Dal 22 giugno al 23 luglio, il Teatro Grande di Pompei ospiterà la rappresentazione delle più grandi opere rappresentative della tragedia greca, per la prima edizione della rassegna Pompeii Theatrum Mundi.

Il progetto, nato a seguito della collaborazione tra Teatro Stabile di Napoli-Teatro Nazionale e il Parco Archeologico di Pompei, intende promuovere e difendere la memoria del teatro del II sec. a.C. «Un progetto che è quadriennale ma noi speriamo diventi quarantennale»: questo ha dichiarato Luca De Fusco, direttore dello Stabile, chiarendo che si tratta di un’iniziativa non sporadica, ma che mira a radicarsi all’interno della storia del Teatro Grande di Pompei. Sull’esempio di Siracusa, il cui teatro ospita da 103 anni la cultura greca incentivando il turismo, così Pompei riapre le porte del Teatro Grande e sposa un progetto che si differenzia da quello siciliano, per la scelta di produrre spettacoli interdisciplinari, in cui la cultura greca mostra le radici mediterranee, con particolare esaltazione delle arti della danza e della musica.

In occasione della sua prima edizione, Pompeii Theatrum Mundi prevede la rappresentazione delle seguenti opere: L’Orestea di Eschilo, il Prometeo di Eschilo, l’Antigone di Jean Anouilh, Le Baccanti di Euripide e Fedra di Seneca.

  • L’ORESTEA di ESCHILO: 22-25 giugno, ore 20:30

Nata proprio per essere rappresentata nel Teatro Grande degli Scavi, L’Orestea è l’unica trilogia giunta fino ai giorni nostri. La sua rappresentazione, concepita affinché venga vista dall’alto, sottolinea l’importanza che Pompeii Thetrum Mundi intende attribuire al rapporto tra spazio e contenuto della narrazione. La vicenda si suddivide in tre atti: l’assassinio di Agamennone per mano della moglie Clitemnestra, l’uccisione di quest’ultima ad opera del figlio Oreste per vendicare il padre, e la persecuzione di Oreste da parte delle Erinni, con la sua assoluzione finale.

  • PROMETEO di ESCHILO: 30 giugno – 2 luglio, ore 20.30

L’opera faceva parte di una trilogia attribuita ad Eschilo: un dramma statico che mostra il confronto tra il leggendario titano Prometeo, legato ad una rupe per aver tradito il volere di Zeus donando il fuoco agli uomini, e le divinità, senza che vi sia un confronto diretto con Zeus. Sarà Luca Lazzareschi a vestire i panni del protagonista Prometeo, con la regia di Massimo Luconi. Il filo conduttore della rappresentazione sarà il Senegal, con la presenza in scena di un gruppo di musicisti africani e di un’installazione curata dall’artista senegalese Moussa Traore.

  • ANTIGONE di SOFOCLE: 5 – 6 luglio, ore 20.30

La tragedia racconta la storia di Antigone, condannata dal re di Tebe Creonte a vivere in una grotta, per aver dato una sepoltura a suo fratello contro la volontà reale. Quando Creonte si deciderà a liberarla, sarà troppo tardi: la donna si suicida impiccandosi e ciò provocherà il suicidio del figlio e della moglie di Creonte, rimasto solo a rimproverarsi la propria stoltezza. Anche stavolta alla regia troviamo Luconi, che mette in scena «Antigone – Una storia africana», firmato da Jean Anouilh: un dramma recitato in francese e sopra titolato in italiano, frutto di un laboratorio triennale da lui diretto in Senegal, con giovani senegalesi. Come precisa De Fusco, «sarà un’Antigone nera».

  • LE BACCANTI di Euripide: 14 – 16 luglio ore 20.30

Nato dalla coproduzione tra il Teatro Stabile di Napoli e quello di Torino, con la regia di Andrea de Rosa, il dramma rappresenta una delle opere più significative del teatro greco, che, se apparentemente celebra il dionisismo, insinua la possibilità una seconda interpretazione più sottile, mettendo in risalto gli aspetti più violenti e vendicativi delle divinità: «non è bene che gli dei rivaleggino nell’ira con gli uomini».

  • FEDRA di SENECA: 22 – 23 luglio ore 20.30

Ultima rappresentazione con cui si chiude il ciclo della prima rassegna del Pompeii Theatrum Mundi, lo spettacolo, prodotto dal regista napoletano Carlo Cerciello, arriva a Pompei, dopo aver fatto tappa a Siracusa, Segesta, Taormina e Ostia. È il racconto dell’amore incestuoso che Fedra nutre per il figliastro Ippolito: il rifiuto e l’indignazione del giovane scatenano l’ira della donna. Al ritorno di Teseo dagli Inferi, ella racconta mentendo al marito che Ippolito ha cercato di abusare di lei. Teseo così invoca la maledizione sul figlio che muore orribilmente fatto a pezzi. Quando il corpo di Ippolito viene ricondotto alla reggia, Fedra confessa la verità e si uccide, non lasciando a Teseo altra possibilità che piangere sul cadavere del figlio.

Sonia Zeno

CONDIVIDI
Articolo precedenteEx OPG Occupato, assemblea popolare di fine anno
Articolo successivoNapoli, l’Ospedale Ascalesi inaugura la Sala dell’Infinito
Sonia Zeno, nata il 19/08/93 a Napoli e residente in Ercolano. Laureata in Lettere moderne, attualmente studentessa di Filologia moderna, aspira a diventare una scrittrice e docente di letteratura italiana. Amante della poesia e convinta che essa sia capace di donare occhi nuovi con cui guardare il mondo circostante, scoprendo in ciascuno di noi una speciale e singolare sensibilità.