Yuri Guaiana, attivista per le associazioni Certi Diritti e All Out, da anni si batte per il riconoscimento dei diritti LGBTI in Italia e nel mondo.
Ha accettato di essere intervistato da Libero Pensiero per raccontare l’arresto subito a Mosca ormai una settimana fa, mentre era intento a consegnare milioni di firme contro la persecuzione di persone omosessuali in Cecenia.

Buongiorno Yuri, grazie di aver accettato la nostra intervista. Il nostro giornale ha già trattato l’annosa questione delle persecuzioni in Cecenia e vorrei innanzitutto congratularmi con lei per il costante impegno che da sempre la contraddistingue. Le chiederei, per iniziare, una breve ricostruzione dei fatti che hanno portato alla sua detenzione.

«Buongiorno, sono andato a Mosca per l’associazione per cui lavoro, All Out, la quale è riuscita a mettere insieme tre petizioni: la petizione di All Out, la petizione di Avaaz e la petizione di un gruppo di attivisti russi circolata su change.org, e insieme abbiamo raccolto più di 2 milioni di firme, un numero che supera quello dell’intera popolazione cecena che è di 1,3 milioni di persone. Questa petizione cumulativa chiede che ci sia un’indagine accurata sui crimini contro le persone omosessuali che si stanno verificando in Cecenia, un’indagine che possa far portare i responsabili di questi crimini davanti a un tribunale. Un gesto assolutamente democratico, perfino banale, che in paesi democratici non solleverebbe nessun tipo di opposizione. Invece a Mosca quando in 5 ci siamo ritrovati con delle scatole con dentro delle firme, non tutte perché avevamo poi una chiavetta con noi, la polizia ci ha raggiunti, ci ha bloccati, ci ha perquisito, ha requisito le scatole, e ci ha condotti alla stazione di polizia più vicina detenendoci per 7 ore e accusandoci di aver fatto una manifestazione non autorizzata. Ciò non è vero visto che portavamo solo delle firme a un procuratore senza neanche utilizzare la parola “gay” o simboli arcobaleno, ma solo uno slogan che diceva “giustizia per i 100 ceceni” (allora il numero accertato di vittime). Il secondo capo d’accusa è la resistenza a pubblico ufficiale, anch’esso infondato poiché ci sono i video che dimostrano come noi ci siamo immediatamente fermati, e che abbiamo aperto le scatole quando la polizia ce l’ha chiesto.»

Leonardo Monaco ha descritto recentemente Alfano come “Titolare invisibile della Farnesina” perché non ha scritto a Lavrov riguardo alla persecuzione degli omosessuali in Cecenia. Enzo Cucco lo ha messo tra le “persone da non ringraziare”. Lei stesso non l’ha ringraziato pubblicamente quando è stato rilasciato. Cosa vorrebbe dirgli?

«Al Ministro degli Esteri italiano chiedo di fare ciò che fanno i suoi colleghi europei, cioè fare pressione sul governo russo in tutti i contesti possibili affinché investighi e ponga fine alla persecuzione. Noi sappiamo che la persecuzione c’è, perché ci sono alcune vittime che sono riuscite a uscire dalla Cecenia che hanno parlato con i media internazionali e raccontano in prima persona la loro esperienza. Chiedo al ministro Alfano inoltre di far sì che possano essere rilasciati dei visti in maniera facilitata per le persone che vogliano abbandonare la Russia. Questo perché queste vittime della repressione cecena sono assistite dalle associazioni russe ma costrette a vivere in case protette senza uscire, senza poter cercare lavoro per il timore di essere rintracciati una volta mostrati i documenti. L’unica possibilità per loro è di andare all’estero e ricostruirsi una vita, quindi chiedo all’Italia di fare questo.»

L’Europa unita è fondamentale per la salvaguardia dei diritti LGBTI? Ogni populismo a suo avviso comporta omofobia?

«L’Europa unita è fondamentale per la salvaguardia dei diritti LGBT, il problema Russia è che Putin nel 2012 ha messo in atto una svolta autoritaria che ha portato a ridurre lo spazio di agibilità per tante associazioni della società civile di quel paese. Putin come sappiamo sta cercando di indebolire l’Europa unita finanziando partiti anti-europei, quindi c’è sicuramente un legame. Io credo che occorra assolutamente in Europa una forza liberale e laica che possa dare forza ad un’Europa federale, un’Europa dei diritti che diventi ancora più unita nella lotta per una società aperta in cui tutti i cittadini sono liberi di vivere in uno stato di diritto, quindi con diritti e doveri riconosciuti.»

Cosa potrebbe fare praticamente l’Europa per fermare la triste vicenda cecena? Da cosa partire?

«Per quanto riguarda la situazione cecena credo abbia un ruolo fondamentale il Consiglio d’Europa, perché la Russia fa parte del Consiglio d’Europa e sarebbe tenuta a rispettare la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. Credo sia fondamentale che soprattutto il Consiglio d’Europa si attivi per mandare degli osservatori internazionali in Cecenia a verificare in prima persona cosa sta accadendo. Perché solo così potremo fare finalmente luce sulla vicenda e fermare questa catena orribile di repressione, persecuzione e morte.»

Per concludere torniamo nel nostro paese. Lei aveva descritto la legge Cirinnà come un buon inizio di discussione, cosa bisogna migliorare?

«La Legge Cirinnà è un primo passo verso il diritto all’uguaglianza, che però non è stato ancora raggiunto. Bisogna far sì che i cittadini italiani siano trattati tutti allo stesso modo e che quindi le coppie dello stesso sesso possano avere accesso all’Istituto del matrimonio civile perché non è accettabile che ci siano ghetti giuridici in cui solo gli eterosessuali o solo gli omosessuali possono accedere. In particolare la Legge Cirinnà sappiamo bene che ha un vulnus incredibile per quanto riguarda la regolamentazione della filiazione: non regola i doveri dei genitori nei confronti dei propri figli, ed è una questione fondamentale. Quindi non tutela i figli di coppie dello stesso sesso, lasciando pertanto questi bambini in balia delle a volte contraddittorie sentenze dei tribunali. Occorre ancora una volta che di fronte a fenomeni umani che non si possono cambiare perché esistono, lo Stato abbia la capacità politica di regolare questi fenomeni e quindi regolamentarli. Occorre una legge che apra il matrimonio civile alle coppie dello stesso sesso, solo in questo modo si garantisce sia il diritto dei cittadini italiani ad essere trattati in maniera egalitaria dallo Stato, sia che i genitori anche omosessuali abbiano dei doveri chiari in quanto alla cura dei propri figli. La legge dovrebbe garantire i diritti dei bambini, diritti che sono già previsti dall’istituto del matrimonio.»

Intervista a cura di Valerio Santori
(twitter: @santo_santori)

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