In viale della Resistenza, a Scampia, sorge la sede che raccoglie la storia e la memoria di Ciro Esposito.

Sono passati tre anni dalla morte di Ciro, avvenuta il 25 giugno 2014 in seguito a 52 giorni di agonia. Ciro, come tanti ragazzi della città, era follemente innamorato della squadra del Napoli e seguiva le partite in ogni sua trasferta. Il 3 maggio 2014 il Napoli si preparava per disputare la finale di Coppa Italia contro la Fiorentina allo stadio Olimpico di Roma, Ciro era lì per supportare la sua squadra.

Ma Ciro quella partita non l’ha mai vista. In quella che doveva essere una serata piacevole e all’insegna dello sport sano si è poi trasformata in tragedia, Ciro viene colpito da diversi proiettili, a sparare fu Daniele de Santis, ultrà romanista. Sono passati tre anni da quel giorno, in tutto questo tempo la famiglia di Ciro ha cercato di preservare la sua memoria impegnandosi quotidianamente attraverso l’associazione Ciro Vive.

Lo scorso 3 maggio l’associazione ha potuto finalmente inaugurare una sede in cui risiede tutta la vita di Ciro. Spesso quando accadono episodi così atroci si tende a ricordare solo quel momento, dimenticando che dietro ad ogni storia ci sono delle persone, ci sono degli uomini che hanno avuto un vissuto. Chi era davvero Ciro? Che bambino è stato? Che adulto è diventato? Quali erano i suoi sogni?

La sua storia la percepisci entrando in quella che è diventata la casa della memoria di Ciro, si capisce che Ciro amava davvero tanto la sua squadra, amava tanto anche il suo quartiere, Scampia, ed aveva un sorriso così spontaneo e genuino che era facile volergli bene, molti sono infatti i pensieri lasciati dagli amici e dai familiari all’interno della sede.

L’associazione non a caso porta il nome di Ciro Vive ed è proprio così. Ciro vive attraverso il percorso alla non violenza che la famiglia sta portando avanti, vive nei racconti e nei ricordi di chi l’ha voluto bene.

“Ciro già da piccolo è stato un ragazzo molto socievole, usciva con gli amici, si è integrato in fretta con i ragazzi del quartiere, organizzavano spesso partite di calcio – racconta Antonella Leardi, la mamma di Ciro –  Lui giocava nella squadra Fortitudo di basket e ha giocato per parecchi anni fino ai 14-15 anni. Due volte ha avuto una distorsione molto importante alle caviglie e non ha potuto più giocare. Ciro era quel ragazzo che veramente si poteva lasciare dappertutto perché non mi ha mai portato problemi, ho molte foto di Ciro che quasi tutte lo ritraggono con le braccia aperte che abbraccia gli amici, la famiglia. Poi crescendo è stato un ragazzo di carattere forte, un ragazzo che ha iniziato presto ad andare allo stadio, ha seguito la sua squadra nelle partite di trasferta anche quando il Napoli stava in serie C quando non tutti seguivano il Napoli. Gli è sorta questa passione però non mi ha mai portato un problema a casa, mai. Io sono orgogliosa di essere stata sua mamma, di essere sua mamma. Ciro quando si è risvegliato al Gemelli, mi guardava e piangeva, diceva: “Mamma mi credi non ho fatto niente. Ho sentito i bambini che urlavano, che piangevano.” Si giustificava quasi. Alla fine ho scoperto che è vero, ho avuto tanti messaggi da quelle persone di quell’autobus che dicevano Ciro è stato il nostro eroe, noi picchiavamo i pugni vicino il vetro e questo ragazzo subito è venuto in soccorso. Era un carattere forte ma era anche un carattere dolce, un fidanzato fedele, un fidanzato che sperava di avere dei figli, voleva tre maschi. Era molto legato alla famiglia, agli amici, infatti dopo tre anni gli amici ancora se lo piangono perché è venuta a mancare una persona che in questo quartiere ha dato tanto. Quando, ad esempio, volevano mettere il sito di compostaggio, lui è stato uno di quelli che hanno bloccato il sito. È stato un ragazzo che davvero ha dato tanto.”

Antonella ha tanta forza e una luce negli occhi che donano speranza e fiducia, insieme alla sua famiglia hanno creato diversi eventi e momenti di aggregazione per non dimenticare mai quello che è stato Ciro.

L’obiettivo più grande è quello di dire che mai più devono succedere degli episodi del genere perché questo è stato uno dei delitti più orribili successi in Italia negli ultimi anni. Bisogna avere dialogo con i bambini, spesso vado nelle scuole a parlare del valore dello sport, a parlare di legalità, di non violenza.”

Oltre agli eventi, l’associazione Ciro Vive festeggia ogni 23 novembre, nel giorno del suo compleanno, il Ciro Day. Inoltre, ogni volta che si è svolta una commemorazione per Ciro è stata piantata una pianta di ulivo per simboleggiare la vita.

“Ciro vive, non lo dico tanto per dire. Ciro vive nei miei ricordi, nella mia famiglia, negli amici, nelle persone che hanno imparato ad amarlo ma soprattutto Ciro vive nel messaggio di non violenza perché Ciro è stata vittima di odio e di violenza. Noi creiamo eventi, facciamo qualcosa di bello e di positivo però il messaggio è solo uno quello di combattere l’odio con l’amore.”

L’amore è quindi l’obiettivo principale prefissata dall’associazione ma da sempre la famiglia ha chiesto giustizia e verità. Inizialmente la giustizia prese forma quando Daniele de Santis venne condannato dai giudici della Corte d’Appello a 26 anni di reclusione. Nell’ultimo processo è stato chiesto uno sconto di pena da 26 a 20 anni in quanto il procuratore generale non riconosce l’aggravante dei futili motivi e di conseguenza “il fatto non sussiste”.

Ciro Esposito
Ciro Esposito

“Noi sappiamo che l’assassino di Ciro è una persona che appartiene all’estrema destra di Roma ed è molto protetto. Chiunque sia venuto ai processi ha visto quante personalità, quanti personaggi importanti difendono una persona che ha un curriculum negativo lunghissimo. Io non ho mai chiesto rivendicazioni, non le chiedo e non le chiederò mai. Ho chiesto giustizia dai primi giorni che Ciro è stato ferito, non l’ho chiesto dopo la morte, ho chiesto subito giustizia e verità. Il 17 giugno ci sarà un corteo proprio per riconfermare la domanda che ho fatto tre anni fa. Faremo questo corteo proprio per riconfermare i 26 anni perché non vogliamo essere presi in giro. La memoria di mio figlio ha un prezzo caro, un prezzo molto alto, nulla lo può riportare indietro ma almeno la giustizia e la verità forse daranno un po’ di serenità, oltre alla pace di Dio ma la serenità è una sete di giustizia che verrà in qualche modo appagata.”

Ciro Esposito
Ciro Esposito
Ciro Esposito
Ciro Esposito

Maria Baldares

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Frequento il secondo anno in Scienze della Comunicazione e sogno di diventare una giornalista a tutti gli effetti. Sono sempre stata decisa a voler intraprendere questo tipo di carriera e ciò che ha contribuito a far coltivare questa passione è stato il quartiere in cui sono nata e crescita. Vivo a Secondigliano, inutile dirvi le difficoltà e i problemi che purtroppo esistono e persistono ma allo stesso tempo ci sono tante persone che fanno di tutto per cambiare le cose, io sono una tra queste. Spesso si guarda solo il negativo delle cose tralasciando l'altra parte della medaglia, quella positiva.