Pochi giorni fa è stata inaugurata la cosiddetta “Porta del Sud”, la stazione della TAV di Afragola descritta come una delle più belle stazioni d’Italia.

Il progetto ad opera di Zaha Hadid, star dell’architettura recentemente scomparsa, fu presentato nel 2003 e sarebbe dovuto essere realizzato entro il 2008, salvo poi slittare per una serie di problemi legati agli appalti e alla mancanza di fondi che ne hanno fatto ritardato di quasi 10 anni l’inaugurazione. Il progetto iniziale aveva un costo di circa 60 milioni, poi salito a circa 85 proprio a causa di tali ritardi.

La stazione è entrata in servizio l’11 giugno e funzionerà principalmente sull’asse Salerno-Napoli-Milano-Torino. Una svolta è prevista intorno al 2022, quando dovrebbe entrare in funzione l’asse ad alta velocità Napoli-Bari che avrà come passaggio obbligato la “Porta del Sud”, la quale si arricchirà anche di collegamenti con la Circumvesuviana e con le stazioni di Caserta, Benevento e Napoli nord.

Una delle critiche più rilevanti alla costruzione della stazione TAV ad Afragola è proprio lo scarso utilizzo, almeno temporaneo, della struttura, che rischia di renderla una “cattedrale nel deserto”.

Se si pensa che i treni transitanti ogni giorno dalla stazione Tiburtina (la seconda dopo Termini a Roma) sono 400 e quelli della stazione Garibaldi di Napoli sono 500, gli attuali 36 treni (18 Frecce e 18 Italo) di cui disporrà la stazione di Afragola sembrano effettivamente pochi.

Ma i problemi sembrano non essere finiti qui. Il giorno dell’inaugurazione vi avevamo parlato di scontri con dei manifestanti no TAV che protestavano agitando lo slogan “Fermiamo le camorre ad alta velocità”, ponendo dubbi soprattutto sulla proprietà dei terreni e sulla legittimità del loro utilizzo, in relazione anche a degli omicidi sospetti avvenuti nei giorni immediatamente precedenti.
L’area in cui sorge la stazione, infatti, si trova nel “triangolo della morte” nella zona nord di Napoli, in cui più volte sono stati trovati rifiuti speciali sotterrati da associazioni malavitose a sfondo camorristico.

Dubbi in parte confermati qualche giorno fa da un blitz dei NAS, che hanno constatato come le aree dove sorgono il bar e il parcheggio siano ancora sprovviste di autorizzazione, e procedendo quindi alla loro chiusura. Inoltre, l’impianto antincendio è risultato non a norma, all’impianto di climatizzazione mancava il motore, e l’uscita di emergenza dava su un’area non agibile in quanto ancora cantiere aperto. Neppure un kit di pronto soccorso o un defibrillatore erano presenti nella stazione.

Il portavoce di Ferrovie dello Stato si è affrettato a dichiarare che: «La stazione di Napoli Afragola possiede tutte le autorizzazioni necessarie per l’esercizio ferroviario. È stata offerta  la massima collaborazione agli inquirenti durante le ispezioni. In merito alla carenza di documentazione relativa ad alcune attività commerciali nell’ambito della stazione, abbiamo ricevuto garanzia dai rispettivi gestori che i documenti mancanti saranno presentati al più presto».

Intanto però la figuraccia è servita, con buona pace del premier Gentiloni che in occasione dell’inaugurazione aveva parlato di un paese che «rialza la testa, orgoglioso delle sue grandi opere», assicurando inoltre che «la sicurezza sarà il nostro impegno prioritario in questo territorio».

Un territorio già troppo spesso balzato agli onori della cronaca per le vicende della “Terra dei fuochi” o per gli agguati di camorra, e che adesso non può perdere l’occasione di rilancio offertagli da questa modernissima struttura.
In fondo, certi treni passano una volta sola.

Simone Martuscelli