Il Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, ha annunciato il potenziamento dell’impianto di termovalorizzazione di Acerra con la costruzione di una quarta linea.

Il progetto, già elaborato tempo fa, è stato oggetto di frequenti scontri politici tra Regione e Governo e definitivamente approvato durante il vertice per l’attuazione del “Piano Rifiuti Regionali” presieduto da De Luca, Boschi, Galletti e De Vincenti. Per sostenere i livelli di smaltimento di rifiuti da raggiungere entro il 2019 (previsti nel PRGRU) è stata abbandonata l’ipotesi di costruzione di un nuovo termovalorizzatore sull’asse Roma-Napoli e deciso il potenziamento dell’impianto di Acerra.

In perfetta continuità con la politica di Caldoro si pone De Luca, incline più ad un’ulteriore industrializzazione dell’area acerrana piuttosto che ad una reale opera di bonifica.

Acerra è un territorio martoriato e avvelenato; soltanto nei pressi della località Pantano sorgono tre imprese che creano un effettivo triangolo della morte: il termovalorizzatore “A2A Ambiente S.p.a.”, la centrale termoelettrica “Fri-El Acerra” e l’industria chimica “Ngp S.p.a.”.

Come se non bastasse, nel 2014 la società “ATR” dei Pellini presentò un progetto di espansione dell’area industriale e di potenziamento del piano di smaltimento dei rifiuti (progetto sospeso ma non bloccato), ed ora viene ufficializzata la costruzione di una quarta linea.

Il termovalorizzatore di Acerra è uno dei più grandi d’Europa, in grado di smaltire 600.000 tonnellate di rifiuti urbani, ma come tutti gli inceneritori produce a sua volta rifiuti da smaltire.

Nel 2016 l’ISPRA ha registrato la produzione di “172.000 tonnellate l’anno di sole ceneri da smaltire” (rapporto ISPRA 2016) per cui occorrono impianti specifici di cui la regione Campania non dispone. Furono anche predisposti piani di costruzione di tali impianti e tra le ditte candidate all’appalto figurava anche quella dei Pellini, poi condannati per smaltimento illecito di rifiuti tossici nel “processo Carosello”.

Il problema è quanto mai attuale poiché lo smaltimento delle ceneri di scarto del termovalorizzatore acerrano non è monitorato nei dati dei rapporti ISPRA: ceneri altamente nocive che si disperdono nel nulla, nel silenzio o probabilmente nei regi lagni e nei campi.

Ricordiamo che, prima del subentro della società “A2A Ambiente S.p.a.”, la gestione del termovalorizzatore di Acerra era affidata alla ditta dei Pellini, la quale innescò la tecnica del cosiddetto “giro bolla”.

Il “giro bolla” era una tecnica finalizzata ad eludere la corretta qualificazione dei rifiuti: rifiuti provenienti prevalentemente da Nord Italia (ma non solo) raggiungevano gli impianti acerrani dei Pellini, ivi avveniva la sostituzione dei codici e il cambio di tipologia, da “pericolosi” a “non pericolosi”. Sminuitane la pericolosità e catalogati come cumulo di “terra e rocce” venivano sversati nelle cave di Acerra, Qualiano, Giugliano.

Sulla questione ha indagato il magistrato Maria Cristina Ribera, analizzando soprattutto la rete di coperture sotto cui agivano i Pellini, riuscendo a provare che fossero coinvolti i funzionari comunali per le autorizzazioni irregolari.

Ribera afferma che “alcune delle società coinvolte nell’inchiesta risultano tuttora operative e il sequestro ha riguardato soltanto una parte degli impianti usati per gli sversamenti. Il traffico di rifiuti è ancora in corso”.

Nel frattempo nel territorio insalubre si registra un picco di patologie tumorali tra la popolazione, che testimonia esserci “una coltre oleosa sul fogliame degli alberi di Acerra”. Territori resi velenosi e portatori di malattie: dalla discarica Pellini di Acerra alla ex-Pozzi di Calvi Risorta, dalla discarica di Caivano all’ex-resit di Giugliano e quant’altro.

Nell’intricato labirinto di vittime e carnefici, gli eventi ci testimoniano che solo la partecipazione democratica dei cittadini alla vita politica e sociale ha condotto a risultati effettivi; basti ricordare il presidio dei cittadini di Acerra per impedire che l’inceneritore smaltisse le ex eco-balle, conclusosi con la vittoria della battaglia popolare.

Antonio Gramsci nel 1917 aveva già individuato la chiave del problema scrivendo: “Ciò che avviene non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare, lascia promulgare leggi che poi solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. La fatalità non è altro che apparenza illusoria di questa indifferenza”.

Melissa Aleida