Dopo i fatti incresciosi di piazza San Carlo e la discussa ordinanza anti-movida, con annesse tensioni tra cittadini e Forze dell’Ordine, sono al centro delle polemiche tanto la figura di Chiara Appendino, da un anno Sindaco di Torino, quanto la logica sottesa ai provvedimenti.

È doveroso riportare che, durante il panico della finale di Champions League, come è noto si sono registrati un decesso e più di 1500 feriti ospedalizzati, dei quali esiste cioè una documentazione medica; a quanto risulta non era stata preventivamente disposta ed attuata una logica catena di comando in grado di gestire imprevisti, e per la grave leggerezza Chiara Appendino ha finora negato responsabilità da parte del Comune di Torino; sono arrivate le prime richieste di risarcimento danni da parte dei feriti; non era stata stipulata una polizza assicurativa che coprisse eventuali ferimenti, dunque è possibile un futuro coinvolgimento delle finanze comunali.

È necessario, per comprendere l’accaduto, fare dei paragoni con altri due eventi svoltisi nell’arco di una ventina di giorni intorno alla famigerata finale: il Salone del Libro, che tra il 18 ed il 22 maggio ha registrato circa 200.000 presenze tra il Lingotto ed altre zone di Torino, ed il Salone dell’Auto, che ha fatto registrare più di 700.000 presenze tra i viali del Parco del Valentino tra il 7 e l’11 giugno.
Vero è, innegabilmente, che tali manifestazioni hanno avuto luogo in luoghi e modalità diverse rispetto ai 30.000 che hanno affollato per qualche ora piazza San Carlo, ma vero è anche che pur nell’assenza di qualsivoglia restrizione per ragioni di sicurezza o di ordine pubblico non si sono registrati feriti né disordini, anzi: al più qualche sopportabile disagio al traffico.

Quanto accaduto la sera del 3 giugno è ciò che mette in moto la logica del barricare le stalle solo dopo la fuga dei buoi. L’ordinanza 46/2017, disposta nella settimana immediatamente successiva, ha vietato in due perimetri — a San Salvario, tra le vie Galliari (entrambi i lati), Nizza, Madama Cristina e corso Marconi (queste tre strade escluse); tra il centro e Vanchiglia le aree di piazza Vittorio Veneto, piazza Santa Giulia ed alcuni tratti di via nei dintorni e tra le due piazze — la vendita di alcolici in bottiglia di vetro tra le 20 e le 6 da parte di supermercati e minimarket, e nella medesima fascia oraria il consumo di alcolici da asporto fuori dai locali o dai dehors, e grazie anche ai poteri concessi dal Decreto Minniti-Orlando ai sindaci autorizzava a far rispettare le disposizioni, oltre alla Polizia Municipale, anche le Forze dell’Ordine propriamente dette.

L’ordinanza di Chiara Appendino, che pare rispondere con la logica della paura totale alla minaccia del vetro abbandonato sui marciapiedi, è stata da molti giudicata emotiva, proibizionista, incompleta, immotivata e priva di logica. Una delle obiezioni, ad esempio, è che le bottiglie potrebbero essere buttate negli appositi cassonetti, preferibilmente della raccolta differenziata, se solo ce ne fossero in numero sufficiente, e si potrebbe così facilitare il compito di pulizia delle strade. Altre obiezioni riguardano gli orari, giudicati eccessivi, i luoghi oggetto dell’ordinanza (mancano ad esempio l’area del Quadrilatero Romano o della Gran Madre, con target economicamente più ricchi, ma anche i Murazzi, sul Po), la carenza di motivazioni fondate, la logica delle scelte fatte — o non fatte — e persino l’esistenza stessa dell’ordinanza.

Ad ora i risultati sono stati due: lo spostamento della movida universitaria da San Salvario a Santa Giulia ed altre zone, dove possibile, per motivazioni dettate principalmente dal dover fare attenzione all’economicità di quanto si beve e le reazioni non benevole nei confronti di chi tenta di far applicare un’ordinanza assurda, ricambiate come noto con l’affetto dei manganelli dei reparti antisommossa tra i dehors devastati dei locali.

Un allarmismo senza logica alcuna ha portato anche alla blindatura di piazza Vittorio Veneto per i fuochi della festa di San Giovanni la sera del 24 giugno: il risultato del panico insinuatosi nella macchina amministrativa è stato quello, misero, di appena 26.000 presenze in piazza, a fronte del massimo consentito di 48.000 e delle 75.000 persone stimate nel 2016. Molte persone hanno preferito assistere allo spettacolo fuori dal recinto disegnato dal Comune, assiepandosi in piazze, ponti, argini e balconi. Il segno che qualcosa si è rotto nel rapporto con Chiara Appendino.

Fanno luce su un punto sottovalutato le parole di Franco “Tucci” Ponti, gestore di un locale a Milano, rilasciate a Vice nel 2013, all’epoca in cui la giunta arancione di Giuliano Pisapia promulgava alcune restrizioni alla movida milanese:

«Secondo me non è una soluzione, perché è vero che ci sono molti gestori di locali non completamente in regola — anche perché ci sono delle norme assurde — però d’altra parte avere i ragazzi nelle strade, paradossalmente, garantisce maggiore sicurezza. Ad esempio nella via del mio locale c’erano solo spacciatori e ladri, adesso la signora che torna dal cinema dopo mezzanotte secondo me è molto più contenta di trovarsi tre pirla fuori dal locale che schiamazzano piuttosto che due loschi figuri sotto casa.»

È un punto sul quale riflettere attentamente, poiché non solo l’ordinanza non ha allontanato la situazione di degrado causata dagli spacciatori, che già stazionavano nelle vie vicine e non interessate dal provvedimento della Appendino come via Ormea, ma ha riportato la situazione indietro di almeno dieci anni, quando Mario Borghezio e le sue camicie verdi facevano le ronde a San Salvario: spariti i giovani, sono ricomparsi — ed in numero impressionante — gli spacciatori, che possono vendere droga impuniti persino nell’androne adiacente il locale comando di Polizia Municipale; e la sicurezza tanto sbandierata non è nemmeno garantita, poiché né i Vigili Urbani, né la Polizia, né i Carabinieri presidiano il quartiere.

Il dubbio sorge allora spontaneo nelle menti dei torinesi: secondo quale non chiara logica la Questura schiera i reparti antisommossa per le cene del sabato sera in Santa Giulia ma non interviene con altrettanta solerzia per l’irrisolta questione dello spaccio in San Salvario? Secondo quale logica Chiara Appendino, in quanto Sindaco di Torino, e la sua giunta non governano il territorio utilizzando la logica dell’approccio razionale a problemi risolvibili anche senza limitare le libertà di tutti e senza reprimere con la violenza, facendosi annebbiare dal terrore?

Simone Moricca

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