Il 9 giugno il parlamento del Giappone ha approvato una legge che, in via straordinaria, permetterà all’imperatore Akihito di abdicare. L’imperatore alla soglia degli 85 anni, reduce da un’operazione al cuore e da un tumore, avrebbe già dall’anno scorso manifestato la volontà di ritirarsi.

Rinunciare al trono della monarchia più antica del mondo non è qualcosa di ammissibile, e questo gli imperatori giapponesi lo sanno bene. A tal proposito esiste una legge, in Giappone, che proibisce categoricamente che l’imperatore abdichi – l’ultima volta che una cosa simile è successa era il 1817, quando l’imperatore Kokaku abbandonò la carica imperiale –, ma la misura straordinaria permetterà ad Akihito di ritirarsi a vita privata a partire da dicembre 2019, anno in cui compirà 85 anni. La sua abdicazione metterà fine a un’era, l’era Heisei (letteralmente “pace ovunque”), iniziata nel 1989, anno della sua salita al trono.

Il processo di abdicazione richiederà del tempo: serviranno dai due ai tre anni di preparazione per permettere a Naruhito, primogenito di Akihito, di succedere al padre. L’anno scorso, nel mese di agosto, Akihito rilasciò un importante video-messaggio alla nazione, nel quale manifestava, seppur non esplicitamente, la volontà di abdicare a causa della sua età avanzata e soprattutto dei malori che hanno colpito la sua vita negli ultimi anni.
È proprio di fronte a questa implicita richiesta che in queste settimane sia la Camera dei consiglieri che quella dei rappresentati si sono espresse a favore dell’approvazione della legge, che entrerà in vigore solo ed esclusivamente in favore dell’attuale imperatore, dopodiché cesserà di esistere e non potrà essere riutilizzata da imperatori futuri.

Sempre in tema di successione, il Parlamento ha dato il proprio parere riguardo a un’altra eventualità: si è espresso negativamente nei confronti di una potenziale legge che permetta alle donne della casata imperiale di poter concorrere al trono.

Attualmente il trono del Crisantemo non permette alle donne di sangue reale di poter essere messe in lizza per la successione imperale. Negli ultimi anni il problema di questa discriminazione nei confronti delle donne è emerso e si sta diffondendo in maniera sempre più dirompente all’interno dell’impero del Sol Levante. Il motivo è da rintracciare nella diminuzione degli eredi maschi in seno alla famiglia imperale. Ad oggi la famiglia reale è difatti composta da diciotto membri e tredici di questi sono donne. Gli unici potenziali eredi maschi sono solo cinque e tra questi ci sono: Naruhito (primogenito dell’attuale imperatore), Akishino (secondogenito dell’imperatore), Hisahito (nipote di soli dieci anni dell’imperatore) e Masahito (fratello di Hisahito e di due anni più piccolo).

È evidente dunque che il Giappone a lungo andare potrebbe rischiare di incorrere in uno stallo nella linea di successione. A tal proposito l’opinione pubblica ha iniziato a mobilitarsi in favore della fazione “rosa” del Crisantemo, ma l’ala conservatrice del Parlamento nipponico si è palesemente schierata contro tale modifica.

L’idea di una futura imperatrice giapponese è quindi attualmente da scartare.

L’unico passo avanti che il Parlamento sembra aver fatto è l’essersi espresso favorevolmente sulla possibilità di ampliare i rami della famiglia imperiale. Un provvedimento di questo genere permetterebbe alle donne di poter sposare liberamente anche uomini che non siano di sangue blu.
Ad oggi una cosa del genere è assolutamente vietata: qualora una donna reale decidesse di sposare un uomo “comune”, quest’ultima perderebbe il suo status nobiliare e si ritroverebbe ad essere completamente diseredata e disconosciuta dalla famiglia.

Lo scorso maggio, proprio a causa di questa misura restrittiva imposta dal Crisantemo, la principessa Mako, nipote dell’imperatore e figlia di Akishino, avrebbe deciso di rinunciare al titolo imperiale per sposare un giovane coetaneo rigorosamente non di sangue blu. Il fatto che la giovane nipote dell’imperatore Akihito abbia rinunciato al suo status potrebbe sembrare una questione irrilevante eppure non è così: essendo una donna non avrebbe potuto comunque concorrere al trono, ma avrebbe potuto dare alla famiglia reale una progenie maschile, ecco perché la scelta della giovane principessa potrebbe rappresentare materia di riflessione per lo schieramento conservatore del Parlamento.

Giuseppina Catone