“Il piccolo Caronte” è una realizzazione Tunuè di Sergio Algozzino e Deborah Allo, una graphic novel con uno stile che ricorda un mix tra gli scenari di Tim Burton e una dolce tendenza alla francese, che proietta il lettore nel confortevole e conosciuto mondo del mito, per poi spogliarlo delle sue convinzioni e scuotere le sue certezze.

Come testimoniato al Cartoomics, il progetto è risultato più difficile del previsto per l’autore, impegnato in una nuova dinamica che propone una netta divisione del lavoro con la disegnatrice che lo ha spinto ad aprirsi ad ogni critica e suggerimento. Il modo giusto per realizzare una tale opera è quella di sentirsi parte integrante con il proprio partner, in modo da dar vita, insieme, ad un unico artista, pronto a raccontare una nuova avventura.

Il Piccolo (millenario) Mono è ancora immaturo e infantile quando sulle sue spalle viene a cadere il greve peso della responsabilità. Suo padre Caronte è ormai stanco del suo ruolo che lo rende parte di un sistema organizzato, sistema che noi umani non riusciamo a comprendere, troppo ancorati ad un’idea di realtà fin troppo schematica.
Caronte è il traghettatore delle anime defunte, una guida in un mondo fatto di sfumature e di tutto ciò che riusciamo ad immaginare, farcito con ciò che non immagineremo mai.

“Chi di voi gli ha dato un’occhiata e ha avuto la fortuna di poterlo poi raccontare, ne ha visto solo qualche scorcio… e così sono nate le varie credenze popolari riguardo il nostro ordinamento.”

La mente di Algozzino con i colori di Allo ha realizzato quindi un’opera che vuole sdoganare le vecchie credenze, che con un interessante continuum collega la mitologia con il mistero della vita, il tutto reso brioso dall’avventura di un giovane protagonista.

Mono intraprende, prendendo per mano il lettore, un viaggio di formazione.
Come suggeritoci dal suo nome, che dall’origine greca simboleggia l’unità e la solitudine, Mono deve apprendere e crescere, e deve farlo da solo, con le sue forze. A dargli le linee guida saranno le tre Moire che lo aiuteranno ad imparare ad ascoltare, a studiare le cose nel loro profondo e ad indirizzarlo al suo nuovo ruolo: deve sostituire il padre e diventare traghettatore. Con sua grande sorpresa scoprirà che il bene e il male non sono nettamente divisi, che Caronte non deve solo saper remare ma prendere atto di ogni singola esistenza, carpirne il segreto, che si immette nel grande cerchio della vita.

Di sicuro non è per nulla semplice e quindi Mono deve allontanarsi dal suo mondo ovattato e immergersi nella realtà umana, fatta di bellezze sensoriali, di gioie, di immense soddisfazioni, ma anche di sacrifici e di dolori.
Ogni singola persona ha un suo cuore e un suo piccolo mondo, ognuno è speciale a suo modo. La Terra ha come legge fissa quella della diversità.
Ogni vita ha un valore, ogni anima ha una storia e quando la morte porrà fine alla sua realtà terrestre sarà il traghettatore a donargli un nuovo spazio nel flusso dell’esistenza.

Si tratta di una graphic novel adatta per i più piccoli, ma che è pronta ad insegnare qualcosa anche agli adulti. Nella corsa a “chi arriva primo” spesso dimentichiamo la posizione che ricopriamo, l’importanza della vita, il significato dell’esistenza. Il solo ascoltare e guardare potrebbe migliorare anche il nostro cuore.

Alessia Sicuro

 

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Diplomata al liceo scientifico sperimentale PNI, matricola alla facoltà di lettere moderne della Federico II, ha sempre voluto avere una visione a 360 gradi di tutte le cose. Accortasi che la gente preferisce bendarsi invece di scoprire ed affrontare questa società, brama ancora di tappezzare il mondo coi propri sogni nel cassetto. Divora libri, vecchie storie, vorrebbe guardar il futuro con degli occhiali magici per riportar solo belle notizie alla gente disillusa. Vorrebbe indossare scarpe di cemento per non volar sempre con la fantasia, rintagliarsi le sue ali di carta per dimostrare, un giorno, che questa gioventù vale! Vorrebbe esser stata più concreta fin dall’inizio, essere interessata ai soldi come tutta la gente normale e non sentirsi in pace col cosmo solo perché sta inforcando una penna. Si, vorrebbe, ma bisogna sempre svegliarsi.