Ieri mattina in via Bologna, nei pressi della stazione ferroviaria di Napoli, sono intervenute le forze dell’ordine per sgomberare gli ambulanti.

Abbandonati dalle istituzioni, gli ambulanti, sia immigranti che italiani, riscontrano nelle bancarelle un supporto economico, seppur minimo. In poche ore si sono ritrovati impossibilitati a continuare la loro attività. Dovranno aspettare 48 ore per ricevere risposte dal Comune anche se quest’ultimo ha ribadito di non aver avuto nessun ruolo negli sgomberi.

Infatti, la richiesta degli sgomberi è partita dalla Municipalità. Non tardano ad arrivare le dichiarazioni da parte del presidente Giampiero Perrella e dell’assessore Armando Simeone della IV Municipalità che commentano così l’accaduto : “Le operazioni straordinarie coordinate dalle autorità hanno reso possibile il ripristino della normalità in Via Bologna, un atto dovuto ai residenti così come il diritto a camminare sui marciapiedi e alla quiete e all’igiene pubblica. Come municipalità diamo atto del grande lavoro della sezione della polizia municipale San Lorenzo comandata da Alfredo Marraffino che ha condotto lo sgombero con senso dello stato di diritto e grande collaborazione. Via Bologna deve essere un crocevia di turismo di cittadini diretti alla stazione Garibaldi che sarà oggetto di una prossima riqualificazione. La Municipalità continuerà a vigilare e a sollecitare affinché gli abusi vengano sanzionati, impegnandosi per un maggiore decoro dell’area. La liberazione di via Bologna è funzionale al progetto del parcheggio sotterraneo di grandi stazioni in fase di realizzazione. Inoltre di recente è stata inserita dalla giunta comunale, su nostra indicazione, tra le aree cittadine interdette all’ambulantato itinerante.”

A loro volta l’associazione 3 febbraio che da sempre è al fianco degli immigrati e in particolare della questione degli ambulanti rispondono attraverso un comunicato: “Quello che a noi pare essenziale, è il fatto che oggi le persone comuni che chiedono dignità, immigrati e indigeni, sono attaccate e represse dalle istituzioni. E ciò sia che si tratti di profughi che denunciano la mala accoglienza, sia che si tratti di onesti lavoratori che cercano di sostenere le proprie famiglie.”

Italiani e immigrati si sono ritrovati insieme per portare avanti una lotta che ha origini lontane. Il caso di ieri mattina non è isolato, è dal 2009 che gli ambulanti subiscono sgomberi da parte delle autorità. Sono anni che portano avanti battaglie per il diritto al lavoro creando in una situazione spiacevole una comunità multietnica. “I nostri rapporti sono basati sull’umiltà e lo stare insieme – spiega Antonio Ricigliano, uno dei 60 ambulanti che sono stati sgomberati – Stiamo insieme per sopravvivere.

Un rapporto quello tra italiani e immigrati che è diventato di unione e fratellanza che va al di là del semplice contesto “lavorativo”. Pochi giorni fa si celebrava il matrimonio della figlia di Antonio che è stato definito antirazzista perché gli sposi hanno voluto invitare alla cerimonia tutti i migranti dell’associazione 3 Febbraio.

Gli ambulanti di via Bologna stanno affrontando l’ennesima battaglia e possono sperare al momento solo nel buon senso dell’amministrazione comunale. “Dobbiamo aspettare 48 ore per avere risposte dal Comune – prosegue Antonio – Personalmente non credo a questo sindaco che ha detto tante cose ma non ha mai fatto nulla. Aspettiamo e vedremo.”

Maria Baldares

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Frequento il secondo anno in Scienze della Comunicazione e sogno di diventare una giornalista a tutti gli effetti. Sono sempre stata decisa a voler intraprendere questo tipo di carriera e ciò che ha contribuito a far coltivare questa passione è stato il quartiere in cui sono nata e crescita. Vivo a Secondigliano, inutile dirvi le difficoltà e i problemi che purtroppo esistono e persistono ma allo stesso tempo ci sono tante persone che fanno di tutto per cambiare le cose, io sono una tra queste. Spesso si guarda solo il negativo delle cose tralasciando l'altra parte della medaglia, quella positiva.