Cosa si vuole che sia: «la Corte dei conti ci fa visita perché siamo un Comune in dissesto da anni». Questo è il sunto del De Magistris – pensiero sulla notizia della “visita” a Palazzo San Giacomo da parte degli esperti della magistratura contabile, rimbalzata in queste ore, e che tanto rumore ha fatto negli ambienti politici locali, consentendo tra l’altro ad un’agguerrita Valeria Valente di affilare le armi in vista di quello che si preannuncia l’ennesimo autunno caldo del capoluogo campano.

De Magistris ha minimizzato, nel corso di quella che doveva essere niente più che una passerella per l’inaugurazione della restaurata Chiesa di Santa Maria di Vertecoeli, l’eco dell’accertamento eseguito giovedì nella sede comunale dai funzionari agli ordini del magistrato Francesco Sucameli, ufficialmente alla ricerca della documentazione che attesti la sostenibilità o meno della gestione contabile rispetto al piano di rientro dal disavanzo che il Comune fronteggia da più di un lustro.

In realtà, la questione segnerebbe, secondo alcuni, il definitivo peggioramento della posizione dell’Amministrazione De Magistris, in quanto ormai insolvente per un valore di circa 800 milioni di euro, senza possibilità, a quanto pare, di porre rimedio al disastroso buco di bilancio in tempi brevi e compatibili con la legge. In sostanza, la Corte dei conti si appresta a valutare, una volta per tutte, se il Comune di Napoli stia per fallire. Se le prospettive di disequilibrio tra il disavanzo atteso e quello concretamente realizzatosi, nel periodo preso a riferimento dai magistrati contabili, saranno ritenute insostenibili, evidentemente si trarrà la conseguenza dell’avviamento della procedura di default che, in campo amministrativo, può significare commissariamento.

Perciò, non è facile condividere la sicurezza ostentata dal sindaco, quando dice che in fondo la visita della Corte dei conti negli uffici comunali era attesa e per nulla straordinaria, e che le sue conseguenze sono altrettanto ordinarie e prevedibili. Gli indizi che inducono a ritenere la gravità della situazione sono diversi e sotto la lente di ingrandimento da settimane. Da ultimo, la pentola a pressione dell’ANM che alla fine è saltata, rivelando lo scandalo di un’azienda dei trasporti che lotta, licenziando i suoi lavoratori, per non fallire.

Non solo ANM: il Comune, oltre ai dipendenti della partecipata, non ce la fa a pagare più nemmeno i fornitori, che ormai aspettano anche un anno per veder saldati i propri conti e che, ad oggi, rappresentano una buona fetta dei creditori multimilionari dell’Amministrazione. E dire che, nel corso del primo mandato De Magistris, in realtà la situazione pareva essere migliorata, con i pagamenti posticipati solo di pochi mesi. È negli ultimi due anni, almeno, (non a caso i funzionari della Corte hanno preso in considerazione, secondo Repubblica, specialmente il periodo di bilancio 2015/2016) che il quadro è di nuovo diventato critico. Resta da capire perché.

In realtà, il Comune aveva anche trovato le possibili fonti di approvvigionamento finanziario con cui rimediare alla carenza di liquidità. Le parole d’ordine erano infatti diventate “dismissione” del patrimonio immobiliare comunale e “riscossione”, specialmente delle contravvenzioni e delle altre fonti di credito, come i canoni di locazione degli stessi immobili di proprietà della Città. L’insuccesso, su entrambi i fronti, è stato clamoroso, con solo poche decine di milioni racimolate in questi anni.

Niente panico, sostiene l’assessore al Bilancio Panini: «Arriveranno da Roma trasferimenti per circa 200 milioni». Soldi che per di più, spiega lo stesso componente della Giunta, sono pure in ritardo, condizionando così il giudizio negativo sul bilancio comunale. Eppure, a quanto sembra, questi soldi sono virtualmente già spesi, almeno per una buona parte, nel senso che un vincolo di spesa sui fondi c’è già, per cui il salvagente è solo relativo. Altro discorso sarebbe se si riuscisse, com’è negli auspici sempre di Panini, a riscuotere il “jackpot” della TARI (la tassa sui rifiuti) e migliorare il gettito delle altre imposte che vanno al bilancio locale, come l’IRPEF. Per non parlare, appunto, delle già citate contravvenzioni fantasma.

De Magistris rimanda al 2018 la svolta definitiva, la manovra che consentirà di chiuderli, i conti, con la Corte dei conti. Tuttavia, si moltiplicano gli indizi che suggeriscono che il leader di demA sia ben consapevole che, ormai a un anno dalla rielezione, la sua Amministrazione non è mai stata politicamente così precaria. Abbandonato anche da qualcuno dei suoi fedelissimi (vedi il caso Ravaglia all’ANM), il sindaco sta cercando di convincerne altri a tornare sui loro passi (come Salvatore Palma, che rientrerebbe in squadra con ancora non meglio precisati compiti operativi). Non c’è tempo da perdere nemmeno nella definizione dei vertici a capo delle altre partecipate, che sempre Repubblica già individua, almeno per quanto riguarda la figura (a questo punto decisiva) di revisore contabile.

Intanto, gli avversari politici di una vita sono lì, in agguato, a monetizzare politicamente il momento di difficoltà. Vincenzo De Luca, in settimana, non si era fatto ripetere due volte la domanda: a chi gli chiedeva cosa la Regione si stesse impegnando a fare per dare una mano a Napoli sul fronte bilancio, e specialmente sulla crisi dell’ANM, il Presidente ha risposto che «noi abbiamo garantito ad ANM 54 milioni di trasferimenti, la stessa cifra dello scorso anno, nonostante nel frattempo la Regione ha subito un taglio di 30 milioni sul fondo nazionale dei trasporti. (…) La Regione non ha il compito di risanare il debito di bilancio di altri, abbiamo mantenuto intatto il trasferimento e anticipato i trasferimenti pur non avendo avuto dal governo ancora i soldi».

“Il debito di bilancio di altri”: a buon intenditor, poche parole. In sintesi, secondo De Luca, il problema finanziario napoletano l’ha creato De Magistris, cui la Regione tende la mano, per spirito istituzionale, con soldi che ci sono. La colpa, a questo punto, è di chi (non) li spende (o li dirotta ad altri lidi). Che De Luca sia costantemente impegnato in singolar tenzone mediatica col sindaco, si sa. Stavolta fa più notizia, come accennato, la bordata della PD Valente, che dettaglia persino in un video (dal titolo «House of Lies», parafrasi del nome di una nota serie televisiva, pure quella su politica e bugie) l’analisi delle 22 promesse mancate da De Magistris, ad un anno dal bis alle elezioni comunali.

Pretesto, quello del «De Magistris ciarlatano», per rilevare specialmente proprio la questione finanziaria, con contorno di cifre e statistiche dettagliate che danno conto del «disastro» denunciato dalla parlamentare e consigliere comunale. Il nucleo del discorso, che individua una precisa responsabilità politica di De Magistris, è sempre lo stesso: «I trasferimenti alla città arrivano, sono superiori di quelli di Roma e Torino, ma lui non è in grado di spenderli».

Doveva quindi essere una tranquilla inaugurazione di una chiesa restaurata; si è trasformata nel banco di prova mediatico per il De Magistris assediato. «Le offese della Valente sono medaglie. Il Pd ha distrutto la città». Non c’è che dire: se le offese del PD equivalgono ad una medaglia, per le casse comunali è meglio che sia d’oro. Magari, se ne ricava qualcosa.

Ludovico Maremonti

 

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