Napoli. Atitech e sindacati non raggiungono l’accordo sulla cassa integrazione straordinaria che interesserà 178 dipendenti del polo aeronautico di Capodichino. Gli operai stamane hanno iniziato uno sciopero in cui chiedono all’azienda il rispetto dell’accordo del 27 maggio 2015 che non prevedeva il ricorso ad ammortizzatori sociali. I lavoratori hanno esposto una bara per denunciare la “morte” del comparto che è stato eccellenza industriale in Campania. Poi hanno occupato lo stabilimento.

Gli operai di Atitech Capodichino chiedono il rispetto degli accordi e denunciano il fatto che, a fronte di un ricorso unilaterale dell’azienda alla cassa integrazione straordinaria, si procede poi all’esternalizzazione di molti servizi. Inoltre i lavoratori chiedono di essere riassorbiti da Leonardo-Finmeccanica, considerando tradite le promesse di Atitech (dal 2009 di proprietà della Meridie di Gianni Lettieri) di trasformare lo stabilimento di Capodichino in un polo aeronautico internazionale.

In una nota congiunta del sindaco di Napoli Luigi de Magistris e dell’assessore al lavoro del comune di Napoli Enrico Panini si legge che «desta preoccupazione l’evolversi della vertenza Atitech. Il ricorso alla cassa integrazione straordinaria proposto dall’azienda senza che i lavoratori percepiscano alcuna forma di sussidio per i prossimi tre mesi, l’assenza di un piano industriale credibile che l’azienda ha mancato di presentare negli ultimi anni, il mancato rispetto dell’accordo con Finmeccanica che vorrebbe reintegrati nell’azienda originaria i lavoratori che da lì provengono, l’odierno diniego dell’ingresso nello stabilimento dei lavoratori della mensa, sono segnali inquietanti  che lanciano un campanello di allarme su come le crisi aziendali vengono affrontate sui nostri territori». Sindaco e assessore denunciano di aver chiesto (e mai ottenuto) di partecipare al tavolo negoziale riguardante la crisi aziendale e si associano alla richiesta dei lavoratori di essere riassorbiti da Leonardo-Finmeccanica, considerando tale ipotesi un segnale importante di attenzione verso il futuro industriale di Napoli e del Sud.

Dello stesso tenore anche le dichiarazioni della capogruppo del Movimento 5 stelle al consiglio regionale della Campania, la consigliera Valeria Ciarambino: «Seguiamo con apprensione la vertenza dei lavoratori Atitech e della colpevole e generalizzata sottovalutazione del comparto dell’aerospazio campano. Proprio oggi, nel corso della riunione dei capigruppo, abbiamo chiesto di portare nel prossimo Consiglio regionale del 26 giugno la nostra mozione perché la Giunta si attivi col Governo, chiedendo di riacquisire alla Leonardo-Finmeccanica lo stabilimento di Capodichino, con il campo volo e i 178 dipendenti ex Alenia, un gioiello di altissimo valore logistico e professionale letteralmente svenduto a Lettieri. Basta con l’avventurismo industriale dei soliti prenditori e il progressivo svuotamento dei nostri siti d’eccellenza».

Nella giornata di domani, 21 giugno, è previsto un incontro al Ministero dello Sviluppo economico sulla vertenza Atitech di Capodichino. Nel frattempo 178 operai, a differenza di quanto previsto dall’accordo del 2015, sono in cassa integrazione straordinaria e attendono di capire quale sia il futuro del loro stabilimento, sottolineando la necessità di mettere in piedi un piano industriale serio in un settore strategico importantissimo come quello aeronautico.

Mario Sica

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Nasce a Napoli nel 1988. Dopo aver trascorso i primi dodici anni di vita nella provincia nord di Napoli, a Villaricca, si trasferisce a Soccavo, quartiere di origine dei propri genitori. Durante gli studi classici, matura e coltiva la passione per il giornalismo e la scrittura creativa ed inizia una lunga militanza nei movimenti anticamorra e nei comitati territoriali della città di Napoli. Nel 2017, a “soli” 28 anni, consegue la laurea in giurisprudenza presso la Federico II. “Malato” di calcio e tifosissimo del Napoli, negli ultimi anni si appassiona alla boxe. Appassionato di lettura, in particolare classici e saggi storici, per sensibilità politica ha approfondito le sue conoscenze storiche dei movimenti di lotta del Novecento e del lungo processo di emancipazione del Sud America dal colonialismo ad oggi. Ha provato ad imparare a suonare la chitarra durante l’adolescenza ma, appurato di essere impedito, ha deciso di limitarsi all’ascolto di musica, in particolare De Andrè, Brassens, Pino Daniele e tutto il neapolitan power degli anni ’70 e ’80. Coltiva l’illusione, in un Paese che legge sempre meno e peggio, di poter trasformare la sua passione per la scrittura ed il giornalismo in un mestiere retribuito.