La donna, per sua natura, è spesso interpretata come simbolo della vita stessa, e perciò, in campo artistico, identificata come impersonificazione della Terra Madre. Partendo da questo assunto, Giampaolo Flamini ha deciso di raccontare, attraverso la propria fotografia nel progetto “Galla Muta, l’impatto che i cambiamenti climatici hanno sull’ambiente oggigiorno, combinando l’immagine della donna con i drastici cambiamenti climatici dovuti alle catastrofi ambientali causate dall’inquinamento. Una più approfondita analisi ha dimostrato, però, che il rapporto che alcune donne vivono con l’ambiente circostante non è unicamente simbolico. Nello specifico, i drammi ambientali sembrano legati all’incremento del fenomeno delle spose bambine, specialmente in alcune zone del mondo, come il Bangladesh.

Un documentario si è interessato di analizzare il rapporto tra i due fenomeni attraverso le storie di Brishti (13enne) e Razia (14enne) che insieme alle proprie famiglie abbandonano i propri villaggi, colpiti da alluvioni in seguito a drastici cambiamenti climatici: si tratta di Hidden connections prodotto da Take Apart e Thomson Reuters Foundation.

«Mio padre ha detto che stavolta mi dovevo sposare, non potevo oppormi. Gli ho detto che avremmo dovuto pensarci, ma lui mi ha fatto sposare in fretta e furia», testimonia una delle spose bambine protagoniste, Britshi.

Il documentario è ambientato in Bangladesh, dove è stato dimostrato che il 65% delle ragazze si sposa prima dei 18 anni, contro oltre il 30% sposate prima dei 15.

Per comprendere davvero la gravità della situazione, però, bisogna fare un passo indietro, tornando al fenomeno delle spose bambine. Spesso le famiglie delle giovani spose riconoscono il matrimonio della propria prole come principale, se non unico, strumento per assicurarle sopravvivenza e protezione da possibili forme di violenze, alle quali sarebbero altrimenti esposte. Ad ogni modo, è importante ricordare che si tratta di una pratica non soltanto culturalmente riconosciuta in alcune zone del mondo, ma soprattutto legata a situazioni di povertà.

In effetti, è interessante analizzare il fenomeno tenendo a mente il dono che la famiglia dello sposo promette a quella della futura sposa, oltremodo utile alla sopravvivenza della famiglia stessa, nonché motivo a favore dei matrimoni precoci. Per non dimenticare, inoltre, il fatto che quanto prima la propria figlia viene data in moglie, tanto prima i genitori smetteranno di essere responsabili del suo sostentamento e saranno in grado di badare a se stessi, soprattutto per quanto riguarda quelle zone rurali dove i costi necessari al mantenimento di una figlia si dimostrano estremamente alti e difficilmente sostenibili per i più indigenti.

Tornando, quindi, al caso del Bangladesh, un dato estremamente drammatico — ma fondamentale per quanto riguarda la tradizione delle spose bambine — riguarda l’esistenza, in quanto pratica culturale, della dote che la famiglia della ragazzina deve obbligatoriamente fornire al futuro marito per dare in sposa la figlia. Quanto maggiormente dovrebbe preoccupare a riguardo è che con l’aumentare dell’età della prole aumenterà conseguentemente la dote da pagare, il che renderà le famiglie maggiormente inclini a maritare le proprie figlie quanto prima possibile.
Tenendo a mente quanto brevemente illustrato, sembra ora diventare più chiara la ragione per la quale i dati forniti dall’UNICEF identificano il Bangladesh come il Paese al mondo con il più alto tasso di matrimoni precoci concernenti bambine al di sotto dei 15 anni, specialmente per quanto riguarda le zone rurali, dove vi è una più alta concentrazione di povertà.

L’analisi dell’UNICEF ha, inoltre, sottolineato un ulteriore, sconcertante, fattore connesso all’incremento di matrimoni concernenti bambine in Bangladesh: i cambiamenti climatici ed i disastri naturali.

Il Bangladesh si è dimostrato essere un Paese particolarmente colpito da questi ultimi, e per tale ragione in molti sono spesso esposti al rischio di perdere ogni proprio avere, tra cui un tetto sotto il quale vivere ed il denaro con cui, per l’appunto, pagare la dote della propria figlia. Inizia, così, a diventare chiaro il motivo per il quale i cambiamenti climatici influenzano l’aumento dei matrimoni di giovani spose, soprattutto nelle zone maggiormente esposte a disastri naturali come inondazioni, frane o anche i lunghi periodi di secca. Proprio a causa della durata sempre crescente della stagione secca, infatti, gli uomini sono impossibilitati nel dedicarsi all’attività agricola, spesso rappresentante l’unica fonte di sostentamento, il che conseguentemente causa un aumento del livello di povertà ed una maggiore necessità di maritare la propria prole. In molti hanno testimoniato d’aver dato in sposa la propria figlia minorenne a seguito della perdita della propria abitazione dovuta ad inondazioni, così come molti altri hanno dichiarato di sentirsi in dovere di maritare la propria figlia il prima possibile in corrispondenza dei possibili rischi ambientali cui l’intera famiglia sarebbe soggetta.

A dimostrazione di quanto affermato, le regioni del Bangladesh in cui il fenomeno delle spose bambine sembra essere più diffuso sono quelle occidentali del Khulna, Rajshashi e Barisal: le più colpite da disastri naturali e cambiamenti climatici, dove il matrimonio delle giovani figlie a uomini più ricchi diventa un tentativo disperato contro l’incombente miseria. Inoltre, uno dei fenomeni che maggiormente colpisce il Bangladesh è l’erosione degli argini dei fiumi, che costringe ogni anno tra 50mila e 200mila persone ad allontanarsi dalla campagna per trasferirsi nella capitale, dove, per ragioni economiche, diviene impossibile sostenere spese “extra” dovute al mantenimento delle proprie figlie.

In definitiva, quindi, affrontare il fenomeno delle spose bambine non soltanto da un punto di vista culturale, ma attraverso un’analisi che prenda in considerazione una prospettiva ambientale permette di sottolineare quanto ogni aspetto della condizione umana sia direttamente legata alle questioni ambientali e, di conseguenza, quanto decisive per la vita di ognuno possano risultare le scelte politiche in questo campo.

Ginevra Caterino

CONDIVIDI
Articolo precedenteIncendi dolosi, Ponticelli e Barra ancora in fiamme
Articolo successivoScarse precipitazioni, agricoltura italiana in ginocchio
Nata e cresciuta in Campania. Affascinata da ogni forma d'espressione personale e culturale. Attualmente studentessa di scienze politiche e relazioni internazionali indirizzo Asia-Africa. Dopo una passionale relazione con il teatro, riscopre la curiosità verso il "diverso" e decide di perdersi nella cultura araba. Con particolare attenzione per i diritti umani, approfondisce le sue conoscenze a riguardo presso la SOAS di Londra. Scrive augurandosi di poter, un giorno, dare voce a chi oggi, purtroppo, voce non ha.