È già passato un anno da quando, il 23 giugno 2016, i cittadini del Regno Unito furono chiamati alle urne per esprimersi sulla permanenza o meno nell’Unione Europea.

Come andò a finire è storia nota: seppur con un margine abbastanza limitato, quel giorno la temuta Brexit si materializzò come uno spettro sull’intero continente, ponendo seri interrogativi sulla tenuta e sul destino stesso dell’Unione Europea come speranza di aggregare popoli e civiltà, mercati e confini.

Oggi, a distanza di un anno da quel voto, troviamo un Regno Unito più incerto e confuso di prima. Le dimissioni di Theresa May, succeduta a David Cameron, e la convocazione di nuove elezioni volte ad ottenere una maggioranza più ampia per affrontare con un piglio più saldo i negoziati per la Brexit si sono rivelate un incredibile sbaglio, un boomerang che si è ritorto contro la Prima Ministra britannica che si ritrova non solo senza una maggioranza atta a governare, ma essa stessa a rischio dimissioni.

Col senno di poi, è plausibile immaginare che gli abitanti del Regno Unito si siano pentiti della scelta referendaria: o che, semplicemente, non abbiano affatto gradito la gestione del processo e le incertezze che ancora sussistono al riguardo. Tuttavia, non c’è tempo per tornare indietro e il Governo dovrà approntare una strategia coerente e dalle minori ripercussioni possibili per contrattare con i vertici europei la definitiva concretizzazione della Brexit.

Nell’infografica realizzata da Stampaprint ripercorriamo i momenti cruciali e salienti che hanno contraddistinto i negoziati, con le ripercussioni economiche, sociali e politiche dell’evento più significativo nella storia dell’Unione Europea dalla sua fondazione a oggi.

Brexit, un anno dopo