle offerte di servizi, del trasporto e di tutti gli investimenti pubblici, mostrano come tutti questi gap si riverberino in maniera inesorabile sul piano sociale e lavorativo, soprattutto sul dato dell’occupazione femminile. Negli anni si è fatto e si continua a fare molto poco sul piano degli investimenti in pubblici servizi nelle periferie della città. Se non si inverte la rotta, si rischia di allargare ulteriormente il solco che separa le due città, con tutte le ricadute economiche e sociali che l’abbandono delle periferie comporta.

Mario Sica

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Nasce a Napoli nel 1988. Dopo aver trascorso i primi dodici anni di vita nella provincia nord di Napoli, a Villaricca, si trasferisce a Soccavo, quartiere di origine dei propri genitori. Durante gli studi classici, matura e coltiva la passione per il giornalismo e la scrittura creativa ed inizia una lunga militanza nei movimenti anticamorra e nei comitati territoriali della città di Napoli. Nel 2017, a “soli” 28 anni, consegue la laurea in giurisprudenza presso la Federico II. “Malato” di calcio e tifosissimo del Napoli, negli ultimi anni si appassiona alla boxe. Appassionato di lettura, in particolare classici e saggi storici, per sensibilità politica ha approfondito le sue conoscenze storiche dei movimenti di lotta del Novecento e del lungo processo di emancipazione del Sud America dal colonialismo ad oggi. Ha provato ad imparare a suonare la chitarra durante l’adolescenza ma, appurato di essere impedito, ha deciso di limitarsi all’ascolto di musica, in particolare De Andrè, Brassens, Pino Daniele e tutto il neapolitan power degli anni ’70 e ’80. Coltiva l’illusione, in un Paese che legge sempre meno e peggio, di poter trasformare la sua passione per la scrittura ed il giornalismo in un mestiere retribuito.

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