“Scienza”. Una parola controversa, transeunte, ondivaga nell’approccio quanto nel metodo, soprattutto se osservata nel corso delle epoche storiche. La costante però – nelle scienze antiche come in quelle moderne – c’è: l’interesse dell’uomo verso la comprensione dei fenomeni naturali.

In altre parole, la scienza rappresenta la volontà dell’uomo di ampliare – e accumulare – la conoscenza del mondo che lo circonda, al fine di controllarlo. E non è un caso che la parola derivi dal latino scientia, che significa, appunto, conoscenza.

Scienza che, come dicevamo, non è mai rimasta uguale a se stessa, ma che è andata sviluppandosi parallelamente con l’evoluzione cognitiva dell’uomo. Siamo passati dalla cosiddetta scienza naturale dell’età classica (promotori furono i mirabili antichi greci) dove quest’attività era strettamente legata alla filosofia, ovvero legata al ragionamento, alla speculazione e all’osservazione, ma – a differenza di quella moderna – scevra di qualsiasi intento sperimentale (salvo poche, audaci, eccezioni che andremo qui ad abbozzare).

Si è passati, poi, all’età medievale, forse il periodo più oscuro per il progresso umano dove la scienza è stata scarnificata del suo valore pionieristico ma è stata vincolata a superstizioni e credenze magiche e frenata, insieme, da opprimenti dogmi religiosi. E, infine, la scienza moderna, che affonda le proprie radici nell’Illuminismo, di cui eredita la fiducia nelle capacità conoscitive dell’uomo, l’abbandono di principi trascendenti per spiegare la realtà naturale, la rivalutazione dei sensi e dell’esperienza diretta, la pretesa di un sapere che non sia solo contemplativo, ma pratico e operativo, il rifiuto del principio di autorità come criterio di verità.

Ma da questo brevissimo excursus possiamo evincere un punto di tangenza tra la scienza antica e quella moderna, accomunate dallo stesso spontaneo slancio intellettuale al netto degli strumenti e delle conoscenze pregresse a disposizione.

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Legame, che potremmo scoprire grazie alla XXXI edizione di Futuro Remoto, la mirabile iniziativa culturale promossa da Città della Scienza, che si terrà a Piazza Plebiscito (Napoli) dal 25-28 maggio 2017, in particolare nell’attività delle Scienze Antiche che si terrà il 26 maggio dalle ore 14 alle 17:30.

A cura dell’Istituto Comprensivo A. Ristori, Napoli – classe II C, con Scienze Antiche, infatti, ci sarà l’opportunità di assistere ad esperimenti scientifici risalenti al lontano periodo ellenistico. Molti di questi scaturivano sulla base dei dibattiti del tempo, come la discussione intorno alla natura del pneuma (aria). Il tutto cercava di essere validato attraverso dispositivi (oggi considerati rudimentali) che avevano il fine ultimo di dimostrare che l’aria era materia e, perciò, formata da atomi.

I quattro dispositivi di cui sarà mostrato il funzionamento saranno: la Clepsyidra di Filone, l’Uovo di Filone, la Fontana di Erone e i Serbatoi gemelli.

La Clepsyidra di Filone dimostrerà che l’aria è materia. L’uovo di Filone dimostrerà che l’aria è sensibile al calore. La Fontana di Erone dimostrerà che l’aria esercita una pressione, il cui principio è stato applicato per lungo tempo per prosciugare i fondi delle miniere. Infine, i Serbatoi Gemelli dimostreranno che l’aria è comprimibile.

La mission di quest’anno di Futuro Remoto si chiama “connessioni”, l’intento è quello di promuovere la conoscenza e la partecipazione democratica ai processi di innovazione in atto nella società. Ciò rappresenta un’occasione speciale per far conoscere le nuove prospettive aperte dai più recenti risultati della ricerca scientifica, culturale e tecnologica, ma anche uno sguardo al passato culturale che possa cambiare nel concreto il nostro modo di concepire il mondo, come nel caso di Scienze Antiche.

Enrico Ciccarelli