Un’odissea senza fine, quella dei giornalisti e redattori de “LaCittà di Salerno“. Dopo il rischio licenziamento per sette giornalisti, poi scongiurato in seguito ad un incontro con i vertici, arriva la sospensione a tempo indeterminato per il redattore Enrico Scapaticci, componente del comitato di redazione e delegato per la Campania all’Assemblea nazionale della Casagit.

L’azienda ed il direttore responsabile del quotidiano LaCittà avrebbero contestato al collega di aver contravvenuto alle disposizioni sull’organizzazione del lavoro. Dall’assemblea dei redattori, però, tramite un comunicato sindacale, giurano che il collega abbia agito «nel pieno rispetto delle regole che disciplinano la professione e del codice deontologico».

L’assemblea dei redattori, intanto, annuncia lo stato di agitazione dissociandosi dall’atto definito «gravissimo ed intimidatorio e di prevaricazione della libertà ed autonomia sindacale». Scapaticci incassa anche il sostegno della Federazione Nazionale della Stampa e il Sindacato Unitario Giornalisti della Campania, pronti a scioperare qualora non venga revocato il provvedimento e a sostenere il redattore nelle sedi competenti, e della Federazione regionale dei Verdi che hanno chiesto a gran voce la revoca del provvedimento.

Enrico Scapaticci

Sui social oramai si fa presto: in pochi minuti il redattore ha ricevuto la solidarietà di decine e decine di colleghi che hanno contrassegnato i loro post con l’hashtag #iostoconenrico. E non sono mancati i post di indignazione verso ciò che viene definito un vero e proprio “sistema”. Il presidente dell’ordine dei Giornalisti della Campania, Ottavio Lucarelli, si è schierato incondizionatamente al fianco di Enrico «denunciando la totale illegittimità della procedura».

Il caso di Enrico non è da analizzare singolarmente; rientra, bensì, in un discorso più ampio dove al centro c’è proprio il giornalista inteso come mestiere. Un mestiere sempre più complicato al giorno d’oggi. Dove i diritti, talvolta, sono una chimera da conquistare. E sono legate a doppio filo con gli interessi dei padroni.

Paolo Vacca