Napoli. Il 22 maggio il consiglio comunale di Napoli ha votato la delibera n. 220, proposta dagli assessori Palma e Panini, con la quale si propongono indirizzi alle aziende speciali, alle istituzioni e alle società partecipate in materia di organizzazione e politiche retributive dei dirigenti, quadri e responsabili funzionali. Favorevoli alla delibera l’intera maggioranza e il Movimento 5 stelle. Si sono invece astenuti PD, Forza Italia e il consigliere Marco Nonno di Fratelli d’Italia.

L’assessore Panini ha spiegato che si tratta di un adeguamento normativo imposto dal decreto 174 del 2016, che impone alle società partecipate di rivedere i contratti in essere ed adeguarli a quelli previsti per i ruoli apicali della pubblica amministrazione, inoltre legando l’erogazione dei bonus economici al raggiungimento di obiettivi precisi e prefissati dall’ente che detiene la partecipazione, diretta o indiretta, nella società. La delibera del comune di Napoli avrà una durata di sei mesi, oltre la quale verranno previste riduzioni percentuali dei trasferimenti del comune alle singole partecipate, con modalità differenziate a seconda della tipologia di partecipata.

L’assessore ha sottolineato l’importanza della delibera in quanto il bilancio delle partecipate incide sul bilancio consolidato degli enti pubblici, contribuendo al raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica. Per cui la delibera del comune di Napoli è un atto dovuto nel processo di intervento sui costi della pubblica amministrazione.

Prima del voto, hanno fatto dichiarazione di astensione i consiglieri Stanislao Lanzotti di Forza Italia e Federico Arienzo del PD. La consigliera Francesca Menna del Movimento 5 stelle ha invece proposto 5 emendamenti, due dei quali votati all’unanimità dall’aula, due respinti e uno ritirato. L’opposizione, in particolare il consigliere Marco Nonno, ha più volte chiesto la verifica del numero legale che però non è mai venuto meno.

Si tratta dunque di una delibera con la quale il comune di Napoli stabilisce che i famosi superminimi dei manager e dei quadri delle partecipate non possono scattare in automatico ma devono essere ancorati a obiettivi prefissati dall’ente pubblico. Inoltre la delibera prevede l’adeguamento degli stipendi a quelli previsti per i dirigenti apicali della pubblica amministrazione.

«Non si tratta di una scelta punitiva, bensì di un adeguamento normativo e di un atto di giustizia in un momento storico in cui alle pubbliche amministrazioni si chiede di continuo di contenere i costi» ha dichiarato il consigliere del comune di Napoli Luigi Felaco, gruppo DEMA, che poi prosegue «per anni la spending review ha colpito lavoratori delle partecipate e della pubblica amministrazione; era giusto, oltre che imposto dalla legge, procedere ad un adeguamento e ad una revisione dei costi della dirigenza e dei quadri delle società partecipate».

Mario Sica

CONDIVIDI
Articolo precedenteAlla riscoperta del Maschio Angioino
Articolo successivoHemingway: la sconfitta della morte attraverso la letteratura
Nasce a Napoli nel 1988. Dopo aver trascorso i primi dodici anni di vita nella provincia nord di Napoli, a Villaricca, si trasferisce a Soccavo, quartiere di origine dei propri genitori. Durante gli studi classici, matura e coltiva la passione per il giornalismo e la scrittura creativa ed inizia una lunga militanza nei movimenti anticamorra e nei comitati territoriali della città di Napoli. Nel 2017, a “soli” 28 anni, consegue la laurea in giurisprudenza presso la Federico II. “Malato” di calcio e tifosissimo del Napoli, negli ultimi anni si appassiona alla boxe. Appassionato di lettura, in particolare classici e saggi storici, per sensibilità politica ha approfondito le sue conoscenze storiche dei movimenti di lotta del Novecento e del lungo processo di emancipazione del Sud America dal colonialismo ad oggi. Ha provato ad imparare a suonare la chitarra durante l’adolescenza ma, appurato di essere impedito, ha deciso di limitarsi all’ascolto di musica, in particolare De Andrè, Brassens, Pino Daniele e tutto il neapolitan power degli anni ’70 e ’80. Coltiva l’illusione, in un Paese che legge sempre meno e peggio, di poter trasformare la sua passione per la scrittura ed il giornalismo in un mestiere retribuito.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here