Alle 7:00 di questa mattina una ventina di persone, prevalentemente appartenenti alla campagna “Magnammece O Pesone”, hanno fatto irruzione nel Palazzo San Giacomo di Napoli (sede del municipio), occupandone il primo piano.

Le artefici dell’occupazione sono quasi esclusivamente donne (tra i venti e venticinque anni), che contestano all’amministrazione la mancata attuazione di un piano efficiente per sostenere l’emergenza abitativa che vede coinvolta la città di Napoli.

In questione, dunque, vi è il “diritto all’abitare” già sconvolto dal “Piano casa Lupi” (l. 80/2014) che oltre a presentare profili incostituzionali, accentua il disagio sociale e la criminalizzazione di quanti si trovano in crisi economica.

Durante le tensioni e gli scontri due signore sono rimaste contuse ed è stato ferito un agente della polizia municipale.                         

Dopo una strenua resistenza da parte dei vigili urbani, gli attivisti hanno raggiunto il primo piano, appendendo uno striscione sulla balconata del Municipio che recita: “ Gli impegni presi vanno mantenuti. Diritto alla casa per tutti.” Nel frattempo le forze di polizia, in assetto antisommossa, cercano di sgomberare gli attivisti, ma la tenacia, l’ ostinazione e la rabbia rende difficile l’impresa.

L’azione del movimento “Magnammece O Pesone” ha l’obiettivo di sanzionare i ritardi dell’amministrazione nell’attuazione di politiche di welfare che vengono procrastinate da già tre anni, in seguito all’approvazione della delibera 1018/2014.

Altro punto discusso è la mancata apertura di una struttura per l’emergenza abitativa, programmata da due anni ma non ancora in funzione.

L’emergenza abitativa a Napoli è una priorità. Gli sfratti aumentano e la crisi economica incombe. L’urlo degli attivisti nasce da una necessità, da un disperato bisogno di giustizia che, talvolta, può condurre a gesti estremi.

Lo scorso 28 marzo le pattuglie della polizia municipale sgomberarono Andrea Esposito (disabile psichico) nella sua casa in via dei Tribunali, il quale imbracciando una bombola di gas urlò “Mi faccio esplodere, ho il diritto ad una casa. Non voglio uscire da qui senza avere un posto dove andare”. Senza contare gli sfratti degli immigrati e quelli che non fanno notizia, che avvengono al buio.

“La presa della Bastiglia napoletana” è un evento simbolico più che funzionale, è il rimedio ultimo utilizzato “da chi non ha voce” per farsi sentire. Il patrimonio pubblico in disuso abbonda ed è costituzionalmente garantita la riconversione di tale patrimonio ad uso abitativo, ma talvolta la sensibilità delle amministrazioni scarseggia e l’attenzione verso i bisogni sociali viene proiettata su altre questioni.

Il movimento “ MOP” dichiara “Nel giorno della cittadinanza a Diego Maradona questa azione vuole anche denunciare che la cittadinanza napoletana è nulla senza i diritti di cittadinanza, dai trasporti al reddito e per primo quello all’abitare.”

Da giorni proseguono le proteste del “MOP” congiuntamente ad altri movimenti di lotta come il “Comitato Vele” e il “Movimento disoccupati 7 novembre”. Il sindaco De Magistris si limita a dire che “Questa azione poteva essere risparmiata” e la definisce “un’aggressione inaccettabile”. “Inaccettabile”, però, è anche il termine che utilizzano gli attivisti del “MOP”, gli sfrattati, gli esclusi sociali, le anime vaganti della città o le vittime dei ritardi burocratici: “inaccettabile” è la condizione di una città estenuata da politiche d’austerità e da inefficienze amministrative secolari.

E’ previsto un incontro tra attivisti e Amministrazione comunale per le 14:00, al fine di ottenere risposte e soluzioni concrete e tempestive.

Per maggiori informazioni

Melissa Aleida

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Attivista. Antifascista. Studentessa di giurisprudenza. Presidentessa dell’Associazione “Omnia”. Credo che l’attivismo socio-politico, in specie l’interesse verso questioni collettive, sia l’unico modo per ricercare la giustizia laddove regnano soprusi, sia anche uno dei tanti modi per onorare la libertà: la lotta per ciò è continua e inarrestabile.