“Ai grandi dolori, ai graffi al cuore ci si abitua, per una sorta di fatalità, perché questa è la vita, si cerca di metabolizzarli, ma ai dispiaceri gratuiti quelli no, la rabbia ti pervade e non riesci a capire quanta cattiveria gratuita c’è in giro”.

Sono state queste le prime parole scritte da Patrizia Palumbo dell’associazione Dream Team in seguito al ritrovamento della panchina rossa vandalizzata, simbolo  della lotta alla violenza sulle donne.

panchina rossa
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Questo accadeva lunedì scorso ma già circa un mese fa lo staff della Dream Team trovò nell’aiuola in cui era posizionata la panchina rossa, alcune piantine strappate e altre capovolte. Ma la situazione peggiorò a partire da domenica 14 maggio, quando la panchina rossa venne trovata leggermente spostata e sfregiata, con la fioriera fatta in mille pezzi.

“Siamo ritornate lunedì e ho visto che da lontano la panchina era obliqua – racconta Patrizia – Sono andata a vedere era tutta sradicata al suolo. Questo è stato il dolore più grande anche perché per noi quella panchina ha un simbolo speciale. È stata inaugurata il 25 novembre ed è un po’ la dimostrazione del lavoro che ci prende giorno per giorno ed è anche il simbolo di tante donne che sono morte per femminicidio, in particolare è dedicata a Stefania Formicola”.

L’associazione in questi giorni ha potuto contare sulla solidarietà della famiglia di Stefania, ma anche di quella del Commissariato di Scampia che, grazie all’intervento di un fabbro, hanno riportato la panchina al suo posto. Questo è un segno che lo Stato non ci abbandona sul territorio. – prosegue Patrizia –  È stato un gesto anche di riconoscimento del lavoro che facciamo sul territorio e di riconoscenza della nostra territorialità”.

I lavori di ripresa sono continuati anche dopo. “Stamattina Emilia, una ragazza della squadra Dream Team Arciscampia mi ha chiesto dei guanti e ha iniziato a pulire tutta l’area dove era stata vandalizzata la panchina; in più ha preso una fioriera e ha iniziato a piantare e a prendersi cura dello spazio”. La panchina rossa è quindi ritornata e il messaggio che si porta dietro è ancora più forte di prima: “Mai più violenze“.

panchina rossa
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Maria Baldares

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Frequento il secondo anno in Scienze della Comunicazione e sogno di diventare una giornalista a tutti gli effetti. Sono sempre stata decisa a voler intraprendere questo tipo di carriera e ciò che ha contribuito a far coltivare questa passione è stato il quartiere in cui sono nata e crescita. Vivo a Secondigliano, inutile dirvi le difficoltà e i problemi che purtroppo esistono e persistono ma allo stesso tempo ci sono tante persone che fanno di tutto per cambiare le cose, io sono una tra queste. Spesso si guarda solo il negativo delle cose tralasciando l’altra parte della medaglia, quella positiva.

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