Si è concluso il G7 di Taormina, due giorni in cui si è discusso prevalentemente di lotta al terrorismo, immigrazione, strategie economiche e lotta ai cambiamenti climatici. Proprio su quest’ultimo punto si è consumato lo strappo tra il presidente USA Donald Trump e la cancelliera tedesca Angela Merkel, con il tycoon statunitense non disposto a rivedere la posizione della sua amministrazione avversa agli Accordi di Parigi.

A conclusione del G7 di Taormina, a margine di una manifestazione politica in Baviera, Angela Merkel ha definito «molto insoddisfacente» il vertice sul tema dei cambiamenti climatici. La cancelliera ha poi aggiunto che il destino dell’Europa dipende solo dagli europei, senza che essi possano fare troppo affidamento sugli alleati d’oltreoceano. Dal canto suo, Donald Trump ha definito un successo per gli USA il vertice di Taormina ma non intende invertire la rotta tracciata dalla sua amministrazione riguardo alle politiche ambientali, anzi: secondo indiscrezioni lanciate dall’agenzia di stampa statunitense Axios, il presidente americano vorrebbe addirittura abbandonare gli Accordi di Parigi.

La posizione degli USA ha influenzato molto anche la parte del documento che riguarda i migranti. Trump, infatti, ha fatto inserire una frase che riafferma i poteri di controllo delle frontiere da parte degli Stati, ritenendo insufficiente una politica basata sullo sviluppo e il sostegno alle economie dei paesi africani come forma di prevenzione dei flussi migratori. Alla fine si è optato per una soluzione di compromesso che, accanto alla questione del controllo dei confini, impegna gli Stati al rispetto dei diritti umani di rifugiati e migranti. Sarà poi interessante capire come si evolverà la questione e come si provvederà a tenere in equilibrio i due principi sopra indicati. In ogni caso non era scontato, alla vigilia del G7 di Taormina, che si arrivasse ad un compromesso sulla questione migranti. La discussione sugli investimenti produttivi in Africa verrà poi ripresa nel G20 in programma il 7 e 8 luglio in Germania.

Il premier italiano Paolo Gentiloni si è invece dichiarato soddisfatto per le conclusioni a cui si è pervenuti sul tema del terrorismo, soprattutto in merito alla decisione di impegnare gli internet providers nella battaglia contro la diffusione di contenuti a sfondo terroristico sul web. Passi in avanti anche sul piano del commercio internazionale, con l’impegno dei paesi coinvolti nel G7 di Taormina a combattere le pratiche di concorrenza sleale senza ricorrere a strategie protezionistiche, a differenza di quanto aveva annunciato Trump durante la sua campagna elettorale per le presidenziali. Anche su questo punto è stata molto chiara la cancelliera Merkel che ha ribadito come l’impegno dell’UE dovrà essere quello di mantenere i mercati aperti.

Un passaggio importante, anch’esso oggetto di scontro tra Angela Merkel e Donald Trump, è quello sulle sanzioni alla Russia. Prima del G7 di Taormina le posizioni sul tema di USA e Germania apparivano lontanissime: da un lato la minaccia di Washington di sospendere le sanzioni verso Mosca, dall’altro la volontà di raddoppiare le sanzioni fino a che la Russia non si impegni a rispettare gli Accordi di Minsk in merito alla questione Ucraina e l’annessione russa della Crimea. Alla fine le resistenze di Trump sono crollate e le sanzioni sono state confermate, con la possibilità di incrementarle qualora Putin continui a non rispettare gli Accordi concernenti l’Ucraina.

Infine è stato affrontato il tema dei programmi missilistici nucleari portati avanti dalla Corea del Nord. Il documento finale del G7 di Taormina chiede a Pyongyang di interrompere tutte le sperimentazioni balistiche nucleari, chiedendo alla comunità internazionale di assicurare l’attuazione delle sanzioni ONU. Tuttavia non vi è alcun riferimento esplicito alla Cina e al ruolo che potrebbe avere nel pressare il regime nordcoreano a interrompere i lanci di missili. La risposta del presidente Kim Jong-un alle conclusioni del vertice di Taormina non si sono però fatte attendere: la Corea del Nord ha infatti lanciato un altro missile nelle acque del Giappone nella tarda serata, ora italiana, del 28 maggio. Un’ulteriore provocazione che, dopo il lancio del 21 maggio, ha suscitato la rabbia del premier giapponese che chiede maggior impegno della comunità internazionale. Anche su questo tema la discussione è rinviata per aggiornamenti al G20 di luglio in Germania, quando saranno presenti anche i BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) e gli altri Paesi che compongono il vertice.

Mario Sica

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Nasce a Napoli nel 1988. Dopo aver trascorso i primi dodici anni di vita nella provincia nord di Napoli, a Villaricca, si trasferisce a Soccavo, quartiere di origine dei propri genitori. Durante gli studi classici, matura e coltiva la passione per il giornalismo e la scrittura creativa ed inizia una lunga militanza nei movimenti anticamorra e nei comitati territoriali della città di Napoli. Nel 2017, a “soli” 28 anni, consegue la laurea in giurisprudenza presso la Federico II. “Malato” di calcio e tifosissimo del Napoli, negli ultimi anni si appassiona alla boxe. Appassionato di lettura, in particolare classici e saggi storici, per sensibilità politica ha approfondito le sue conoscenze storiche dei movimenti di lotta del Novecento e del lungo processo di emancipazione del Sud America dal colonialismo ad oggi. Ha provato ad imparare a suonare la chitarra durante l’adolescenza ma, appurato di essere impedito, ha deciso di limitarsi all’ascolto di musica, in particolare De Andrè, Brassens, Pino Daniele e tutto il neapolitan power degli anni ’70 e ’80. Coltiva l’illusione, in un Paese che legge sempre meno e peggio, di poter trasformare la sua passione per la scrittura ed il giornalismo in un mestiere retribuito.

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