“Beren and Lúthien” è l’attesissimo romanzo di tutti coloro che, a 40 anni dalla morte di J.R.R Tolkien, sono ancora ammaliati dalle sue parole e continuano a far rivivere le fantasiose atmosfere dell’immaginario mondo di Arda.

“Mio caro Milton,
mi hai chiesto un breve abbozzo del materiale che riguarda il mio mondo immaginario. È difficile dire qualcosa senza dire troppo: il tentativo di pronunciare qualche parola scatena il diluvio dell’eccitazione, dato che quell’egoista che sempre si annida nell’artista desidera raccontare come tutto si sia sviluppato, che cosa esso sia e che cosa egli intenda o cosa stia cercando di rappresentare attraverso di esso.”

J.R.R. Tolkien così scriveva a Milton Waldman, in una lettera datata 1951.
Lo scrittore visionario, che ha voluto dare una tradizione epica e leggendaria alla sua terra partendo da nozioni sulla mitologia nordica, greca e romana, è riuscito nella sua impresa tanto da essere ancora ammirato e riconosciuto come creatore di un nuovo mondo fantasy.

Ancora oggi le sue opere sono un importante lavoro per i filologi che, a partire dai suoi romanzi, come archeologi riportano a galla i cimeli della tradizione celtica. Molti dettagli sono però inconciliabili con le informazioni trapelanti dal mondo antico e, nello studiare i suoi appunti, i diari e le postille che lasciava a pie’ di pagina, si è cercato di ritrovare i perché ancora irrisolti nella sua vita quotidiana.

Così si è data una spiegazione all’esistenza del personaggio “hobbit”, frutto di tutte le abitudini e i gusti di Tolkien. Lo scrittore ha così creato un suo mini alter-ego, un esserino che ha il compito di accompagnare il lettore tra le scene del Silmarillion e del Signore degli Anelli, che si misura con i valorosi Elfi, Uomini e Nani e che poi, alla fine, si dimostra il più onorevole e forte di tutti.

Così, anche la vicenda di Beren e Lúthien è riscontrabile con un attento studio della sua biografia.

Il Silmarillion (libro in cui appare tutta la storia di Arda, dalla creazione del mondo alla Terza Era) ce li ha fatti conoscere, ma sembra che, per la grande importanza di tale vicenda, Christopher, il terzogenito di Tolkien, dopo un minuzioso lavoro di assemblaggio, sia riuscito a proporci un’opera integra, capace di articolare per intero la loro storia.

Lúthien era la figlia di uno dei più potenti Re del Beleriand, Thingol, ed era un Elfo, quindi un essere immortale, in completa simbiosi con la natura.
Beren era invece un uomo della Casa di Beor.
Iniziò tra loro un amore impossibile, ostacolato da Thingol che spinse il giovane mortale a recuperare uno dei tre Silmarl, (gemme magiche create dall’elfo Feanor, in cui era racchiusa la Luce dei due Alberi di Valinor) proveniente dalla corona di Morgoth.
Beren affronta fin troppi pericoli che lo porteranno, ad impresa conclusa, alla morte. Trafitta dal dolore anche Lùthien lo seguirà presto, ma avrà la possibilità (offertale dal commosso dio Mandos) di scegliere una vita mortale da costruire con il suo amato.

In una lettera datata 1972 inviata a Cristopher, J.R.R. Tolkien rivela che si tratta di un’opera autobiografica.
Dopo la Prima Guerra mondiale infatti lo scrittore tornò nella sua terra per rimettersi dopo un periodo di malattia. Ad attenderlo, con amore c’era la sua Edith che, dall’euforia, danzò circondata da un paesaggio fiorito nell’East Yorkshire.
La sua dolcezza e la sua bellezza gli hanno ispirato il personaggio di Lùthien e il desiderio di un amore vissuto, le barbarie della guerra, invece, gli ostacoli da superare.

tolkien

Alla morte della moglie Tolkien coronerà il loro eterno amore facendo iscrivere sulla sua lapide il nome Lúthien e richiederà che sulla sua ci sia iscritto Beren.

Alessia Sicuro

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Diplomata al liceo scientifico sperimentale PNI, matricola alla facoltà di lettere moderne della Federico II, ha sempre voluto avere una visione a 360 gradi di tutte le cose. Accortasi che la gente preferisce bendarsi invece di scoprire ed affrontare questa società, brama ancora di tappezzare il mondo coi propri sogni nel cassetto. Divora libri, vecchie storie, vorrebbe guardar il futuro con degli occhiali magici per riportar solo belle notizie alla gente disillusa. Vorrebbe indossare scarpe di cemento per non volar sempre con la fantasia, rintagliarsi le sue ali di carta per dimostrare, un giorno, che questa gioventù vale! Vorrebbe esser stata più concreta fin dall’inizio, essere interessata ai soldi come tutta la gente normale e non sentirsi in pace col cosmo solo perché sta inforcando una penna. Si, vorrebbe, ma bisogna sempre svegliarsi.

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