Torna a Napoli, in piazza del Plebiscito, Futuro Remoto nella sua 31esima edizione. Questa manifestazione, promossa da Città della Scienza, mira a diffondere la cultura scientifica e tecnologica in Italia.

Tanti i campi di approfondimento e tante le isole tematiche di Futuro Remoto, tutte legate da un unico filo conduttore: le “Connessioni”. Tra le isole vi è quella del “Patrimonio culturale” che ospita, tra i tanti laboratori, anche quello denominato “Le parole raccontano”.

Futuro Remoto connessioni "Le parole raccontano"

A cura dell’Università degli studi di Napoli l’Orientale, questo laboratorio-dimostrazione si propone di indagare ed esplorare la lingua italiana e, più nel dettaglio, l’origine di alcune parole.

Il legame con il tema “Connessioni” è evidente perché la linguistica ci insegna che ogni lingua si è creata e sviluppata stando in contatto con le altre: “Il significato e l’origine delle parole contengono le stratificazioni storiche e culturali da cui esse scaturiscono”.

I linguisti mettono in atto più tipi di analisi per studiare, ad esempio, i cambi diatopici (la lingua che cambia nello spazio in cui è parlata) ed i cambi diacronici (la lingua che cambia nel tempo). Proprio per questi fattori di variabilità, lo strutturalista Giulio Lepschy ha definito il linguaggio come un “fenomeno sociale”, riferendosi appunto al fatto che ogni lingua ha la possibilità di cambiare non solo nel tempo ma anche nello spazio: tutto ciò accade perché questo non è un sistema morto ma in continuo movimento e cambiamento.

Ciò ci riporta alle “connessioni”, così fondamentali per lo sviluppo tecnologico, sociale e, senza ombra di dubbio, linguistico: insomma necessarie per ogni campo di conoscenza.

Questi fenomeni di connessione tra lingue si esplicitano in maniera evidente attraverso i prestiti linguistici o forestierismi: parole, strutture sintattiche o fonemi di una determinata lingua che entrano nell’inventario linguistico di un’altra comunità. Inizialmente questi termini possono essere considerati stranieri per poi essere successivamente accettati come normali dai parlanti in un secondo momento. Vi sono due tipi di prestiti: quelli di necessità e quelli di lusso. Per fare un esempio di prestito di necessità possiamo menzionare la parola caffè”: quando questo fu scoperto era necessario dargli un nome; un referente senza appellativo non può esistere, i parlanti identificano ogni cosa con la lingua ed ogni qualvolta ci sia qualcosa di nuovo questo verrà nominato.

Un prestito di lusso è invece una parola (come manager, show ecc…) che aveva già un corrispondente nella lingua in questione ma che, per ragioni socio-culturali o di prestigio, i parlanti hanno deciso di sostituire con quello di un’altra lingua giudicata migliore.

Futuro Remoto connessioni "Le parole raccontano"

Ovviamente nell’adozione di nuove terminologie i parlanti cambiano le parole straniere adattandole al proprio inventario fonematico; prendiamo nuovamente d’esempio la parola “caffè”: questa viene dall’arabo qahwaʰ (قَهْوَة), attraverso il turco kahve fino ad arrivare alla parola che tutt’oggi utilizziamo.

Proprio questo tipo di analisi etimologica sarà oggetto dello stand de “Le parole raccontano” di Futuro Remoto, come ci spiega la professoressa Librandi, referente del laboratorio:

“Non si tratta di un laboratorio in senso tradizionale. Al tavolo delle parole in viaggio si troverà una cesta con una serie di cartigli contenenti parole arrivate in italiano da altre lingue o partite dall’italiano per giungere in lingue differenti; il cartiglio fornisce anche una breve spiegazione sul cammino percorso da ogni singola parola. Coloro che saranno presenti al tavolo saranno disponibili a eventuali, altri  approfondimenti.”

Come sottolinea la pagina web di Futuro Remoto questo è un altro modo “per favorire un atteggiamento di apertura e curiosità verso gli arricchimenti che possono derivare dal contatto con le altre culture, evidenziando la natura composita della nostra identità anche linguistica. Una maggiore consapevolezza della complessità socio-culturale alla base della nostra cultura e degli incroci di culture altre che la caratterizzano.”

Daniela Diodato