Napoli è una città pregna di storia, le cui origini partono da lontano: è una gigantesca macchina del tempo in cui si intrecciano eredità storiche, culturali e religiose. Ogni piazza e ogni strada raccontano qualcosa a chi è in grado di ascoltare.

Un luogo in particolare può essere considerato come la sintesi di mille incroci e mille storie: il borgo di Santa Lucia.

Via Santa Lucia prima della colmata a mare e della rimozione della fontana.

Le origini di questo antico rione affondano le radici in tempi remoti e, in qualche modo, la sua storia coincide con quella di Napoli. Era il lontano VIII secolo a.C. quando i coloni greci provenienti da Cuma decisero di fondare Parthènope: includeva il territorio compreso tra l’isolotto di Megaride e la colline di Pizzofalcone. Due secoli più tardi Parthènope fu rifondata come Neapolis, ossia “città nuova”.

In epoca romana pre-imperiale, nella zona di Santa Lucia si sarebbe trasferito il generale e politico romano Lucio Licinio Lucullo, che avrebbe innalzato nel I secolo a.C. la sua imponente e splendida villa, la quale aveva un’estensione immensa, non ancora ben definita. Stando agli ultimi ritrovamenti, la villa con i suoi parchi e le sue fontane doveva ricoprire un’area che andava dall’isolotto di Megaride fino al monte Echia sul lato sud e sul lato sud-est fino all’attuale Piazza Municipio.

Quest’abitazione possedeva una ricchissima biblioteca e divenne celebre in particolare per i suoi banchetti: proprio da qui deriva l’aggettivo “luculliano” utilizzato ancor oggi per indicare un pasto particolarmente abbondante e gustoso.

Sempre restando nell’ambito più strettamente gastronomico, va anche sottolineato che un celebre piatto della cucina campana, il polpo alla Luciana, porta il nome in onore del borgo stesso, i cui abitanti sono conosciuti come Luciani.

Alcuni resti della villa di Lucullo al Monte Echia.

La villa di Lucullo nel corso del tempo ha finito per perdere il suo antico aspetto e oggi rimangono ben poche tracce di quello che doveva essere un magnifico edificio. Fu prima convertita in monastero dai monaci basiliani e poi, in epoca normanna, trasformata in fortezza a guardia del golfo.

Nel corso dei secoli l’importanza del borgo di Santa Lucia crebbe fino a passare da un piccolo borgo di “pescatori” ad uno dei luoghi più prestigiosi dell’epoca. Essenziale fu l’intervento dei viceré spagnoli che decisero di abbellire il luogo con numerosi interventi (fondamentale il contributo di Domenico Fontana).

Il borgo divenne quindi una meta privilegiata del turismo dell’èlite, organizzato nel Grand Tour, ossia il viaggio di istruzione che interessava i giovani aristocratici e che aveva come fine ultimo la loro “formazione” (il “turismo di massa” trova la sua prima documentazione proprio nel Grand Tour).

Nel corso del ‘700 il principe di Francavilla fece costruire una particolare villetta, la regia Casina del Chiatamone, resa famosa per le feste che vi si organizzavano e per gli ospiti molto celebri che la frequentavano, tra cui spicca Giacomo Casanova. La casina passò poi ad Alessandro Dumas (padre). Oggi gran parte dell’edificio è stato distrutto e ricostruito, e resta ben poco della costruzione iniziale.

Il borgo di Santa Lucia ha visto il suo volto mutare alla fine del XIX secolo: il Risanamento interessò anche lo storico borgo ed i lavori terminarono nel 1927, nonostante le critiche degli intellettuali dell’epoca, preoccupati che il fascino del luogo sarebbe stato danneggiato. In prima linea tra i critici ci furono Matilde Serao e Ferdinando Russo.

L’allargamento di via Partenope e la colmata a mare con la creazione di Rione Orsini furono gli interventi più incisivi sul tessuto urbano. Il tutto finì per accentuare il carattere turistico dell’area, ove oggi sorgono alcuni dei più magnifici alberghi partenopei: il borgo di Santa Lucia continua ad essere un luogo di richiamo per i turisti.

Va citato, anche, il cosiddetto “Pallonetto di Santa Lucia“, che non è altro che un peculiare complesso di vicoli, stradine, gradinate e abitazioni che hanno ben poco di simmetrico. Il tutto non fa che rendere questa zona, nata come luogo di abitazione di pescatori, ancor più pittoresca. Il Pallonetto, una volta bonificata tutta la città durante il Risanamento ottocentesco, si trovò ad essere un quartiere sollevato ed isolato dalla città urbanizzata.

Pallonetto di Santa Lucia

Una delle tradizioni più famose dell’antico borgo di Santa Lucia era la cosiddetta festa della “Nzegna”, festività marinaresca organizzata in onore della Madonna della Catena. Si celebrava l’ultima domenica di agosto: i “luciani” per l’occasione indossavano abito nuovo e berretto rosso. I partecipanti arrivavano al molo e salivano su delle imbarcazioni contraddistinte da bandiere e insegne colorate (da qui ‘nzegna). Durante il rito molti venivano “gettati in mare”. I partecipanti portavano costumi di epoca Borbonica e tra gli abitanti venivano scelte le controfigure di Ferdinando IV e Carolina. Ci sono prove che la festa si sia svolta fino agli inizi degli anni ’50 del 900.

Festa della ‘Nzegna (ultima edizione)

Santa Lucia, il più antico borgo di Napoli, ha attraversato secoli e secoli di storia; così come Napoli ,anche questo borgo è stato soggetto a mutazioni e modifiche che ne hanno cambiato la forma, ma non l’essenza. Perché a Napoli l’antico non scompare mai e la sua anima autentica sta proprio in questo: macchina del tempo e senza tempo.

Vanessa Vaia

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