“Essendo fermamente convinto che ogniqualvolta un uomo sorride, —ma ancora di più, quando ride, egli aggiunge qualcosa a questo Frammento di Vita.”

Con queste parole, Laurence Sterne inaugurava la lettura di quello che oltre ad essere il suo capolavoro, rappresenta il capostipite di tutta la letteratura umoristica: La vita e le opinioni di Tristram Shandy, gentiluomo.

I 9 volumi del testo rappresentano il tentativo (riuscito) di stravolgere l’idea circoscritta di libro, di abbatterne le norme, i confini, le linee rette.

Chi è Tristram Shandy? Oltre ad essere autore della propria biografia, per più della metà del libro, Tristram non è altro che un fantasma vivo in un mondo popolato da morti. Dichiarando l’intento di soddisfare l’istinto pettegolo del lettore, Tristram racconta la storia della propria famiglia in un momento storico imprecisato, ma nel quale nessuno dei soggetti di cui egli parla è vivo.

“Ho intrapreso a narrare non solo la mia vita, ma anche le mie opinioni; nella speranza e nella presunzione che la conoscenza del mio carattere e di che tipo di uomo io sia, da una parte, vi permettesse di gustare meglio l’altra: Procedendo ulteriormente insieme a me, la conoscenza superficiale che nasce adesso fra di noi, diventerà familiarità, e questa, […], si trasformerà in amicizia”.

Così, il lettore si cimenta in una lettura che lo troverà sempre più scettico, trasportato in una dimensione atemporale o pluritemporale, decentrato come Tristram in un microcosmo malato come la modernità, nel quale tutti i personaggi appaiono presi da una mania, un hobby-horse, una passione dominante che riflette la rotondità delle personalità.

A cominciare dai suoi genitori, Walter ed Elizabeth Shandy, i due personaggi con i quali si apre questo (anti)romanzo, inquadrati nell’atto del concepimento del futuro protagonista. Walter, “l’uomo più metodico che ci sia”, con la sua ossessione per gli orologi, per la perspicuity, la linearità, , il train of ideas che si conclude sempre in un fallimento, simbolo dell’avversione di Sterne per la faziosità pedante delle scienze moderne. E sua moglie Elizabeth, personaggio minore al quale è, tuttavia, affidato un ruolo fondamentale: le sue continue interruzioni incarnano lo spirito shandiano, la curiosità da cui prolifera la narrazione. L’abitudine di Walter di ricaricare la pendola di casa ogni prima domenica del mese e di sbrigare le faccende matrimoniali e le infelici interruzioni della madre, avrebbero provocato la dispersione degli spiriti vitali di Tristram durante l’atto del concepimento:

“Scusate mio caro- disse mia madre – non avete dimenticato di ricaricare l’orologio?

Buon D.. – esclamò mio padre– quando mai una donna, dalla creazione del mondo ai giorni nostri, ha interrotto qualcuno con una domanda così stupida?”

Così, “le sventure di Tristram sono cominciate nove mesi prima che venisse al mondo”.

E poi troviamo zio Toby, fratello di Walter, con la sua pipa e la sua ferita, con le sue ossessioni per l’arte militare, il suo linguaggio guerresco che, associato alla sua verecondia e alla sua ingenuità, lo rendono uno dei personaggi più teneri del Tristram Shandy.

E ancora il dottor Slop, l’unico personaggio piatto verso il quale si manifesta l’antipatia di Sterne, privo del “latte della tenerezza umana”, che scorre in abbondanza nelle vene dello zio Toby.

E Yorick, il parroco che rappresenta la controfigura del reverendo Sterne, che nella finzione romanzesca sceglie di sottrarlo all’insensatezza della modernità per preservarne l’assoluto chisciottismo, l’incorruttibile e simpatetica benevolenza, facendolo morire presto, ma costringendolo a risorgere diverse volte come incarnazione del pensiero sterniano.

E tra Obadiah, la vedova Wadman, il caporale Trim, l’universo di ieri di Tristram si popola in attesa di quello di individuare quello di domani. Egli diventerà soggetto agente solo nel VII libro, quando il lettore capisce che, tra imprevedibilità e gusto del burlesco, Sterne ha dato vita ad una creatura del tempo, che inserisce nel marchingegno della sua opera l’insignificanza di eventi “descritti con la pompa e la dignità di quelli grandi”, come Cervantes.

“Due movimenti contrari vi sono stati introdotti, e conciliati, che si riteneva fossero inconciliabili fra loro. In una parola, la mia opera è digressiva, e progressiva, – a un tempo”.

 Avanti e indietro, all’insegna di un movimento deprogressivo, zigzagante, per sottrarsi alla destinazione mortale di ogni uomo: questo è ciò che tenta di fare Sterne. Una morte che inizia con la nascita e contro la quale Tristram combatte con l’arma della scrittura. Il Tristram Shandy ne simula la contemporaneità grazie alla stampa periodica: un libro che si allarga a dismisura per accogliere l’infinita mutevolezza della vita, un libro che potrebbe continuare o finire da un momento all’altro, nella sfida all’imprevedibilità che Sterne lancia al lettore.

“Se pensassi che siete in grado di fare la minima supposizione o probabile congettura, di ciò che si troverà nella pagina seguente, — la strapperei dal mio libro.”

Lo straordinario uso della materia tipografica è una delle caratteristiche che contribuiscono a delineare l’assoluta genialità del Tristram Shandy: una sonorità del visivo, una scrittura che simula la conversazione con il lettore, invitandolo a perdersi nelle “cock-and-bull”, nelle “castronerie” delle singole esistenze, minacciandolo con la marbled page (pagina marmorizzata) di un’improvvisa fine del romanzo.

Sterne Tristram Shandy
-La pagina marmorizzata di Sterne

Ma nell’insensatezza del tutto, si fa strada un messaggio: il Tristram Shandy non è che la rappresentazione delle nostre cock-and-bull stories, della leggerezza su cui aleggia il peso grigio della tristezza. Attimi di lucidità che interrompono la follia ed eccola lì, l’immagine della morte.

“‹Forse che ora non siamo qui e un momento dopo— (lasciando cadere il cappello a piombo sul pavimento)— non ci siamo più?› La caduta del cappello era avvenuta come se un pesante blocco di creta fosse stato impastato nella sua cupola. Niente avrebbe potuto esprimere con la stessa efficacia il sentimento della mortalità. […] Voi che governate questo mondo potente e i suoi potenti affari con le macchine dell’eloquenza, – che lo infiammate, lo raffreddate, e lo sciogliete, e lo rammollite,— per poi indurirlo nuovamente per i vostri scopi. […] — meditate, meditate, vi scongiuro sul cappello di Trim.

Sonia Zeno