Il susseguirsi di eventi legati all’evasione fiscale portati alla luce da alcuni whistleblowers negli scandali di  Luxleaks, nei Panama papers così come i NSA leaks di Edward Snowden spingono all’adozione di un chiaro strumento legale che garantisca la protezione degli informatori di giustizia in difesa della libertà di espressione e del diritto di informazione per l’interesse pubblico nell’Unione europea. Il concatenarsi di queste rivelazioni ha dato alla luce una serie di indagini avanzate sulla lotta all’evasione e alla iniqua concorrenza fiscale in Europa, che si riflette in un quadro normativo molto diversificato nei differenti Stati membri a causa di un livello di protezione disparato e spesso inefficace.

Whistleblowers è oramai un termine che si presta a numerose traduzioni, dagli “informatori di giustizia” alle “vendette civiche” o più letteralmente “i soffiatori di fischietto”. Una parola che nella sostanza è inscindibile da importanti libertà e diritti fondamentali degli individui. Ragione essenziale per cui la Commissione europea, entro il 2017, dovrebbe presentare un testo normativo sulla protezione degli informatori reclamato con forza dal Parlamento europeo e da una coalizione di 48 sindacati e Organizzazioni non governative.

Dinanzi all’esigenza di uniformare e dare una concreta tutela e alla luce dei numerosi appelli da parte del Parlamento, in particolare quello del febbraio 2017 in cui gli eurodeputati hanno adottato in maggioranza una risoluzione non obbligatoria che reclama degli efficaci meccanismi di protezione per i whistleblowers e la creazione di un organo europeo indipendente che sostenga e guidi gli informatori di giustizia, la Commissione europea ha chiuso il 31 maggio una consultazione pubblica con l’obiettivo di sviluppare un’azione settoriale e orizzontale a livello dell’UE che rafforzi la protezione dei whistleblowers.

La consultazione pubblica dell’Unione europea è uno strumento che permette di dare voce a numerosi portatori di interesse che possono concretamente contribuire alla stesura di una proposta di legge. Ne deriva che la Commissione apre alle consultazioni quando inizia a lavorare su una iniziativa politica prima di redigere una bozza di legge da presentare al Parlamento europeo e al Consiglio.

L’obiettivo è dunque quello di raccogliere una serie di input da differenti stakeholders come le organizzazioni internazionali, le autorità pubbliche e organizzazioni non governative con lo scopo di ottenere informazioni, osservazioni ed esperienze sugli elementi che sono importanti per formulare dei minimi standard di protezione e garantire un’effettiva protezione dei whistleblowers, arginando i problemi che nascono a causa delle debolezze dell’esistente protezione e delle divergenze di protezione tra l’UE.

Al via della consultazione pubblica, Vera Jourová, il commissario europeo per la giustizia, la tutela dei consumatori e l’uguaglianza di genere dell’Unione Europea,  ha dichiarato: «i Whistleblowers possono avere un ruolo cruciale quando si tratta della lotta al riciclaggio di denaro, di frodi e corruzione. Bisogna ben ponderare qual è la strada migliore da seguire e su quale livello bisogna agire per una efficace  protezione. Questa consultazione pubblica sarà preziosa per la Commissione al fine di adottare le scelte più idonee. Si tratta di una questione importante e noi dobbiamo prenderla in modo corretto». 

Certamente garantire una protezione uniforme ed equa a coloro che vogliono denunciare atti illeciti all’interno di una qualsivoglia struttura o ente pubblico e/o privato non sarà impresa semplice se si considera l’esistenza di una direttiva approvata in aprile 2016: la direttiva sulla protezione dei segreti commerciali. Un testo che è stato largamente discusso poiché la disposizione si presenta come un deterrente contro l’acquisizione, l’utilizzo e la divulgazione illecita dei segreti commerciali  attraverso il monito di necessaria riservatezza su tutte le informazioni, da quelle tecnologiche ai dati commerciali ma anche informazioni che nel settore privato interessano clienti, fornitori e strategie di mercato.

Seppur la direttiva prevede la protezione delle fonti giornalistiche e si conforma alla Carta dei diritti fondamentali in nome della libertà e del pluralismo dei media, il testo rivelerebbe dei buchi nella sua formulazione – a partire dalla vaga definizione dei segreti commerciali che si presta a una larga e smisurata interpretazione sulla “riservatezza”. In altre parole, ottenere o diffondere un “segreto commerciale” per l’interesse pubblico potrebbe essere visto come un’infrazione, soprattutto se si nota come una tale disposizione non fornisce possibilità a sindacalisti, lavoratori, ricercatori, giornalisti e agli stessi consumatori di poter accedere a delle informazioni molto importanti per l’interesse pubblico generale, così come il testo non prevede e introduce un dialogo sociale europeo.

A tal riguardo si è esposta la Confederazione europea dei sindacati, per la quale seguendo il summenzionato processo normativo  «[…] la Commissione non prende in considerazione una sostanziale tutela dei lavoratori ed è lungi da incoraggiarli ad esporsi. Si ha bisogno di una disposizione che garantisca una protezione estesa e completa». 

La direttiva sostiene e sviluppa un ambiente sicuro per le imprese europee che vedono protetti il loro know-how e i loro segreti d’affare. Un vero e proprio antagonista per chi agisce a favore dell’interesse pubblico generale. Un limite che evidenzia un enorme problema legale e finanziario sulla questione dei whistleblowers, poiché scoraggia a esporsi alla denuncia. Per contro, la consultazione pubblica appena terminata dovrebbe essere un monito per la Commissione europea al fine di contraltare con un’altra direttiva che, invece, garantisce la protezione per chi fa informazione e riporta illeciti nell’interesse di tutti.

Annalisa Salvati

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