Il 12 giugno scorso è stata celebrata a Ginevra la Giornata Mondiale contro il Lavoro Minorile, un evento commemorato a livello internazionale, che ha l’obiettivo di denunciare le condizioni di sfruttamento che costringono milioni di bambini nel mondo a lavorare in condizioni sofferenti e pietose.

Tra le cause più diffuse dietro alla diffusione del fenomeno vi sono sicuramente le guerre e le catastrofi, eventi che impattano violentemente sulle vite delle persone, uccidendo, costringendo alla fuga, distruggendo case e scuole, spingendo la gente in povertà, a tal punto da ledere soprattutto i diritti umani fondamentali, in primis dei bambini.

Tuttavia, come ci ricordano quelli di ActionAid — organizzazione internazionale e indipendente, impegnata nella lotta contro la fame nel mondo, la povertà e l’esclusione sociale — lo sfruttamento minorile non riguarda la sola costrizione al lavoro, bensì può assumere diverse forme: dall’abbandono della scuola per aiutare nelle mansioni domestiche, alle violenze — talvolta sessuali — subite; dal matrimonio forzato di una bambina a causa di un debito da estinguere, per esempio, al lavoro vero e proprio.

«Gli Stati parti riconoscono il diritto del fanciullo di essere protetto contro lo sfruttamento economico e di non essere costretto ad alcun lavoro che comporti rischi o sia suscettibile di porre a repentaglio la sua educazione o di nuocere alla sua salute o al suo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale o sociale», è ciò che recita l’art. 32 della Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia. In altre parole, un bambino deve impegnarsi nella scuola e nella crescita individuale sotto ogni punto di vista, anziché nelle fatiche di un lavoro fisicamente duro e non retribuito abbastanza.

Ciò nonostante, volendo richiamare alcuni numeri, pubblicati dalla onlus stessa, oggi ci troviamo dinanzi ad una situazione che vede:
168 milioni di bambini  e giovani — quasi tre volte la popolazioni italiana — che lavorano in tutto il mondo;
85 milioni di bambini che lavorano sfruttati in attività pericolose, come, ad esempio, le miniere oppure il trasporto di carichi pesanti, che conducono spesso a malattie o disabilità e che mettono costantemente a rischio la loro vita;
98 milioni di bambini (circa il 60% della totalità tra i bambini lavoratori) impegnati nell’agricoltura;
78 milioni di bambini, ossia circa poco più del 9% di tutta la popolazione minorenne a livello mondiale, che lavorano nel continente asiatico e nei Paesi del Pacifico;
59 milioni di bambini, quindi il 35% del numero iniziale, che lavorano nell’Africa subsahariana;
13 milioni di bambini che lavorano in America Latina e Caraibi;
9,2 milioni di bambini che lavorano nel Medio Oriente e nell’Africa settentrionale.

Analizzando i dati a disposizione, è chiaro che la pratica del lavoro minorile sia una costante dei Paesi più poveri del mondo. Come poter arginare il fenomeno?
ActionAid mostra questa infografica che aiuta a comprendere meglio la gravità e le dimensioni del lavoro minorile nel mondo.

lavoro minorile ActionAid
Infografica di ActionAid

La campagna di sensibilizzazione di ActionAid esorta alla lotta contro il lavoro minorile attraverso le pratiche di adozione a distanza.

Per partecipare attivamente e contribuire a questa buona causa, basta andare sul sito della onlus, precisamente alla pagina in cui si propone la soluzione allo sfruttamento minorile, e compilare il form in basso con i propri dati.

Andrea Palumbo

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Andrea Palumbo nasce in un piccolo paese dell'Alto Casertano, ai piedi dell'Appennino campano. Laurea triennale in Scienze Politiche presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II. Attualmente studia Comunicazione Pubblica e Politica presso l'Università di Torino. A parte lo scrivere, ama la fotografia, fare trekking, guardare serie TV, il vino rosso e il cibo in compagnia.