Ieri, 10 giugno, si è svolta la prima delle due giornate dedicate alla memoria di Silvia Ruotolo, uccisa 20 anni fa per mano della camorra.

L’intera mattinata si è concentrata nei giardinetti di Piazza Medaglie d’Oro, intitolati a Silvia, ed è partita con la deposizione dei fiori in cui è affissa la targa in sua memoria. Diverse realtà associative e istituzionali hanno partecipato alla manifestazione con interventi e messaggi d’amore rivolti a ricordare la figura di Silvia Ruotolo.

La famiglia di Silvia è riuscita negli anni a trasformare il dolore in impegno civico, offrendosi come esempio per le nuove generazioni e dimostrando come anche in un episodio così drammatico si possa generare la positività e diffondere l’amore.

Un segnale forte è arrivato proprio dalle nuove generazioni, dal futuro che verrà: molte scuole del territorio hanno contribuito a rendere la mattinata ricca di spunti di riflessione, portando sul palco i propri pensieri. Nei diversi istituti, durante l’anno scolastico, i bambini hanno lavorato a percorsi di cittadinanza e legalità.

Inoltre, è stato installato all’interno dei giardinetti un totem di frecce realizzato da Salvatore Iodice. Ogni freccia è dedicata ad una vittima innocente della camorra, ma solo una non ha nome. “Ho lasciato una freccia libera per dare una possibilità a tutti di riflettere e mi auguro di non tornare mai più su questo giardino per dover scrivere un nome su quella freccia. Questo è un augurio positivo per il nostro futuro. Ho voluto che restasse uno spazio vuoto per esorcizzare il futuro a tal punto che un fatto come questo non accada mai più. Questo spazio è vuoto e deve restare vuoto.”

Silvia Ruotolo è stata uccisa mentre ritornava a casa insieme al suo bambino di 5 anni, Francesco. Ad attenderli c’era l’altra figlia, Alessandra di 10 anni, affacciata al balcone della sua abitazione. Entrambi hanno assistito alla morte della loro mamma. Alessandra e Francesco oggi sono cresciuti e sono diventati adulti, insieme al padre hanno intrapreso, attraverso la Fondazione dedicata a Silvia, un sentiero che richiama con forza alla legalità.

Da questo spirito e dalla voglia di riscattare la propria città, Alessandra Clemente ha deciso di accingersi nel ruolo di assessore alle Politiche Giovanili. L’abbiamo intervistata.

Sono passati 20 anni dalla morte di Silvia Ruotolo. In tutto questo tempo la Fondazione, insieme ad altre associazioni di vittime innocenti della camorra, portano avanti un progetto fatto di legalità e non violenza. Quale percorso volete continuare a intraprendere?

“Continuare a dare spazi di protagonismo a quanto più di prezioso c’è nella nostra città che sono i bambini e le bambine. D’altronde il messaggio della Fondazione che porta il nome di mamma è proprio quello di voler essere una mamma che è in grado di incoraggiare tutti i propri figli, anche quelli che sono gli ultimi della classe. Siamo convinti che la cultura e l’amore siano armi potenti per poter riscattare i nostri territori e poter riscattare ogni cultura criminale che c’è nelle famiglie della nostra città. Oggi è un modo per dire grazie. Grazie alle tante persone che non ci hanno mai lasciati soli, ai nuovi compagni di viaggio che ci sono qui oggi e anche una condivisione con tanti napoletani e tante napoletane. È bello impegnarsi, è bello dedicare il proprio tempo ad un qualcosa che ha a che fare con la città perché insieme possiamo rendere la città più forte.”

Il ruolo della camorra oggi rispetto a 20 anni fa è ancora predominante sulla città o qualcosa sta cambiando?

“Sicuramente è cambiata la nostra qualità della reazione. A solo un anno dalla morte di Ciro Colonna a Ponticelli, al Lotto 0 vedi come il quartiere si è mobilitato, è diventato protagonista della memoria di Ciro. La nostra memoria è l’impegno, mamma è stata una memoria prima istituzionale e dopo ha saputo diventare una memoria di tipo popolare. Io sono molto convinta che la criminalità organizzata in questo momento sia in grande difficoltà, si è veramente ristretto lo spazio economico di interesse della camorra. Per questo ho fiducia negli strumenti culturali, nei servizi sociali, nel potenziare risposte alla cittadinanza, dagli asili nido, ai centri giovanili, al welfare. Allo stesso tempo dobbiamo incoraggiare le forze dell’ordine e la magistratura, loro devono mettere in ginocchio le criminalità organizzate, gli devono sottrarre le armi, i patrimoni. La cittadinanza può incoraggiare tutto questo soprattutto attraverso la partecipazione civile e democratica.”

Stamane sono presenti cittadini, associazioni, scolaresche. Questo è un segnale positivo di come la città ha voglia di cambiare e di riscattarsi?

“È segno della forza della città ed è il cambiamento che avviene ogni giorno. Napoli cambia in base al nostro modo di viverla. Questa mattina ci sono i colori e a terra ci sono i coriandoli, stasera probabilmente ci saranno dei ragazzi e a terra lasceranno bottiglie di vetro. Iniziamo dai piccoli gesti, rendiamo bella la nostra città, non la sporchiamo perché il brutto chiama brutto. La bellezza invece cura i nostri cuori e i nostri occhi.”

Maria Baldares

Foto di Mattia Tarantino 

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Frequento il secondo anno in Scienze della Comunicazione e sogno di diventare una giornalista a tutti gli effetti. Sono sempre stata decisa a voler intraprendere questo tipo di carriera e ciò che ha contribuito a far coltivare questa passione è stato il quartiere in cui sono nata e crescita. Vivo a Secondigliano, inutile dirvi le difficoltà e i problemi che purtroppo esistono e persistono ma allo stesso tempo ci sono tante persone che fanno di tutto per cambiare le cose, io sono una tra queste. Spesso si guarda solo il negativo delle cose tralasciando l’altra parte della medaglia, quella positiva.