La quinta stagione di House of cards, uscita in contemporanea su Netflix in tutto il mondo, conferma che questa serie è ormai una delle più interessanti del panorama.

La quarta stagione si era chiusa con uno sguardo, anzi due. Quelli di Frank e Claire Underwood rivolti verso la macchina da presa, o per meglio dire verso lo spettatore. Uno sguardo che avrebbe presagito un regno del terrore che in parte si è verificato nell’ultima stagione. Frank e Claire, la coppia più interessanti della televisione, sostengono il peso di una serie che potrebbe essere lenta e noiosa se non avesse una scrittura così precisa e rigorosa.

In questa nuova stagione, seppur con qualche alto e basso, il Presidente e la first lady affrontano varie crisi: le elezioni contro il repubblicano Conway, il furto di un camion con del materiale radioattivo, la crisi in Siria e i soliti intrighi dei democratici contro Underwood. La linea temporale della stagione, più delle altre volte, si allarga e si restringe. Numerose sono le ellissi raccontate poi dal Presidente direttamente agli spettatori.

Ciò che ha sorpreso maggiormente in House of cards 5 è però il personaggio di Claire, sempre più determinata, cinica e diabolica nelle sue scelte e convinzioni. Lo sguardo della donna incontra quello dello spettatore in pochissime occasioni. Quando lo fa le sue parole sono taglienti, mirano al cuore e alla mente di chi guarda. La rottura della quarta parete però non è più, come nelle passate stagioni, un espediente per raccontare la storia, per avvicinare lo spettatore ai personaggi. Ora è diventato un vero e proprio scontro. Frank e Claire accusano, in diversi momenti ma con toni simili, lo spettatore di sadismo. Frank in un faccia a faccia, impari ovviamente, con la macchina da presa, spiega che noi vogliamo solo azione e che lo amiamo solo perché è una persona decisa, a differenza nostra.

Un rapporto metacinematografico e a tratti durissimo che forse raramente si è visto in una serie. Per la prossima stagione l’unica certezza è che il regno del terrore continuerà ad esistere.

Andrea Piretti