Napoli – Alcuni esponenti della destra cittadina danno il via alla lotta contro i centri sociali e gli spazi liberati.

Sono due gli esposti presentati, uno alla Procura della Repubblica e uno alla Corte dei Conti, per denunciare il presunto danno provocato da centri sociali e spazi liberati alle casse del Comune, procurato dal valore degli immobili sul mercato e dei loro possibili fitti. Abbiamo contattato il consigliere comunale Luigi Felaco per chiedere dei chiarimenti su quanto sta accadendo.

Cosa sono i centri sociali?

«C’è molta confusione in città, tra chi non frequenta spazi di rilevanza civica ascrivibili al novero dei beni comuni, così come da delibera di giunta comunale n. 446 del 1 giugno 2016 e chi ad esempio non ha mai messo piede in un centro sociale, occupato. La dicitura “centri sociali” infatti è molto generica. I centri sociali sono anche quelli a gestione diretta di qualsiasi comune italiano. A Napoli i “centri sociali territoriali” sono presenti quasi in tutti i quartieri e sono quelli dove si svolgono funzioni di accoglienza, segretariato sociale, promozione di attività e della solidarietà sociale . Quelli tirati in ballo dalle opposizioni in questi giorni, invece, sono i centri sociali occupati. Le funzioni spesso sono le medesime, cambia solo la titolarietà. Non c’è controllo pubblico, ma autogestione completa del bene e delle attività che si svolgono. La cosa più grave della faccenda è continuare ad usare questo termine in forma dispregiativa per incutere terrore e paura tra i cittadini. Chi lo va a dire ad esempio ai nonni che escono finalmente di casa e utilizzano alcuni di questi spazi per seguire balli di gruppo che stanno in pericolosi covi di sovversivi?»

Come mai questo forte accanimento contro questi spazi?

«Sì, c’è un accanimento su questi spazi, è vero, ma da parte di chi vuole speculare politicamente su di essi e questo ciò che intendevamo con il comunicato a firma mia e dei consiglieri Bismuto e Cecere. Si fa cattiva informazione per colpire l’amministrazione che non è assolutamente proprietaria di moltissimi degli immobili in questione e non ha mai, ripeto mai, assegnato nemmeno uno dei beni di propria pertinenza a questo o quel soggetto.»

Centri sociali
Scugnizzo Liberato, ex-carcere Filangieri ex Convento delle Cappuccinelle

Nel comunicato stampa, da lei pubblicato su facebook, si parla di “una delibera, unica in Italia e in Europa, costruita dal basso insieme alle esperienze che da anni lavorano sui beni comuni e l’assessore Piscopo, che non assegna questi spazi ma li rende usi civici aperti alla cittadinanza, pubblici e non come si è fatto in passato assegnati a qualche associazione amica che però ne fa un uso privatistico”. In cosa consiste questa delibera?

«A Napoli abbiamo dei centri sociali a gestione pubblica, dei centri sociali occupati che nulla vogliono aver a che fare con le istituzioni e spazi prima inutilizzati, oggi abitati e percepiti dalla cittadinanza come “beni comuni” suscettibili quindi di fruizione collettiva. Sono questi spazi che il Comune ha formalmente riconosciuto. L’amministrazione ha svolto un ruolo attivo con la delibera di Consiglio Comunale n 7 del 9 marzo 2015, individuando un percorso di valorizzazione di alcuni di questi beni ad uso civico e collettivo nell’ambito dei quali si svolgono attività sociali, culturali, artistiche, di aggregazione, dove sviluppare cittadinanza e costruire autoregolazione. Spazi, voglio precisare, aperti a tutti, non luoghi chiusi e non aperti solo agli iscritti o ai simpatizzanti, ma luoghi dove tutti sono i benvenuti e dove i cittadini non devono chiedere il permesso a nessuno per entrare, nemmeno all’amministrazione, bensì decidere assieme ad altri cittadini che animano il luogo, quali azioni e attività svolgere. Crediamo nella democrazia partecipata, nell’abitare i luoghi che l’amministrazione negli anni non ha valorizzato e crediamo nell’educazione alla responsabilità sociale e nei benefici che luoghi del genere rappresentano per la nostra città.»

Centri sociali
Giardino Liberato, ex Convento delle Teresiane, a Materdei

Sempre all’interno del comunicato stampa viene detto che “Questo attacco diventa sempre piu grottesco se si pensa che i partiti in cui hanno militato o militano i consiglieri di destra e del Partito Democratico che oggi puntano il dito a baluardo della legalità, devono al comune di Napoli centinaia di migliaia di euro per i fitti passivi di numerose sedi mai riscossi dal Comune.” Può spiegarci meglio questi fitti passivi?

«Ci sono altri luoghi, magari non molto partecipati, come tante sedi di partito (che rispetto profondamente), quelle sì assegnate magari a questo o quel partito, sparse sul territorio in edifici di proprietà comunale, che spesso svolgono funzioni di comitato elettorale e che non sempre riescono a pagare il fitto all’amministrazione. Poi esistono tantissimi beni completamente privati (garage, interi palazzi o appartamenti) che l’amministrazione comunale negli anni ha fittato, pagando spesso lauti canoni, per insediarvi propri uffici, scuole e servizi. Come amministrazione siamo impegnati nell’abbattimento di questi fitti passivi. Negli anni abbiamo lasciato numerosi immobili e quindi prodotto un grande risparmio per le casse comunali. La direzione intrapresa è questa e credo sia quella giusta, a prescindere dalle speculazioni politiche delle opposizioni»

Andrea Chiara Petrone