L’odore di bruciato è salito, acre, anche fino ai cavalcavia della statale del Centro Direzionale, insieme a qualche colonna di fumo non troppo massiccia, ma indicativa dello scempio che si sta consumando pochi metri più in basso. L’intera periferia est di Napoli, specialmente i quartieri di Ponticelli e Barra, nell’ultima settimana è stata costantemente interessata dal fenomeno dei roghi, molto spesso dolosi, che hanno reso ormai insopportabile la già precaria qualità della vita in queste zone.

Se quello dei piromani è un fenomeno non nuovo in tutta Italia e, a maggior ragione, in Campania, dove spesso le fiamme si intrecciano col malaffare pilotato dai torbidi interessi della malavita organizzata, è anche vero, però, che difficilmente si ricorda un’ondata di incendi come quella che ha investito l’area della Città Metropolitana nel corso di quest’ultima settimana. Da ovest a est, da Licola a Ponticelli, fino alle pendici del Vesuvio, sono stati numerosi gli episodi che hanno interessato e continuano a interessare l’area urbana di Napoli.

Campi flegrei, Fuorigrotta, Posillipo: già nella scorsa domenica le fiamme avevano messo in pericolo queste zone, con conseguente rischio non solo per le innumerevoli case e palazzi sgomberati, ma anche e soprattutto per la qualità dell’aria, decisamente irrespirabile. Sempre nel largo perimetro dei Campi Flegrei, peraltro, era andata a fuoco, nelle stesse ore, anche una porzione del sito di stoccaggio delle ecoballe di Taverna del Re: un episodio che aveva fatto pensare al peggio, all’ennesima mano della camorra calcata sull’emergenza rifiuti, ma che fortunatamente non ha poi rivelato alcuna matrice dolosa.

Lo stesso discorso non si può fare, invece, per Ponticelli e Barra. Qui l’origine dolosa delle fiamme che, quotidianamente, ingoiano interi pezzi di aree verdi a Napoli est, è lampante. Non sono necessarie nemmeno particolari indagini esplorative per comprendere che i roghi sono effettivamente voluti e pilotati da regie occulte. Basta scorrere le righe della breve inchiesta condotta da Repubblica, per osservare che i piromani agiscono alla luce della più assoluta impunità, senz’altra preoccupazione che di incendiare sterpaglie, erbacce e, soprattutto, quei rifiuti speciali e non che, con la combustione, generano l’odore forte e insopportabile del veleno bruciato.

C’è un minimo comune denominatore di queste vicende, così simili e così evidenti, ma pure così paradossalmente inarrestabili, ed è uno solo: il fuoco divampa quasi sempre in parchi pubblici. Specialmente nei quartieri di Ponticelli e Barra, le aree verdi, ma anche i parchi giochi (o quello che ne rimane) e persino la Villa Comunale, sono i luoghi ideali per appiccare gli incendi. Aree spesso abbandonate, senza controlli, fuori controllo: dovevano essere le oasi nel deserto di una lottizzazione urbanistica sciagurata, diventano il simbolo del degrado che brucia. Sversamenti illeciti di rifiuti di ogni genere, soprattutto materiale di risulta di cantieri edili e di altri tipi di attività industriali, inceneriti senza sosta da “giustizieri” armati di fiammiferi e accendini.

Un “trend” che si è esteso ormai oltre il limite est di Napoli, fino alla zona del Parco Nazionale del Vesuvio, dove pochi giorni fa ancora facevano notizia i roghi appiccati nell’area del comune di Ercolano: tre giorni e tre notti di fiamme in una zona a forte rischio ambientale, per la presenza, anche qui, di ingenti quantità di rifiuti speciali, che bruciando rendono tossica l’aria respirata.

A fare la loro parte ci si mettono, secondo alcuni, anche i rom stipati nei campi dove di per sé è già quasi impossibile sopravvivere, e dove, perciò, si cerca di “fare pulizia” dando alle fiamme anche materiali pericolosi. Accade tradizionalmente a Ponticelli, ma succede, proprio nelle ultime ore, anche a Scampia, dove però la cittadinanza è sul piede di guerra contro i nomadi, accusati di essere la causa principale di un disastro che si estende a macchia d’olio. Senza peraltro contare che, nella maggior parte dei casi, gli sversamenti illegali nei campi sono prodotti proprio dai napoletani.

Il punto è che, in questi quartieri, manca del tutto un controllo capillare del territorio, una polizia preventiva e repressiva efficace. Le rappresentanze locali cercano risposte concrete e interventi a lungo termine. Non lo può essere l’attività incessante di monitoraggio da parte dei vigili del fuoco, ormai stremati dalle continue segnalazioni. È il livello istituzionale che deve fare la sua parte. La periferia, e non è una novità, si sente abbandonata: «Qui non siamo a Mergellina, non facciamo notizia. Ma non si può sempre chiedere di essere assistiti come se fosse un favore, ci spetta per diritto (…) siamo in 139mila a pagare la tassa sui rifiuti, portiamo molto nelle casse del Comune». Quello ribadito qualche giorno fa dalla consigliera municipale di Ponticelli, Concetta Viscovo, non è certo un concetto nuovo, ma purtroppo risulta sempre attuale.

Il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris (che, tra parentesi, sulla TARI punta molto per ottenere parte delle risorse in grado di risanare il disperato bilancio comunale), nel corso della consueta intervista a Repubblica di metà settimana, a precisa domanda sul destino, in particolare, dell’area est, soffocata dai roghi nei parchi pubblici, ha risposto: «Sui parchi si deve fare di più. Mi aspetto una svolta dai Verdi con il nuovo assessore (…) devo dire che sull’area est le cose stanno andando meglio (…) Ci sono investimenti con i piani urbanistici approvati, come l’ex area Corradini. Ho fatto incontri di recente. Ma per avere una svolta si devono dislocare i depositi petroliferi».

Ammettendo che risolvere l’annosa questione dei depositi di idrocarburi consenta la svolta sul piano dei roghi tossici, non c’è dubbio che le periferie possano per ora solo bruciare dal desiderio di vedere risolte le proprie gravissime, impellenti problematiche.

Ludovico Maremonti

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Nato a Napoli 29 anni fa, ho conseguito la maturità classica nello storico Liceo “Sannazaro”, quindi la laurea magistrale in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. Attualmente sono dottorando di ricerca in Storia delle Istituzioni presso l’Università “La Sapienza” di Roma. I miei interessi principali sono la geopolitica e il diritto internazionale, ma non dimentico di guardare anche ai problemi (e ai pregi) della mia terra.