Sette anni di reclusione per disastro ambientale per i fratelli Giovanni, Salvatore e Cuono Pellini. Così si chiude “Carosello – Ultimo Atto”, l’inchiesta probabilmente più emblematica degli eventi ancora oscuri dell’ormai tristemente noto “triangolo della morte” AcerraNolaMarigliano.

Era il 27 dicembre del 2012 quando avvenne la svolta nel procedimento penale con cui i 3 fratelli acerrani, due imprenditori e un carabiniere, vennero condannati: la ricostruzione fatta dal pm Ribera riportava come essi avessero deturpato fin dagli anni ’90 le campagne tra Caserta e Napoli compresa la propria città, i comuni di Bacoli, Qualiano e Giugliano nonché i Regi Lagni.

L’accusa dimostrò come Cuono e Giovanni Pellini avevano occultato nelle campagne a cavallo tra le due province circa un milione di tonnellate di scarti industriali provenienti dal centro-nord con un profitto di 27 milioni di euro; le operazioni avvenivano con l’assistenza dei clan dei conterranei Di Fiore e dei Belforte di Marcianise. La città di Acerra, trovandosi in una posizione strategica così come gli altri comuni in cui è stato perpetrato lo scempio ambientale,  divenne un centro per il traffico di rifiuti tossici.

La rete gestita dai principali accusati, 26 in totale, estendeva il proprio controllo anche nella pubblica amministrazione acerrana: gli affiliati fornivano certificati falsi sulla destinazione d’uso dei terreni.

La presenza di Salvatore Pellini nell’Arma dei Carabinieri dava un’immagine di legalità, ma egli, in realtà, stando alla ricostruzione del 2012 manometteva i controlli Arpac e le denunce degli agricoltori archiviandole.

I contadini e gli allevatori, ovviamente esasperati dai danni alle proprie attività causati dagli sversamenti, vedendo che la giustizia chiudeva loro le porte, avevano iniziato a rivolgersi ai boss per trovare una soluzione ai loro problemi, ossia ortaggi e bestiame con una presenza di diossina ed altri agenti contaminanti dieci volte superiore alle soglie di guardia che gli imprenditori di Acerra furono costretti a distruggere ed abbattere a causa degli effetti devastanti sulla salute umana. A testimonianza di tutto ciò abbiamo numerose inchieste di telegiornali e quotidiani nazionali che mostrano animali e bambini nati con malformazioni o morti nei primi anni di vita per neoplasie.

Gli unici a ribellarsi alle ingiustizie furono i pastori Cannavacciuolo. Il fratello maggiore, ahimè, è deceduto a causa di un tumore, mentre il più giovane, Alessandro, è stato oggetto di minacce di morte e di sabotaggi da parte dello strutturato sistema criminale dei fratelli Pellini.

Le condanne del processo di primo grado, iniziato nei primi anni 2000, vennero accolte nel marzo 2013 con l’entusiasmo degli ambientalisti che hanno supportato Alessandro Cannavacciuolo nella sua opera di difesa del territorio e che temevano che l’inchiesta si risolvesse in un nulla di fatto come avvenuto con l’operazione “Cassiopea”.

Il procedimento di appello, che ha avuto luogo nel 2014, è terminato un anno dopo con ulteriori assoluzioni per prescrizione o fatto non sussistente ed è giunto in Cassazione.

La paura per la prescrizione o per un possibile ribaltamento dell’esito dei precedenti processi è scomparsa dinanzi all’aria di festa dei comitati ambientali:  sulla scia della sentenza d’Appello, pur negando l’aggravante mafiosa, mercoledì 17 maggio la Corte di Cassazione ha confermato la condanna per disastro ambientale.

Le reazioni sono positive: Padre Maurizio Patriciello, simbolo della “Terra dei fuochi” dal proprio profilo Facebook ha invitato i Pellini a «chiedere perdono a Dio e al popolo al quale appartengono. Quel popolo che non hanno amato.»

Grande soddisfazione è stata espressa anche dalla Rete di Cittadinanza e Comunità, impegnata in prima fila contro le devastazioni ambientali in Campania e nel resto del Paese. Questo il sintetico comunicato della Rete:

”Dopo anni di lotta, di processi, di intimidazioni, di denunce, i fratelli Giovanni, Salvatore e Cuono Pellini, sono ufficialmente assassini! La Corte di Cassazione ha da pochissimo confermato la condanna. Nell’attesa di leggere il dispositivo e di capire le misure adottate, la Rete di Cittadinanza e Comunità si stringe ad Acerra, ad Alessandro Cannavacciuolo, alle Donne Del 29 Agosto, ai Volontari Antiroghi Acerra e a tutti i cittadini onesti che in questi anni non hanno mai mollato.”

Eduardo Danzet