La scorsa domenica si sono tenute nell’Edomex, lo Stato più grande e influente del Messico, le elezioni federali per la scelta del nuovo governatore. I risultati giunti dalle urne sembrano confermare la vittoria del PRI (Partito Rivoluzionario Istituzionale), alla guida del Paese da 87 ininterrotti anni nonché partito dell’attuale presidente del Messico Enrique Peña Nieto.

I partiti in corsa alle elezioni nello Stato del Messico (Edomex per non confonderlo con gli Stati Uniti Messicani) erano principalmente tre: la coalizione del PRI guidato da Alfredo del Mazo Maza, il PAN (Partito di Azione Nazionale) guidato da Josefina Vázquez Mota e il MORENA (Movimento di Rigenerazione Nazionale) guidato da Delfina Gómez Álvarez. Rispettivamente il PRI può essere definito un partito di centro con una base nazionalista e socialista, il PAN un partito di destra conservatore e cattolico e infine il Morena come un partito di sinistra radicale e reazionario.

Il conteggio delle schede sembra favorire e confermare il potere del PRI: Del Mazo avrebbe vinto con il 33,7% di preferenze, seguito dal 30,8% della rivale Gómez e dal 9% di Delfina Álvarez. In realtà questi risultati elettorali comunicano molto di più se relazionati ad altri dati fondamentali, come l’affluenza alle urne, i brogli elettorali e le campagne elettorali senza esclusione di colpi.

Il dato da prendere primariamente in considerazione è quello dell’affluenza alle urne, registrata inferiore al 50% dei cittadini aventi diritto al voto (83 milioni) e il cui maggior numero di votanti proviene da piccoli Stati del Sud in cui la presenza dei narcos è capillare all’interno di ciò che rimane di un tessuto sociale e politico corrotto, violento e malfunzionante.

Il presidente del partito MORENA, Andrés Manuel López Obrador, ha già fatto appello allo INE (Istituto Nazionale Elettorale) promettendo di impugnare i risultati elettorali di 45 distretti, in particolare quelli di Valle de Bravo, Atlacomulco, Jiquipilco, Ixtlahuaca e Jilotepec, in cui sarebbero stati registrati più votanti che abitanti. In più, secondo López, lo IEEM (organo istituzionale incaricato della trasparenza e dell’assetto delle elezioni) avrebbe allestito solo 3500 seggi e non 4000 come dichiarato ufficialmente, impedendo così a molte persone provenienti dalle zone rurali di votare.

La candidata del MORENA a queste elezioni aggiunge:

«L’obbiettivo di tali interrogazioni è tornare ad avere la fiducia dei cittadini. Siamo la prima forza statale. Possiamo vincere il PRI come partito. Il voto va difeso! Quello che è avvenuto durante le elezioni è un attentato alla luce del giorno.»

Il rappresentate del PRI nella circoscrizione di Ecatepec, Flores Villagómez, rispetto alle critiche che parlano di un chiaro calo di consensi della leadership del partito di Nieto, dichiara che la realtà emersa da queste ultime elezioni non può essere negata e che la vittoria di soli tre punti di vantaggio del PRI va vista per quella che è: un “voto di castigo”. Tale castigo da parte dell’elettorato sarebbe giustificato, sempre a detta di Villagómez, dalla recente ondata di corruzione che ha travolto il partito. Sono infatti moltissimi all’interno del PRI i politici in stato di arresto o sotto inchiesta per reati come la cattiva gestione del denaro pubblico o l’appoggio a svariate associazioni criminali. Solo in quest’ultimo anno, da gennaio a marzo, sono amentate del 53% le denuncie di atti criminali e di violenza, sia nell’ambito pubblico che in quello sociale.

La campagna elettorale del PRI, oltre ad essere stata rimpinguata almeno nove volte tanto rispetto al MORENA dal denaro assegnato pubblicamente (253 milioni di pesos), è stata fondata su quella che potrebbe essere definita corruzione dei votanti. Pochi giorni prima delle elezioni nelle sedi centrali del partito si distribuivano colazioni gratuite, mezzi di assistenza per anziani e diversamente abili, “pagherò” per chi avesse portato nelle sedi elettorali dieci amici e altre misure di questo tipo. Alcuni militanti del PRI (notizia negata dal partito) avrebbero recapitato teste decapitate di maiale condite da lettere minatorie davanti alle sedi dei partiti dell’opposizione, a collettivi e circoli operai, in caso di voto contrario al PRI.

Le elezioni tenutesi nell’Edomex rappresentano il termometro di quelle che saranno le elezioni presidenziali del 2018 per il nuovo presidente del Messico. Al leader del partito MORENA viene tesa la mano dal partito di centro sinistra PRD, la cui alleanza per ora è stata rifiutata da López, dato il coinvolgimento del PRD in vicende di corruzione e mafia. In ogni caso qualcosa sembra muoversi nella politica messicana e, al di là dei problemi di corruzione, i risultati elettorali nell’Edomex sembrano rappresentare una vittoria amara per il PRI. Una vittoria che accrescerebbe la consapevolezza che, dopo due mandati governativi, la leadership di Nieto sta iniziando a barcollare e a manifestare le sue carenze in campo nazionale e intrastatale.

Sara Bortolati

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Sara Bortolati, classe 1991, diplomata presso il Liceo socio-psico-pedagogico D.G. Fogazzaro di Vicenza e laureata in Filosofia (vittima del 3+2) presso l’Università degli studi di Padova. Attualmente frequento l’ultimo anno di magistrale con la speranza di potermi laureare con una tesi sulla questione di genere, concentrandomi in particolare sull’opera di Butler e Foucault. Amante della fotografia, con un debole per quella analogica su rullini scaduti, onnivora di film, meglio se concettualmente disturbanti o d’essai, devota all’arte contemporanea, alla causa femminista, alla poesia e al caffè. Il tutto condito da una montagna di contraddizioni, sigarette, sogni nel cassetto, fumetti e la voglia, se non di cambiare il mondo, per lo meno di confrontarsi sempre attivamente con esso. Non credo in Dio, non faccio parte di nessuna associazione politica e marcio fiera tra le schiere di coloro che hanno fede nel fatto che cultura e istruzione un giorno possano cambiare il mondo. Allergica alla polvere, al polline e alle menti chiuse e retrograde.