I “Promessi Sposi” è senza ombra di dubbio una delle opere letterarie più importanti del nostro patrimonio e della nostra identità nazionale. Scritto con solerte zelo durato anni dal milanese Alessandro Manzoni, i “Promessi Sposi”  risulta essere il romanzo più letto tra quelli scritti in lingua italiana.

Quest’opera fu pubblicata nel 1827 in una prima edizione detta “ventisettiana”, lo stesso autore volle modificarla nella forma e soprattutto nel linguaggio; solo negli anni tra il 1840 e il 1842 si arrivò all’edizione definitiva, di cui ancora oggi fruiamo. Per questo motivo divenne un’opera importante anche dal punto di vista linguistico, poiché mira all’utilizzo dell’italiano standard in una fase storica in cui l’Italia è divisa dal punto di vista politico, sociale, economico e soprattutto linguistico. Ambientato in Lombardia negli anni del dominio spagnolo, si configura come il primo romanzo storico della letteratura italiana. Manzoni per realizzare una riproduzione quanto più verosimile del periodo seicentesco, effettuò un gran lavoro di ricerca storica inserendo nelle vicende del romanzo personaggi realmente esistiti come Marianna de Leyva, la triste monaca di Monza. Nonostante l’autore non avesse sul territorio italiano modelli narrativi a cui ispirarsi per la stesura di un romanzo, poiché in italiano non ne era stato scritto neppure uno, riuscì a realizzare un’opera monumentale, letta ed apprezzata in tutto il mondo.

La trama racconta di giovani di umili origini, Lucia Mondella e Renzo Tramaglino, desiderosi di coronare il loro sogno d’amore unendosi in matrimonio. Inizialmente sembrerebbe non esserci alcuna causa impediente alla celebrazione delle nozze, ma Don Rogrido, signorotto del paese, incrociando Lucia decide che la ragazza dovrà essere sua. Dunque attraverso i suoi scagnozzi ordina a Don Abbondio, il curato del paese, di non celebrare il matrimonio tra i due. Il prete è un uomo vile, è di certo non sa opporsi alla richiesta mossa da un potente come Don Rodrigo. Giunto il momento delle nozze, il curato cerca di temporeggiare ed inventare scuse per non celebrare le nozze, fin quando non confessa che dietro a tutto si nasconde un’imposizione di Don Rodrigo. Per i due giovani avrà inizio un lungo percorso che li porterà a dividersi e soprattutto ad affrontare soprusi e difficoltà dalle quali ne usciranno profondamente maturati. Non mancherà il lieto fine ed i Promessi Sposi diventeranno finalmente sposi.

Quando Manzoni incominciò a scrivere i “Promessi sposi” il suo intendo  era che il romanzo dovesse rispondere alla funzione dell’utile, del vero e dell’interessante.

Grazie all’introduzione del genere del romanzo in Italia, grazie all’immane lavoro di ricerca storica, grazie alle  suddette funzioni di utile, vero ed interessante, e grazie soprattutto alla funzione linguistica, l’opera manzoniana affascina il pubblico e nel 1870 diviene lettura obbligatoria nelle scuole italiane.

Da ben 147 anni i “Promessi Sposi” allieta le ore di lezione di tutti gli studenti italiani, essendo antologia obbligatoria nelle scuole secondarie di ogni grado.

Ma oggi i tempi sono cambiati, non c’è più un’Italia appena nata da unire, e l’innovazione del genere del romanzo non è più certo valida. Diciamocela tutta, per alcuni studenti leggere quest’opera è davvero un supplizio, nonostante sia di notevole interesse. Forse è proprio la questione dell’obbligatorietà che toglie piacere alla lettura. Già il nostro ex premier Matteo Renzi, nel marzo 2015, aveva affermato che il celebre romanzo manzoniano sarebbe dovuto essere abolito per legge, poiché la lettura dell’opera diviene noiosa perché imposta. La questione “Promessi Sposi” torna a fare notizia: il settimanale Pagina 99 nel suo ultimo numero lancia la proposta di abolire l’obbligatorietà di questo romanzo nei programmi di italiano delle scuole secondarie.

C’è chi pensa che ormai i cari “Promessi Sposi” abbiano fatto il loro tempo e che tanti altri romanzi, di notevole importanza linguistica e contenutistica, potrebbero essere proposti come lettura ai ragazzi.

Ma forse la questione che non va proprio giù è quella di rendere obbligatorie determinate opere nei programmi, quando poi ogni docente dovrebbe poter scegliere autori da approfondire con le loro classi. Se questo romanzo non va tanto a genio agli studenti è forse perché spesso non va a genio neppure ai loro docenti, i quali non riescono a trovare spunti riflessivi in grado di captare l’attenzione dei discenti. Ma è davvero finito il tempo dei “Promessi Sposi” ?

Il professor Pierluigi Fiorenza, docente di italiano, è dell’idea di dover dare spazio ad altri romanzi come i “Viceré” di De Roberto, che racconta la nascita della nazione italiana, ma anche al “Gattopardo” di Tomasi di Lampedusa.

La professoressa Camilla Scala ha dichiarato:”togliendo i Promessi Sposi dai programmi credo che farebbero un  gran favore prima di tutto a Manzoni, in questo modo i ragazzi ed anche i docenti potrebbero recuperare il diletto per una lettura bellissima“.

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A quanto pare  i docenti sarebbero d’accordo con questa proposta, anche se di sicuro, tra tutti, persiste qualche conservatore che al celebre romanzo del caro Manzoni non rinuncerebbe mai.

“Promessi Sposi” sì o “Promessi Sposi” no? Come direbbe il nostro Manzoni, ai posteri l’ardua sentenza. E chi la scuola la vive ogni giorno, come gli alunni,  vuole ancora in programma le tormentate vicende di Renzo e Lucia?

Mariavictoria Stella

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