WhatsHappening: quando la religione impone il digiuno meditativo

Edizione speciale di giugno 2017

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Cari lettori, l’edizione di questo mese di WhatsHappening ha preso in esame ancora una volta le religioni e ha analizzato la pratica del digiuno meditativo.

Il digiuno è, come ben presto si vedrà, una pratica trasversale a tutte le religioni: particolarmente importante in quelle monoteiste di origine abramitica, ma fortemente sentito anche in quelle politeiste. In questa rubrica di WhatsHappening spieghiamo come il digiuno, possa servire ad allontanare l’uomo dalle cose terrene o a fargli espiare i propri peccati. Uno degli obiettivi comuni a molte delle religioni è, però, quello di far comprendere – assieme alla meditazione – la vera essenza spirituale del mondo.

BUDDHISTI

Il buddhismo è una delle religioni orientali più conosciute in Occidente e oggi molto praticata. Può dare l’impressione di essere molto diversa dalle religioni monoteistiche cui siamo abituati (e per certi versi lo è), ma con esse condivide la disciplina dell’autocontrollo e del distacco dalle cose terrene. Nel buddhismo, però, non è previsto alcun periodo specifico di meditazione, digiuno o penitenza, come invece è per le religioni abramitiche. Al contrario, la meditazione e il digiuno sono pratiche fondamentali che il credente può adottare nella vita di tutti i giorni e che sono finalizzate a renderlo libero dal desiderio (considerato la causa del dolore).   
La meditazione (bhavana) è una tecnica che è comunemente associata al buddhismo, ma che viene praticata anche da “laici” e che varia in base alla tipologia di buddhismo. In generale, si può dire che è una tecnica di concentrazione e respirazione volta a raggiungere l’illuminazione e, ancora una volta, ad astrarsi dalle cose terrene. Sempre a questo secondo compito è legato il digiuno: esso è uno delle tredici pratiche ascetiche (dhutanga) portate avanti da alcuni monaci buddhisti che però può essere praticato da chiunque voglia farlo. È una sorta di esercizio fisico, mentale e soprattutto spirituale: azzerare il desiderio, resistere alle difficoltà, controllare il proprio corpo fanno tutti parte di questa disciplina interiore. La differenza fra il digiuno praticato nel buddhismo e quello delle religioni monoteistiche è che in questo caso esso non vuole ricongiungere ad un Dio specifico, ma mira a rendere l’uomo più libero (dai desideri materiali come il cibo) e ad avvicinarlo alla pace interiore, il cosiddetto nirvana.

CRISTIANO-CATTOLICI

Uno dei Cinque precetti generali della Chiesa, contenuti nel Catechismo della Chiesa Cattolica del 1992, recita: «Osserverai il digiuno prescritto e parimenti l’astinenza». Il digiuno è l’effettuare un solo pasto a giornata, mentre liquidi e medicine possono essere sempre assunti. L’astinenza invece prevede che il fedele non si cibi di carne e più in generale ogni pasto considerato troppo costoso. I giorni deputati a digiuno e astinenza sono il Mercoledì delle Ceneri e il Venerdì Santo. La sola astinenza dovrebbe invece essere osservata tutti i venerdì dell’anno e in particolare nei venerdì della Quaresima (Dal Mercoledì delle Cenerì al Venerdì Santo), periodo durante il quale si raccomanda in generale uno stile di vita sobrio. 
Per i fedeli osservanti il calendario liturgico del 1962 (modificato da Paolo VI) vigono anche le “Quattro Tempora“, ovvero quattro periodi di tre giorni (mercoledì, venerdì e sabato) in cui è comandato il digiuno, situati in concomitanza con le quattro differenti stagioni: fra la terza e la quarta domenica di Avvento, fra la prima e la seconda domenica di Quaresima, fra Pentecoste e Santissima Trinità e generalmente nella settimana seguente l’Esaltazione della Santa Croce (quindi a settembre).

EBREI

L’ebraismo è una delle tre grandi religioni monoteiste. Il suo riferimento più importante è la Torah con i suoi 5 libri, la Genesi, l’Esodo, il Levitico, Numeri e Deuteronomio, condivisi in parte dal cristianesimo. Il Sidur è il testo della preghiera, aspetto centrale per avvicinarsi alla percezione dello spirito divino e praticata soprattutto nelle sinagoghe. Il sabato, Shabbat (‘smettere’), è la festa del riposo e ricorda il giorno in cui il Signore concluse la creazione secondo l’Esodo. Fondamentale è l’alimentazione: precise regole governano la nutrizione dei credenti per renderla kosher ovvero “conforme alla legge”. Tra queste, c’è il divieto di mangiare animali considerati impuri, tra cui il maiale, vietato anche nella religione musulmana. Una delle principali ricorrenze ebraiche è la Pesach (Pasqua ebraica), celebrata il 14 Nissan (aprile) per ricordare la liberazione dall’esilio da parte di Mosè. In questo periodo, la tradizione religiosa impone di mangiare matzah (pane non lievitato), lo stesso di cui si nutrirono gli ebrei durante la fuga nel deserto. È proibito mangiare qualsiasi cibo contenente lievito. Ci sono altri periodi di digiuno, simbolo di espiazione dai peccati, di lutto o di supplica, ma quello più importante è lo Yom Kippur, il 10 di Tishri (tra settembre e ottobre): ogni ebreo si appresta ad espiare i peccati commessi durante l’anno, nei confronti di Dio e degli altri uomini e per questo il digiuno è completo, dal tramonto alla notte successiva. Oltre al divieto di mangiare, gli ebrei non possono lavarsi il corpo, indossare scarpe di cuoio, mettersi acque di colonia, oli o profumi e avere rapporti sessuali. Gli altri digiuni sono collegati al ricordo della distruzione del Tempio, giorno di lutto e disperazione per il popolo ebraico, mentre il Digiuno di Ester, Ta’anit Esther, si riferisce al personaggio biblico Ester, santificato anche dalla Chiesa cattolica.

MUSULMANI

Ogni religione, in particolare quelle monoteiste di derivazione abramitica, prevede dei periodi di digiuno e penitenza per i suoi fedeli. Così anche l’Islam, che chiama questo periodo Ramadan (letteralmente “mese caldo”). Il Ramadan costituisce uno dei cinque pilastri dell’Islam (ovvero i cinque obblighi che ogni buon musulmano deve osservare) ed è un periodo di 29-30 giorni durante il quale i fedeli musulmani devono astenersi dal bere, mangiare, avere rapporti sessuali e fumare durante le ore di luce. Viene praticato per celebrare la rivelazione del Corano a Maometto da parte dell’angelo Gabriele e ogni anno può cadere in mesi diversi: l’importante è che avvenga durante il nono mese dell’anno lunare (i musulmani adottano l’anno lunare che ha 10-11 giorni in meno rispetto a quello solare), quando si avvista la fase crescente della luna (hilal). 
Il Ramadan, però, non viene concepito unicamente come un momento di celebrazione né tantomeno come un semplice digiuno: all’autodisciplina che il fedele deve avere in tutti i campi (dal cibo ai rapporti sessuali ai vizi) si aggiunge un’intensificazione dell’attività di preghiera. Il Ramadan, infatti, rappresenta un momento di alta tensione spirituale per il credente musulmano, che attraverso la lettura del Corano, la preghiera, l’attività di carità e la meditazione in moschea «si avvicina a Dio distaccandosi dalle cose terrene». A questo aspetto spirituale-individuale, si aggiunge la dimensione sociale: al termine di ogni giornata di Ramadan (quindi dopo il tramonto) i fedeli – dopo aver mangiato qualcosa di semplice – si preparano al pranzo serale (iftar) che verrà condiviso non solo con la famiglia, ma anche con i vicini. E che è ancora una volta un momento di preghiera.

INDUISTI

L’induismo può essere concepito come un modo di vivere più che una vera e propria religione con dogmi rigidi. Il fine ultimo dell’Indù è quello di arrivare alla Verità Assoluta attraverso un percorso individuale che segua i principi morali dell’induismo: purezza interiore, non-violenza, autodisciplina, distacco dalle cose, verità, carità e compassione per gli uomini. 
Le pratiche religiose sono numerose e cambiano a seconda della tradizione di appartenenza del credente. Tra queste ricordiamo lo Yoga, ovvero una tecnica di meditazione che aiuta l’uomo a liberarsi dai vincoli della materia, il Puja, l’adorazione della divinità che può esprimersi attraverso un’offerta, una cerimonia o un rito e i Samskara, cerimonie che si svolgono in particolari momenti dell’esistenza come ad esempio l’inizio dell’apprendimento, il matrimonio e i funerali.
Nell’induismo acquisisce un’importanza rilevante il cibo e l’astinenza da esso è prevista nell’undicesimo giorno dopo la luna calante e nell’undicesimo giorno dopo la luna crescente. Gli induisti spesso digiunano anche alla vigilia di molte ricorrenze sacre e per adempiere ad un voto religioso chiamato Vrata. Il digiuno è visto come uno strumento di autodisciplina che aiuta a controllare le passioni e arginare le emozioni e quindi concorrere al distacco dalle cose negando le necessità terrene a favore di quelle spirituali. Infatti, la parola digiuno, che in lingua Indù è Sanskkrita Upvas, significa letteralmente “sedere vicino a Dio” proprio ad indicare l’unione dell’uomo con l’assoluto “affamando i sensi” e elevandosi così alla contemplazione. Per restare fedeli al principio della non-violenza molti induisti scelgono il vegetarismo come pratica alimentare. Gli induisti, infatti, ritengono sacra ogni forma di vita, e in particolare le mucche, e il mangiare carne è considerato fonte di grande impurità.

Hanno collaborato:  Elisabetta Elia, Marcella Esposito, Valerio Santori, Rosa Uliassi

@PhotoCredits: Niranjan Shrestha,  Martin Puddy/Corbis

Edizione speciale di maggio 2017