A metà tra Blue Whale e Realtà Aumentata, Nerve racconta la storia dei giovani, dei nostri giovani, alle prese con un contesto sempre più tecnologico e perennemente connesso.
Non è un film perfetto, ma perfettamente adeguato ai nostri tempi.

Con Nerve si denuncia la pervasività e l’invadenza dei social nella nostra vita, si evidenzia l’assottigliamento della coscienza in risposta alle proprie azioni quando questa è filtrata/mediata/rarefatta dagli smartphone che rendono drammaticamente il tutto più impersonale e assolvibile.

nerve roberts

Un Black Mirror in salsa teen drama, solo meno nichilista e molto più prosaico, consapevole che un lieto fine – in fondo – ci può essere. Il suo obiettivo non è quello di provocare, rappresentando pornograficamente l’inevitabile e nefasta deriva a cui la tecnologia ci porterà. No, Nerve mostra l’incapacità dell’uomo di adattarsi al nuovo contesto della vita sociale, riconfigurato elettronicamente, plasmato e scandito ad immagine e somiglianza degli smartphone, del qui ed ora, della popolarità istantanea, negata a nessuno, dove l’immagine e la presentabilità pubblica contano più di qualsiasi altra skill. E lo fa, cercando un unico colpevole: i giovani. Ma non perché i giovani di questa generazione siano più stupidi, immaturi o lavativi di quelli del passato, ma perché sono coloro che per primi hanno affrontato la rivoluzione mediale e comunicativa di questo nuovo mondo, perché nati e costretti a vivere in osmosi con la tecnologia, cosa che ha modulato, in definitiva, i loro (ma anche i nostri) modi di approcciarsi all’altro, al mondo, ma soprattutto a loro stessi.
Giovani come “colpevoli innocenti” del nostro mondo. Perdonate l’ossimoro ma difficilmente si può rendere l’idea con altre parole.

Ma è un film con qualche confusa e accennata traccia cyberpunk: seppur ambientato in un futuro molto prossimo (2020), lo smartphone è presentato come parte del nostro corpo, protesi (in quanto non più identificabile come “accessorio”) della nostra quotidianità che lascia tagliati fuori tutti coloro che non vi convivono in simbiosi. Non averlo è un handicap, si è sempre un passo indietro agli altri, si instilla l’idea che non essere perpetuamente connessi possa risultare deficitario o addirittura controproducente.
Anche sul lato estetico troviamo tracce del genere futuristico, basti pensare alla New York dipinta come un Hong Kong del futuro con accecanti e – spesso eccessive – luci al neon, ma funzionali al tipo di narrazione.

nerve film

Passando al lato recitativo, i protagonisti del film sono gli affascinanti Dave Franco ed Emma Roberts, performance condivisa più che buona, esaltata sicuramente dalla loro bellezza non esagerata, ma schizofrenica, cioè dettata da lineamenti molto decisi e da espressioni facilmente alienabili.

Insomma, tante buone idee, una denuncia icastica e ben raccontata, con una retorica cinematografica leggera e di presa facile. Peccato per gli ultimi 20 minuti della pellicola dove i dialoghi si appiattiscono incomprensibilmente e dove  le scelte di sceneggiatura sono discutibili seppur “in linea” con lo stile dato al film.

Resta la fastidiosa sensazione che i registi (sì, sono due, gli stessi di Paranormal Activity e Catfish) abbiano avuto fretta di chiudere la produzione, lasciando un film per ¾ molto curato e dovizioso nei dettagli ma poi abbandonato e terminato frettolosamente proprio nel momento culminante.

In sintesi, Nerve è un prodotto che pur dichiarando un’identità frivola e leggera spicca per sensibilità e attinenza al reale. Non cerca la poetica, anzi, la repelle. Ma questo è il suo punto di forza. Non avesse avuto la caduta di stile nel finale, forse, se ne sarebbe parlato per arco di tempo dilatato rispetto a quello della mera messa in onda nelle sale.

Enrico Ciccarelli