Il CAP 80126 – Centro Autogestito Piperno di viale Adriano 60 di Soccavo invita tutti all’Open Sunday che si terrà domenica 18 giugno. La giornata, organizzata per festeggiare i 6 mesi di liberazione dello spazio, prevede una domenica in compagnia all’insegna di “Cibo, socialità e live music” come si può leggere nell’evento facebook.

Open Sunday CAP 80126
Programma dettagliato delle attività

Per saperne di più abbiamo intervistato uno degli attivisti.

Com’è nato questo centro autogestito?

Il “CAP 80126 – Centro Autogestito Piperno” nasce dalla volontà degli attivisti del Comitato Soccavo di dare un segnale di risposta in un quartiere dove la disoccupazione dilagante e una crisi sociale ed economica stanno riducendo questa periferia in un deserto. Chiudono le scuole, i cantieri che avrebbero dovuto garantire servizi ai nostri quartieri sono fermi da decenni, ogni struttura che potrebbe essere utilizzata per scopi sociali viene riconvertita nell’ennesimo supermercato. Tutti questi sono alcuni degli effetti che le politiche di macelleria sociale che gli stati dell’Unione Europea stanno attuando provocando una privatizzazione della ricchezza sociale e l’accumulazione di questa nelle mani di pochi sciacalli. Come abitanti di questa periferia abbiamo deciso di reagire attivamente rifiutando la politica delle frontiere e la logica della guerra tra poveri. Per noi è necessario costruire quel processo democratico di partecipazione partendo dalle città attraverso la realizzazione di un’alternativa sociale e politica sui territori.

Perché il nome CAP 80126 – Centro Autogestito Piperno?

Come il codice postale di localizzazione dei nostri quartieri e Piperno come la pietra estratta dai Camaldoli – la collina che abbraccia Soccavo e Pianura – usata nella costruzione di numerosi edifici storici della città di Napoli.

Qual è il progetto a cui siete più legati e le iniziative per cui vi battete di più?

La battaglia sul Polifunzionale, il recupero dell’area verde di Via Nerva, dell’area verde di Via Cassiodoro, il lavoro di educativa sociale nel Rione Traiano, i picchetti anti-sfratto per le famiglie in difficoltà, il carnevale sociale sono solo alcuni dei nostri interventi sul territorio. Dopo molte esperienze ci siamo resi conto che bisognava cominciare a fare rete con altre realtà e creare processi decisionali in cui gli abitanti fossero i primi protagonisti della vita politica del proprio quartiere. Siamo fortemente convinti che solo investendo in cooperazione, socialità e solidarietà si possa costruire una società migliore, che metta al centro il bene collettivo e non l’interesse individuale.

Avete creato questo spazio sei mesi fa. Come procede?

Questa era una struttura abbandonata da anni e già soggetta a vandalizzazione. Da quando l’abbiamo liberata dal degrado stiamo apportando modifiche migliorative a tutta la struttura. C’erano problemi idraulici e all’impianto elettrico che abbiamo provveduto a riparare con nostri fondi. Abbiamo liberato gli spazi esterni da erba alta e rifiuti e avviato un orto sociale che sta già cominciando a dare i suoi primi frutti. Dopo 6 mesi lo spazio ha assunto già un’altra identità. Giornate come quella del 18 giugno servono anche come iniziative di auto-finanziamento per comprare attrezzi e materiale per continuare i lavori strutturali.

C’è partecipazione?

Incontriamo e conosciamo quotidianamente persone che sono interessate a partecipare al nostro progetto. Molte di queste sono diventate in poco tempo parte integrante della comunità e stanno dando un aiuto non da poco a far crescere la struttura.

Il vostro centro si trova nei pressi del Rione Traiano. Cosa significa lavorare in quel clima?

I quartieri periferici, in questo caso il rione Traiano, sono stati a lungo ghettizzati e criminalizzati da parte delle istituzioni, il clima che riscontriamo è figlio di queste politiche, che invece di investire sulla riqualifica sia sociale che materiale di queste aree preferisce puntare il dito tramite i mass media, isolando sempre più queste aree e arrivando addirittura alla militarizzazione. Con il nostro lavoro miriamo a costruire un percorso di partecipazione ed inclusione sociale in quartieri in cui welfare e diritti sociali sono spesso parole prive di contenuto. Lavorare in quartieri periferici per noi significa scegliere di sporcarsi le mani, affrontare le contraddizioni che ci presentano, ma allo stesso tempo significa imparare, mettersi in discussione e crescere personalmente e collettivamente giorno dopo giorno.

La gente del posto è interessata, partecipa alle vostre giornate?

Altro che partecipare, molte volte spingono per organizzare sempre più momenti di socialità e di aggregazione. A Soccavo c’è poco o niente, uno spazio liberato è una boccata d’ossigeno per i ragazzi e gli adulti del quartiere. Inoltre gli sportelli di “Mutuo Soccorso Napoli” per disoccupati e persone in emergenza abitativa ci stanno dando la possibilità di conoscere oltre che nuove persone anche le loro situazioni dettagliatamente che è il primo passo per poter creare una rete di solidarietà e soccorso attivo.

Mara Alessandra Zita

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Nata il 19/06/1997 a Bad Neuenahr, in Germania, da madre portoghese e padre italiano. Influenzata fin da piccola da tante culture e lingue diverse, sono cresciuta con una mente aperta e con voglia di viaggiare e scoprire. Fin da piccola ho coltivato la passione per la lettura, che pian piano si è ampliata lasciando spazio a quella per la scrittura. Mi sono trasferita in Italia, nella meravigliosa terra cilentana e mi sono diplomata al liceo linguistico nel 2016. Oggi sono iscritta alla facoltà di "culture digitali e della comunicazione" alla Federico II, a Napoli, una città che amo alla follia e che mi ha adottata immediatamente, facendomi sentire sempre a casa. Cosa voglio fare da grande? Viaggiare,scrivere, battermi per i miei diritti e fare un lavoro che amo, magari la giornalista!

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