In poco più di tre mesi un’epidemia di colera si è diffusa a macchia d’olio nello Yemen, già sottoposto a due anni di bombardamenti sauditi che hanno ridotto il Paese in ginocchio. Più di 200.000 i casi colerici sospetti, che aumentano di giorno in giorno, di 5.000 in 5.000: si parla già di più di 1.300 morti, un quarto di essi sono bambini.

L’ormai diffusa epidemia di colera è l’ultima piaga che si è abbattuta sullo Yemen nella seconda metà di marzo. Non una casualità, ma la naturale conseguenza di due anni di conflitto armato, di bombardamenti e massacri di civili. In un comunicato stampa rilasciato il 24 giugno, Anthony Lake, il direttore esecutivo di UNICEF, e Margaret Chan, direttrice generale dell’OMS (WHO per gli anglosassoni), non fanno sconti alle responsabilità belliche saudite, ma soprattutto riportano dati e cifre allarmanti. Nel pressoché totale silenzio mediatico, più di 14,5 milioni di persone non hanno accesso regolare ad acqua e servizi igienici, il sistema sanitario è collassato e i primi ad essere vittime di questo terrificante stato delle cose sono — come spesso accade — i bambini, denutriti e più vulnerabili alla contrazione di malattie.

Dal 2012, le pressioni dell’Arabia Saudita hanno imposto il ritiro a vita privata di Ali Abdullah Saleh, che aveva guidato il Paese mediorientale per più di trent’anni, e lo Yemen è diventato teatro di conflitti interni che hanno avuto origine negli anni ’90, nel periodo dell’unificazione tra Repubblica Araba dello Yemen e Repubblica Democratica popolare dello Yemen. I conflitti locali sono sfociati nel 2015 in una violenta guerra civile, i cui protagonisti non sono solo yemeniti, ma soprattutto potenze internazionali: in primis Arabia Saudita e Iran. Per sconfiggere le forze fedeli all’ex-Presidente Saleh e sostenere il neo-eletto Abdel Rabbo Monsour Hadi, le bombe saudite si abbattono da due anni senza sosta sullo Yemen, senza risparmiare obiettivi civili e bambini. Dal marzo 2015 ad oggi la guerra ha causato oltre 16.000 morti, dei quali più di 10.000 sono civili, e un’epidemia di colera che non sembra facilmente contenibile.

Peggio di una guerra civile: l'epidemia di colera sta devastando lo Yemen
Peggio di una guerra civile: l’epidemia di colera sta devastando lo Yemen

Nel silenzio dell’Occidente, che stringe proficui affari economici con l’Arabia Saudita, principale acquirente di armamenti di ogni tipo, nel 2016 i diplomatici di Riad convinsero la maggioranza degli Stati del Consiglio ONU a negare l’istituzione di una commissione internazionale sui crimini di guerra in Yemen. Oggi, la situazione è più che mai drammatica.

Dal 10 maggio, quando è stata pubblicata da Medici Senza Frontiere la cartina con l’infografica qui sopra, l’epidemia di colera ha continuato a diffondersi senza tregua. Le organizzazioni umanitarie devono sostituirsi al sistema sanitario yemenita, totalmente collassato e impossibilitato a offrire servizi e assistenza. Il personale medico locale, esiguo, non percepisce salario da più di un anno e per sopravvivere e mantenere le proprie famiglie ha dovuto cercare altre occupazioni, rendendo così ulteriormente più inservibili le strutture ospedaliere. Gli appelli di MSF si sono susseguiti nel corso di maggio e giugno, senza riuscire tuttavia ad ottenere adeguata copertura mediatica e, men che meno, ad arginare la diffusione dell’epidemia di colera.

Dal 30 marzo, quando sono stati evidenziati i primi casi di contrazione della malattia nell’ospedale Abs Rural, nel governatorato di Hajja, i volontari di Medici Senza Frontiere hanno trattato più di 12.181 pazienti. Ma non è sufficiente. Le misure da prendere per contenere l’epidemia di colera devono riguardare il cibo e l’acqua, l’educazione sanitaria, per ridurre la malnutrizione ed evitare ulteriori contagi. A parlare è Vittoria Gherardi, infettivologa e responsabile medico di MSF Italia, che, come già sottolineato, evidenzia il netto collegamento tra la guerra che ha devastato lo Yemen e la diffusione a macchia d’olio di questa ennesima piaga infettiva. Tra le organizzazioni umanitarie si è mossa in tal senso anche UNICEF, che in un report del 28 giugno documenta il proprio sforzo per tentare di arginare l’epidemia di colera: 36.000 tonnellate di aiuti medici e kit per purificare l’acqua, centinaia di migliaia di bustine di sali per la reidratazione orale e altre forniture sanitarie.

Un servizio de Le Iene, riportato anche da MSF sulla pagina dedicata alle donazioni, ha dato visibilità anche in Italia alla drammatica situazione dello Yemen, dimenticando tuttavia di citare le bombe MK83. Un modello tutto nostro, prodotto dalla RMW Italia, con sede operativa nel cagliaritano: all’Arabia Saudita, nel 2015, il Ministero degli Esteri ha autorizzato la vendita di 5.000 ordigni di questo tipo. Nel silenzio dell’Occidente, con le colpe dell’Occidente, lo Yemen è precipitato dalla guerra civile all’epidemia di colera.
Forse qualche responsabilità è anche nostra, italiana.

Andrea Massera

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