Stupiscono i toni con cui è stato accolto il piano per il superamento dei campi rom di Roma, voluto da Virginia Raggi e realizzato dall’assessore alle politiche sociali Laura Baldassarre. Compreso nel Piano Operativo di Roma Capitale di Aprile 2017, solo ora sta attirando su di sé critiche da ogni dove.

Alcuni dettagli tecnici minimali sono ancora da definire, ma un piano per il superamento dei campi rom di Roma c’è: i 4.500 residenti “ufficiali” sono entrati nel mirino del Campidoglio.

La soluzione “campi rom” è stata più volte criticata dall’Unione Europea, che in essa vedeva una legittimazione della discriminazione che già colpiva i gruppi considerati, e la Strategia Nazionale 2012-2020 d’inclusione dei Rom, Sinti e Caminanti, approvata dal Consiglio dei Ministri solo lo scorso febbraio, arrivava proprio in attuazione di una Comunicazione della Commissione Europea, la n. 173 del 2011.
La Strategia Nazionale specifica nel suo quarto asse di intervento, dedicato all’abitazione:

«Aumentare l’accesso ad un ampio ventaglio di soluzioni abitative per RSC (Rom, Sinti e Caminanti, ndr), in un’ottica partecipata di superamento definitivo di logiche emergenziali e di grandi insediamenti monoetnici e nel rispetto delle opportunità locali, dell’unità familiare e di una strategia fondata sull’equa dislocazione.»

Come ha scritto Virginia Raggi sul blog di Beppe Grillo, l’intervento a cinque stelle si muoverà proprio in direzione dell’eliminazione dei campi, se non per motivi antidiscriminatori, almeno per motivi economici: «Sino a oggi hanno vissuto in ghetti che consentivano di non pagare tasse, utenze e le spese che devono sobbarcarsi tutti gli altri cittadini. Con il nostro piano, tutto ciò finirà».
Laura Baldassarre si è espressa chiaramente: «Coloro che non sono autosufficienti dovranno essere coinvolti nei programmi già in atto per tutti gli altri cittadini».

Il Comune stanzierà dei fondi finalizzati principalmente alla formazione scolastica dei giovani abitanti dei campi e investirà in piani di professionalizzazione (acquisizione licenze, formazione professionale) degli adulti. L’altro punto cardine è la casa, che verrà fornita agli individui coinvolti grazie a contributi comunali per i primi due anni. 3,8 milioni in realtà stanziati dall’Unione Europea, e che se non venissero utilizzati con questa funzione verrebbero riassegnati prossimamente ad altre nazioni. Ed è proprio questo dettaglio ad aver fatto sovreccitare Beppe Grillo, che così ha commentato il piano:

«Quella dei campi rom era una questione che nessuno aveva mai chiuso, forse neppure affrontato, ma sulla quale tanti (troppi) hanno magnato. Da adesso si inizia a chiuderli, per sempre. E i soldi per farlo ce li facciamo dare dall’Unione Europea, nessun costo extra per i romani. Un capolavoro».

Tuttavia, oltre l’entusiasmo di Grillo restano i numeri ufficiali contenuti nel Piano Operativo della Raggi.

Il “superamento dei campi rom” è in realtà il superamento di due campi rom: il Villaggio de “La Barbuta” e l’insediamento de “La Monachina”. 505 presenze nel primo, 113 nel secondo. In totale 618. Si legge ancora:

«Si stima che circa un 10% dei Rom presenti nei campi deciderà di sottoscrivere il Patto di Responsabilità Solidale e di partecipare attivamente ai percorsi di accompagnamento all’occupazione e alla casa.»

Dunque, circa una sessantina di individui saranno effettivamente immessi in questo circuito virtuoso, il tutto in almeno 3 anni. Sono questi numeri ad aver fatto infuriare Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione 21 luglio (tra le più importanti per la rappresentanza della popolazione rom), che sulle colonne del Fatto Quotidiano ha parlato apertamente di “fake plan”, stigmatizzando «la fuoriuscita dall’insediamento di La Barbuta e Monachina di una decina di famiglie per una spesa a famiglia pari a 345.454 euro ed una spesa procapite superiore ai 63.000 euro», e addirittura riesumando i fantasmi di Mafia Capitale: «Somme gestite da chi vincerà l’appalto di prossima uscita. Neanche il Buzzi degli anni d’oro avrebbe sognato una torta così ricca!».

Come spesso accade la verità sta nel mezzo: è sufficiente leggere ancora una volta il Piano Operativo, dove l’iniziativa è presentata come un esperimento:

«Tale modalità di intervento, consente di poter creare e/o consolidare network e procedure che potranno poi essere replicate sugli altri insediamenti presenti nella Capitale.»

Il Comune, quindi, sta per mettere in atto un esperimento finanziato con fondi europei che qualora dovesse portare dei risultati positivi verrebbe riproposto in larga scala.
Comprendendo i toni propagandistici degli uni e degli altri schieramenti politici, pronti a indirizzare l’opinione pubblica (la Raggi per riacquistare consenso e la destra per prenderle il posto), si fatica a capire soprattutto la sfiducia di Stasolla, che potrebbe aspettare i risultati dell’operazione dato che con le passate amministrazioni (caso a sé la Giunta Marino che in effetti ottenne l’accesso al fondo europeo sopracitato) di integrazione non si era mai parlato, ma al massimo di sgombero.

Ripreso sempre dalle telecamere del Fatto, il Presidente dell’Associazione 21 Luglio ha inoltre più volte precisato che in Campidoglio deve essere ancora discussa una delibera di iniziativa popolare firmata da 6.000 cittadini, promossa dal mondo del terzo settore e da altri partiti politici (Radicali Roma, Associazione 21 Luglio, A Buon Diritto, Possibile, ARCI Immigrazione Roma, Un ponte Per, CILD, ASGI), e che a suo avviso otterrebbe sicuramente risultati migliori.

Analizzando il testo della delibera ora citata però non si trovano soluzioni in qualche modo risolutive dei problemi legati ai campi.

Anche in questo caso l’obiettivo è sempre in un triennio «la chiusura di almeno due “villaggi della solidarietà” e di due “centri di raccolta” rom» – quindi molto vicino a quello prefissosi dalla Giunta Raggi. Inoltre, la Raggi ha utilizzato toni molto forti nelle sue comunicazioni, chiarendo sempre che le forme assistenziali verso chi non ha diritto all’abitazione termineranno a breve: «Metteremo fine a qualsiasi forma di sostegno per chi non ne ha diritto». Non è da escludere quindi che l’amministrazione possa procedere addirittura a sgomberi per quanto riguarda il restante 90% della popolazione dei due campi individuati, soluzione che in ogni caso andrebbe contro la Strategia Nazionale 2012-2020, nella quale questi interventi vengono definiti «sostanzialmente inadeguati».

Sembra difatti irrazionale ipotizzare che l’intervento della Giunta non preveda almeno l’effettiva eliminazione di quei due campi presi come obiettivo, ma la sola integrazione del suo 10%, tant’è vero che sempre nel Piano Operativo si legge fra gli “impatti” di cui si suppone foriera l’operazione il «miglioramento del tessuto urbano con la riacquisizione delle aree sulle quali attualmente gravano i Campi».

Le critiche di Stasolla sembrano quindi vertere necessariamente sulle modalità con cui verranno attuati i progetti, e in particolare sulla sostanziale eclissi del terzo settore, tutt’al più dipinto come un agente coadiuvante.

Il Messaggero ha scritto di dossier riservati circolanti in Comune che prevedono per la popolazione dei campi rientrante nel progetto la messa a disposizione di un reale assegno di contribuzione, che toccherà cifre anche di 800 euro a famiglia, come del resto è scritto anche sulla delibera della giunta capitolina n°105,  del 26 maggio (ricercabile qui). Va sottolineato però che questo assegno sarà versato direttamente all’IBAN del beneficiario, perché le famiglie trovino veramente una sistemazione dignitosa in autonomia, sebbene assistiti dalle istituzioni. Con ciò l’amministrazione ha prestato il fianco alle rivendicazioni dei “sovranisti” di destra, che nelle loro manifestazioni di sdegno sembrano dimenticare che il contributo verrà erogato solamente per i primi due anni, mentre poi, se l’esperimento avrà successo, gli individui integrati diverranno forza lavoro e quindi contributori.

Il sostanziale “salto” delle associazioni operanti nel terzo settore, tra le quali quella presieduta da Stasolla, sembra inoltre confermato dal testo del Piano Operativo, nel quale questo mondo viene solamente citato come tramite per il reperimento di alloggi:

«Reperimento di alloggi attraverso l’Associazionismo o altre forme similari per i nuclei in
situazione di particolare fragilità, non in grado di permettersi nel breve periodo le altre soluzioni possibili.»

Ben poco rispetto a quanto previsto dalla delibera di iniziativa popolare che Stasolla vorrebbe approvata, la quale inserisce il tassativo obbligo di stipulare contratti con questo terzo settore, valorizzando le associazioni con più esperienza (punto 3: «[…] convenzioni e contratti con il terzo settore, valorizzando le competenze di operatori già attivi nel passato»).

Quanto alle accuse riservate agli appalti, poi, non è chiaro perché quelli previsti dall’operazione della Giunta Raggi dovrebbero essere pane per il “Buzzi degli anni d’oro”, mentre quelli previsti dalla delibera no.
Stasolla sentenzia sul provvedimento, quando invece per sapere chi vincerà gli appalti del prossimo progetto basterà aspettare i mesi di luglio, agosto e settembre, il trimestre designato per l’aggiudicazione.

Valerio Santori
(Twitter: @santo_santori)