L’imprenditoria femminile e le nuove tecnologie della comunicazione sembrano punti chiave per lo sviluppo sostenibile dei Paesi dell’Africa.

Nonostante le tante contraddizioni che attraversano il continente africano, sarebbe ingenuo sottovalutare il potenziale di Paesi in continua trasformazione. L’African Economic Outlook, l’annuale report pubblicato dall’African Development Bank, dall’OECD Development Centre e dall’United Nations Development Programme (UNDP), fotografa questa complessa situazione e descrive economie sempre più slegate dalla logica della monocoltura o della dipendenza dall’esportazione di petrolio e sempre più impegnate a diversificare le proprie fonti di reddito. In questo contesto acquista grande importanza l‘imprenditoria femminile, un settore in grande crescita grazie non solo ai progetti finanziati da donatori esteri ma anche alle riforme e ai programmi dei governi dei Paesi dell’Africa, sempre più attenti alla ricchezza, economica e sociale, che l’empowerment delle donne può portare.

L’attenzione verso l’uguaglianza di genere e la partecipazione delle donne nei processi decisionali è ormai un tema al centro dei dibattiti e delle politiche dei Paesi africani ed è stato anche individuato come una delle “sette aspirazioni” emerse dalla Conferenza dell’Unione Africana del 2013. In tale occasione i capi di Stato africani hanno concordato su degli obiettivi comuni, definiti “aspirazioni”, su cui lavorare per raggiungere uno sviluppo sostenibile nel continente. Queste aspirazioni sono state poi sviluppate nel documento “Agenda 2063: The Africa We Want” che propone una cornice comune per raggiungere una maggiore integrazione continentale e regionale, uno sviluppo sostenibile, la democrazia e il rispetto dei diritti umani, la pace e la sicurezza e una forte identità culturale continentale.

La sesta aspirazione dell’Agenda 2063 prospetta politiche di sviluppo in cui le persone sono messe al centro del processo, basandosi quindi sulle loro potenzialità e in particolare su quelle delle donne e dei giovani. Un obiettivo che aspira alla totale eliminazione delle discriminazioni nei processi decisionali in ogni aspetto dello sviluppo, incluso quello sociale, economico, politico e ambientale. Il documento non manca di evidenziale le problematiche che impediscono l’avviamento di un processo significativo di emancipazione femminile, come i diritti alla proprietà e all’eredità negati alle donne in alcuni Paesi del continente e alla non riconosciuta capacità giuridica di firmare contratti e registrare e gestire attività, limitazioni che inevitabilmente inibiscono qualsiasi aspirazione di queste donne.

Secondo il report African Economic Outlook, in media le donne africane sono più propense a iniziare un’attività imprenditoriale rispetto alle donne residenti in altri Paesi.

In Nigeria e Zambia, ad esempio, il 40% delle donne ha aperto un’attività rispetto al 10% registrato nei Paesi industrializzati. I settori del commercio al dettaglio, della ristorazione e dei servizi alberghieri sono quelli più interessati dall’imprenditoria femminile, e rappresentano un’ottima occasione per differenziare le fonti di reddito dei nuclei familiari, soprattutto in contesti agricoli dove il 42% delle famiglie sceglie di differenziare le proprie attività soprattutto investendo nel settore commerciale che richiede bassi costi di entrata e non eccessivi costi di formazione. Le donne scelgono l’imprenditoria anche per la flessibilità negli orari che le permette di conciliare il lavoro con gli altri impegni derivanti dalla loro posizione all’interno della comunità.

Il report evidenzia però anche come poche imprese africane siano innovative: meno del 20% delle imprese offre nuovi servizi e prodotti. Questa mancanza di innovazione è stata attribuita alla grandezza ridotta del mercato e alla sua frammentazione. Nonostante questo dato, si sta assistendo sempre più alla crescita del settore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, spesso determinante per la crescente imprenditoria femminile.

La diffusione degli smartphone sta infatti cambiando le abitudini di molti cittadini dei Paesi africani e si aprono innumerevoli prospettive e opportunità. Cresce quindi la necessità di formare giovani e donne che possono sfruttare le nuove tecnologie per promuovere le proprie attività e trovare soluzioni creative ai problemi che devono affrontare.

Tra i diversi programmi che si stanno diffondendo in Africa sono interessanti quelli rientranti nell’iniziativa YouthMobile promossa dall’UNESCO, che ha come obiettivo quello di introdurre i giovani, e in particolare le giovani donne, di tutto il mondo alla programmazione e allo sviluppo di Apps nell’ottica di uno sviluppo sostenibile e della creazione di nuovi posti di lavoro. Grazie anche a iniziative come questa, tra il 2010 e il 2015, la percentuale di donne che studiano informatica è cresciuta del 9% sfidando gli stereotipi di genere che vedono quello dell’informatica e delle nuove tecnologie come un settore adatto ai soli uomini.

Interessante è anche l’esperienza del GROW movement, un network di consulenti finanziari volontari che utilizzano le ICTs per migliorare le capacità imprenditoriali delle imprese africane, in Malawi. Il progetto promosso da GROW movement prevede una formazione gratuita di 12 lezioni via Skype o WhatsApp su come migliorare le proprie strategie di marketing, la pianificazione finanziaria e le relazioni con i clienti. Un’ottima opportunità per le donne che vogliono formarsi e migliorare le proprie prospettive economiche ma non hanno i mezzi finanziari o logistici per farlo. Dal 2013 più di 200 donne hanno utilizzato questo servizio.

Le opportunità per un’emancipazione femminile stanno crescendo, e se saranno accompagnate dalla creazione di spazi dove le donne possano esprimere la propria voce e da un impegno concreto dei governi nell’implementazione di politiche per l’uguaglianza di genere si potrà assistere nei prossimi anni a un reale empowerment delle donne dei Paesi dell’Africa.

Marcella Esposito