In occasione del Napoli Teatro Festival al teatro Bellini è stato creato un allestimento molto particolare: le poltrone della platea sono state smantellate, il palco allargato e la scena, di conseguenza, si è avvicinata in maniera esponenziale al pubblico, coinvolgendo maggiormente gli spettatori. Tutto ciò per ricreare la magica atmosfera del Globe Theatre, il teatro dove William Shakespeare ha recitato e messo in scena per la prima volta gran parte delle sue opere, ora luogo di culto per gli amanti del Bardo.

Glob(e)al Shakespeare Otello Racconto d'inverno

Il progetto, denominato Glob(e)al Shakespeare, ha visto la luce per la prima volta il 6,7 e 8 giugno e sarà prolungato da ottobre a novembre per la stagione teatrale 2017-2018 del Bellini. In queste prime giornate di giugno sono stati rappresentati sei testi shakespeariani e, per entrare più nel dettaglio, mercoledì 7 giugno sul nuovo grande palco del teatro Bellini sono state riprodotte prima una commedia, Racconto d’inverno, e poi una tragedia, Otello.

Le due opere sono state riscritte e ristrutturate in modo molto moderno ed entrambe erano legate da un forte filo conduttore: la gelosia.

Nella prima commedia, Racconto d’inverno, il personaggio principale, il re Leonte, impazzisce credendo che sua moglie lo tradisca con il suo migliore amico e, basandosi solo sui suoi sospetti e le sue deduzioni infondate, decide di far prigioniera la moglie che poi morirà di crepacuore, dopo aver partorito la figlia. Questa erede, ritenuta illegittima dal padre, sarà portata fuori dal regno ed affidata a dei contadini della Boemia. Da qui in poi i toni cambiano: i primi atti si erano aperti su una scena cupa, satura di odio e gelosia ma poi la storia continua con un’atmosfera comica e pastorale che vede protagonista la figlia diseredata, ormai cresciuta, innamorata del principe di Boemia. I due decidono di andare a corte per sposarsi, la figlia viene riconosciuta dal padre -che si era accorto da tempo dello sbaglio commesso e dell’innocenza della moglie- e tutti si ricongiungono.  Grazie ad un incantesimo anche la dolce moglie del re torna in vita e l’epilogo della commedia si rivela felicemente.

Glob(e)al Shakespeare Otello Racconto d'inverno

Dopo una piccola pausa, ha inizio la rappresentazione di Otello considerato da molti “Il geloso per eccellenza”. Anche in questa tragedia, la gelosia che prova Otello nei confronti dell’amata Desdemona è infondata, stimolata dalle parole di Iago che, invidioso della potenza del suo comandante Otello, vuole distruggerlo. In questo caso il misfatto viene compiuto: Otello assassina Desdemona e solo quando la donna si ritrova nel letto nuziale senza vita l’intreccio creato da Iago viene svelato. Otello ha perso il suo amore e la pace per sempre, senza alcuna ragione, solo a causa della sua cieca follia.

Racconto d’inverno è stata sapientemente riadattata da Pau Mirò ed Enrico Ianniello che hanno apportato delle novità restando comunque molto fedeli alla trama shakespeariana, e diretta da Francesco Saponaro che spiega: «Ho scelto di ambientare il racconto in una fulgida “Sicilia dei principi”, a cavallo tra gli anni ‘50 e ‘60 del ‘900. La riscrittura di Enrico Ianniello e Pau Mirò restituisce l’atmosfera comica e pastorale, grazie all’invenzione di una lingua spuria che trae ispirazione dall’intreccio dei dialetti dell’Italia meridionale.»

Infatti un’altra somiglianza che unisce le due opere del Glob(e)al Shakespeare, sta volta non nei temi ma nel riadattamento, è proprio l’uso del dialetto. Mentre però in Racconto d’inverno questo viene usato in maniera abbastanza sporadica, solo in alcuni casi, in poche battute e per determinati personaggi, tutt’altra storia riguarda l’adattamento dell’Otello.

Glob(e)al Shakespeare Otello Racconto d'inverno

La Compagnia del Nest, con la regia di Giuseppe Miale di Mauro, ha messo in scena un Otello completamente rivisitato: nel testo, nella storia e nei personaggi. L’attualizzazione di questa tragedia ha toccato punti estremi spostando la scena nella Napoli contemporanea, con dialoghi che assomigliavano più ad una puntata di “Gomorra” che ai dolci versi di Shakespeare; in scena v’era poi un “menestrello-rapper” che intervallava la rappresentazione con assoli di batteria e piccoli spezzoni rap. Anche l’arzigogolata storia, che prevedeva più cambi scenici e più personaggi, è stata ridotta: sul palco solo sei personaggi principali (Otello, Desdemona, Iago, Emilia, Cassio e Roderigo) e una sola collocazione spazio-temporale (si svolge tutto al matrimonio di Otello e Desdemona)

Una rivisitazione sicuramente accattivante, in linea con gli spettacoli della Compagnia Nest, ma tutt’altro che classica, non adatta a chi preferisce uno Shakespeare più semplice e quanto più vicino al testo originale. Ovviamente l’apprezzamento o meno di determinati di riadattamenti, soprattutto di testi che sono la colonna portante del teatro mondiale, dipende da spettatore a spettatore; chi è aperto alle novità e giustifica la manipolazione molto spinta delle opere sicuramente potrà apprezzare uno spettacolo del genere.

C’è da dire comunque che gli elementi chiave del testo shakespeariano non mancano: la folle gelosia di Otello, la forza delle parole di Iago, il suo marchingegno legato ad un suo subdolo sporco scopo e l’impotenza delle donne, sottomesse agli uomini con la forza. Ed è proprio su questo ultimo punto, è stato spiegato, che si voleva premere particolarmente: «C’è uno sguardo forte sul rapporto uomo donna partendo da un dato statistico agghiacciante: un milione seicento cinquantaseimila donne tra i 15 e i 40 anni sono vittime di abusi fisici o sessuali, e circa un milione hanno subito stupri o tentati stupri. Il 34% delle donne che subisce violenza è vittima del proprio compagno, nella maggior parte dei casi per gelosia.»

La tragedia di Otello è quella che narra apertamente il primo femminicidio della storia: da dove questo parta, il percorso mentale e senza senso di un Otello con la vista totalmente offuscata dal rancore, come si concluda e come questo metta fine non solo alla vita dell’innocente Desdemona ma anche a quella di Otello stesso. Il regista infatti afferma: «Il tutto nasce da un’esperienza personale. Ero al funerale di una conoscente vittima di femminicidio e il prete durante l’omelia disse: Questi sono omicidi che uccidono anche chi li compie. Ecco, fu proprio lì che pensai a Otello per raccontare questa tragedia della società attuale.»

Daniela Diodato

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