Vhelade propone al grande pubblico il suo debut album “Afrosarda“, rendendo omaggio alle sue origini, la Sardegna e l’Africa. Un anno fa ci aveva anticipato già qualcosa, nell’intervista in cui presentava il singolo Oro Nero, contenuto in questo nuovo lavoro discografico.

Vhelade ha lavorato a lungo a questo album, riuscendo a mettere in rete esperienze e sensazioni, trasformandolo in uno scrigno di ricordi e di sogni in cui emerge la voce di suo padre, la passione per la politica e la voglia di trasmettere un messaggio d’amore. Vhelade non è solo l’interprete della moderna versione di “Sei Bellissima, passata alla cronaca per una fortunata pubblicità, la voce del Chiambretti Night, l’attrice di alcune pellicole cinematografiche; è una cantantautrice italiana che lo scorso anno ha girato l’Europa ed il Medio Oriente esportando un prodotto musicale ricercato e raffinato.

Tu sei autrice di tutti i brani presenti in questo lavoro di debutto, insieme al tuo co-produttore Merigo. Sono 14 tracce in cui racconti la tua filosofia.
Vhelade: «La mia filosofia è semplicemente la mia vita, il mio vissuto e le esperienze che ho raccolto e maturato nella mia esistenza. In questo disco parlo principalmente di amore, di uguaglianza, di fine e di inizio, di madre terra, di unione (inteso come razza umana), di religione. Cerco di scrivere la mia visione del tutto, una parte almeno, fino ad adesso.»

A chi hai dedicato questo album?
Vhelade: «A tutte le persone che lo ascolteranno. E’ stato fatto per loro.»

“13 Luglio” è un brano con una matrice orwelliana. Inserisci nell’incipit un parlato in cui dici: “Io a modo mio, non credo in dio” – un refrain che si ripete più volte.
Vhelade: «Il brano si apre con delle frasi, un discorso, prima in arabo e poi, tradotto con la mia voce, in italiano. E’ un discorso antireligione fondamentalmente, che spiega molto bene anche quello che volevo comunicare nella canzone. Parlo della mia visione della religione e del lavaggio del cervello che il sistema fa sulle persone e su come riesce a manipolarle.»

Un altro brano che ho trovato significativo è “I miei eroi”. Dici: “Grazie a loro ho capito che dovevo remare contro”. Chi sono questi eroi e cosa fanno per essere definiti tali?
Vhelade: «I miei eroi sono tutte quelle anime, persone, entità che si sono incarnate in questa dimensione e che hanno dedicato la loro vita come martiri al messaggio di amore. Posso dirti da Michael Jackson, a Prince, a Malcom X, a M. L. King, ma allo stesso tempo alle maestre delle elementari, alle persone invisibili. Persone che hanno avuto una vita difficile e che portano avanti questa macchina, che se non fosse per loro non si potrebbe andare avanti.»

Cosa pensi della questione relativa allo Ius Soli?
Vhelade: «Io sono nata in Italia. Da quando sono nata mi trovo in questo paese, nel mio paese, ed è l’unico paese al mondo in cui devo spiegare o giustificare di dove sono. L’unico posto in cui mi chiedono “Di dove sei?”. Sono trent’anni che sento queste cose e mi sembra assurdo che nel 2017 ancora si facciano questi discorsi e si facciano queste discriminazioni… Peggio degli anni ’80 in un certo senso. Vorrei non dare neanche energia a queste questioni. Mi fanno male».

Sara C. Santoriello

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